| PAKISTAN: TRA INCERTEZZA E SANGUE IL 67% CONTENTO DI DIMISSIONI MUSHARRAF |
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| 20/08/2008 | |
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20 ago. - Si apre tra sangue, instabilita'
e incertezza il dopo Musharraf. All'indomani dell'annuncio delle
dimissioni da parte dell'ex presidente pachistano Pervez
Musharraf, i due principali partiti, la Lega musulmana
pachistana-N dell'ex primo ministro Nawaz Sharif e il Ppp del
vedovo della Bhutto, Asif Ali Zardari e di suo figlio Bilawal,
si trovano ad affrontare un momento di impasse, divisi su
questioni politiche di fondo e incapaci, almeno sinora di
trovare una soluzione o quantomeno un compromesso.
Quella di oggi e' stata una giornata di riunioni fiume che
pero' non hanno portato a nulla. Sullo sfondo un paese agitato
dall'imperversare dei terroristi specie nelle zone di confine e
scosso da continui attentati. L'ultimo oggi, quando oltre venti
persone sono rimaste uccise per l'esplosione di un ordigno
nell'ospedale di Dera Ismail Khan, nel Pakistan nord
occidentale, al confine con le zone tribali.
L'ordigno e' esploso quando un gruppo di persone si e'
riunito nei pressi dell'ospedale per protestare per l'uccisione
di un leader sciita che era poco prima stato colpito a morte e
che era stato trasportato proprio in quell'ospedale.
E ieri
notte almeno venti militanti islamici sono stati uccisi in
scontri con le forze di sicurezza pachistane a Bajur, roccaforte
dei taleban ai confini con l'Afghanistan.
L'attentato di oggi e' stato rivendicato dal portavoce locale
dei Taleban, Maulvi Umer, che ha detto che attacchi suicide del
genere continueranno fino a quando non smetteranno le operazioni
dell'esercito pachistano nello Swat e in altre aree della North
West Frontier Province, la provincia di nord ovest al confine
con l'Afghanistan.
Sul versante politico non si trova un accordo su problemi
quali la restaurazione dei giudici deposti proprio da Musharraf
e il destino di quest'ultimo, e l'elezione del suo successore.
Per questo ruolo, da un lato sembra che il candidato ideale
possa essere Nawaz Sharif, ma dall'altro il Ppp non pare
disposto a cedere, come ieri ha ribadito Bilawal Bhutto.
In gioco anche un esponente della Nwfp, per tentare di tenere
unito il paese, e la sorella di Zardari, che ha preso il posto
di Benazir Bhutto in parlamento.
Le divergenze maggiori sembra siano sulla questione dei
giudici rimossi da Musharraf. La lega pachistana musulmana-N
vorrebbe che i giudici tornassero al proprio posto subito, senza
ulteriori indugi e senza troppe formalita' mentre il Ppp di Asif
Ali Zardari propenderebbe per una procedura diversa, seguendo la
costituzione. Zardari e' infatti piu' cauto, preoccupato forse
anche dell'eventuale rientro del giudice Chaudry, oppositore di
quel Nro (National Reconciliation Order) che aveva permesso
proprio alla Bhutto e a Zardari di tornare in Pakistan.
L'incertezza politica, la mancanza di un solido terreno
comune, rende dunque il paese estremamente fragile, in cui
restano dubbi anche su quello che sara' il futuro di Musharraf.
Mentre dall'Arabia Saudita giunge una smentita che l'ex
presidente starebbe per trasferirsi a Gedda, il Daily Telegraph
ha oggi affermato che corrono voci che potrebbe essere proprio
Londra la prossima destinazione di Musharraf.
Intanto non e' ancora chiaro se all'ex presidente verra' o
meno concessa l'immunita' o se dovra' comunque affrontare un
processo per tradimento. Anche su questo non vi e', a quanto
pare, ancora consenso. Stamane un gruppo di parlamentari ha
chiesto che Musharraf affronti un ''processo chiaro e
trasparente'' e che non lasci il paese. Ipotesi questa non
appoggiata dai sostenitori dell'ex presidente, i membri della
lega pachistana-Q, e in parte forse anche dal Ppp, che
propenderebbe per lasciare la decisione finale su Musharraf al
parlamento.
Mentre continuano i festeggiamenti per le strade per le
dimissioni di Musharraf, un sondaggio ha rivelato che il 67% dei
pachistani sono contenti che il generale-presidente Musharraf
sia andato via, e il 65% lo vorrebbe sotto processo. (Ansa)
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