| PAKISTAN: POSSIBILE DESTITUZIONE PER IL PRESIDENTE MUSHARRAF |
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| 12/08/2008 | |
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12 ago. - Per il generale Pervez Musharraf sembra
avvicinarsi l'ora della resa dei conti, ma non è detto che i suoi
oppositori, fra i quali primeggia il vedovo della sua antica rivale
Benazir Bhutto, riescano a costringerlo a lasciare la carica di
presidente del Pakistan.
Lunedì 11 agosto il parlamento pachistano si è riunito per decidere l'avvio della procedura di impeachment nei confronti di Musharraf colpevole, secondo i partiti di maggioranza, di reati gravissimi.
A dare l'avvio al procedimento è stata l'assemblea del Punjab, la provincia con capoluogo Lahore, che ha votato, con 321 voti a favore e 25 contrari, una risoluzione nella quale si chiede al presidente di presentarsi in parlamento per il voto di fiducia, preludio alla messa in stato di accusa.
Gli oppositori di Musharraf, con in testa Asif Ali Zardari, vedovo di Benazir Bhutto e copresidente del partito del popolo pachistano, e Nawaz Sharif, ex primo ministro e leader della lega pachistana musulmana-N, sostengono che Musharraf deve essere mandato via perchè si sarebbe, tra l'altro, indebitamente appropriato di una ingente parte dei finanziamenti che gli USA hanno dato al Pakistan per la lotta al terrorismo.
Tutto questo rende la situazione nel Paese molto incerta e tesa, soprattutto dopo che si è diffusa la notizia del video lanciato dal numero due di Al Qaida, Al Zawahri (secondo quanto reso noto dalla società di intelligence IntelCenter) che ha invitato il Pakistan alla guerra santa, lamentando la scelta del governo di vicinanza agli americani e chiedendo alla popolazione di sostenerlo.
A questo proposito continuano gli scontri: 50 combattenti filotalebani sono rimasti uccisi durante un attacco contro due postazioni di sicurezza nelle zone tribali alla frontiera con l'Afghanistan. «I talebani hanno lanciato un'importante offensiva contro le postazioni di Tor Ghundi e Iskandro. Le forze di sicurezza li hanno neutralizzati uccidendo venti ribelli», ha indicato un responsabile militare.
La situazione è dunque molto vulnerabile: la coalizione di maggioranza, guidata dal Ppp, ha bisogno del supporto di almeno 295 dei 442 membri della camera per poter iniziare la procedura che dovrebbe servire a mandare in breve a casa il presidente. Al momento i voti certi su cui può contare la coalizione sembrano essere 250. Non tutti i giochi sembrano dunque essere fatti e Musharraf pare convinto di avere ancora qualche asso nella manica.
La Lega Pakistana Musulmana-Q ha deciso di dare il suo supporto al presidente se questi dovrà difendersi in caso di impeachment. Asif Ali Zardari, principale promotore della causa anti-Musharraf, è convinto che ormai non ci sia altra via all'impeachment, soprattutto dopo i continui rifiuti del presidente pakistano di dimettersi spontaneamente per evitare l'umiliazione di una destituzione ufficiale, la prima, se verrà confermata, a verificarsi nella storia del paese.
Le accuse rivolte dalla coalizione di maggioranza a Musharraf verranno specificate nei prossimi giorni in un dossier che potrebbe essere più lungo di 100 pagine. «Il nostro grande vecchio Musharraf non potrà far passare sotto silenzio il miliardo di dollari all'anno che gli americani hanno dato al Paese come sostegno all'esercito - ha dichiarato Zardari in un'intervista al Sunday Times - l'esercito ha avuto solo 250-300 milioni, ma dov'è finito il resto? Stiamo parlando di 700 milioni di dollari all'anno che mancano. Somma che è stata presa da Musharraf per altri scopi e che noi dobbiamo scoprire quali sono».
In base alla procedura prevista dalla Costituzione, per poter avviare l'impeachment contro Musharraf occorre il 50% dei voti in Senato o nell'Assemblea Costituente. Una volta votato l'impeachment, Musharraff avrà tre giorni per difendersi. Non prima di sette giorni e non oltre 14 giorni una Commissione congiunta del Senato e dell'Assemblea dovrà poi riunirsi per investigare sulle accuse.
Se la Commissione congiunta si pronuncerà contro Musharraff decretandone la colpevolezza, occorreranno, infine, i due terzi dei voti favorevoli in entrambe le camere del Parlamento per poter completare la complessa procedura e arrivare alla destituzione del Presidente. (unita.it)
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