| PARAGUAY: CON IL 40,83% E' FERNANDO LUGO IL NUOVO PRESIDENTE |
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| 21/04/2008 | |
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21 apr. - Fernando Lugo, un vescovo sospeso a divinis e vicino
alla Teologia della liberazione, ha vinto le elezioni presidenziali
svoltesi ieri in Paraguay con il 40,83% dei voti, ponendo fine alla
continuità politica che per 61 anni ha permesso ai "caudillos" del
Partito Colorado di susseguirsi al potere in un Paese che, insieme alla
Bolivia, è il più povero del Sudamerica.
Quando il computo delle schede
è giunto al 92% dei seggi, il Tribunale superiore della giustizia
elettorale (Tsje) ha ufficializzato la vittoria di Lugo, con oltre 10
punti sulla candidata governativa, Blanca Ovelar (30,72%), e quasi 20
sull' ex generale e "colorado" dissidente, Lino Oviedo (21,96%).
Alla Ovelar non è restato che riconoscere la vittoria di Lugo, mentre il centro di Asuncion veniva invaso dai militanti in festa dell'Alleanza patriottica per il cambiamento (Apc, di centro-sinistra).
Una festa che si è protratta fino a tarda notte da molti vista come una catarsi dopo tanti decenni di immobilismo che hanno trasformato il Paraguay in una terra di corruzione, povertà, emigrazione e disoccupazione.
E davanti al Pantheon patrio il neo-eletto presidente, il 53.mo nella storia del Paese, ha ribadito il suo impegno per i poveri e gli umili, promettendo di lottare perché il popolo paraguaiano sia conosciuto "per la sua onestà e non per la sua corruzione".
Anche Oviedo ha riconosciuto il successo di Lugo, come anche il capo di Stato uscente, Nicanor Duarte Frutos, che ha promesso di collaborare per facilitare il 15 agosto una transizione normale, assicurando cinque anni di opposizione.
Con Lugo per la prima volta al mondo che sale ai vertici di uno Stato una personalità che per la Chiesa è un vescovo a tutti gli effetti, nonostante la sospensione a divinis che gli ha permesso, in base alla Costituzione paraguaiana, di candidarsi.
Il presidente della Conferenza episcopale paraguaiana (Cep), mons. Ignacio Gogorza, ha ammesso che di questa questione così delicata "si occuperà personalmente papa Benedetto XVI".
Era l'outsider ed il grande favorito delle presidenziali in Paraguay, ed ha mantenuto le sue promesse. Candidato quasi per scherzo di una eterogenea coalizione di centro sinistra che va dai liberali ai comunisti, l'Alleanza patriottica per il cambiamento (Apc), l'ex vescovo di San Pedro e per la chiesa vescovo a tutti gli effetti, Fernando Lugo Mendez, ha 56 anni.
Nel febbraio 2007 fu sospeso a divinis dal Vaticano, a seguito di una sua lettera del Natale precedente in cui comunicava la sua decisione di candidarsi.
Nato in una umile famiglia vicina al Partito Colorado a San Pedro del Parana, 400 chilometri a sud di Asuncion, Lugo non ha mai potuto dimenticare che suo padre fu arrestato una ventina di volte e tre suoi fratelli furono torturati ed espulsi dal paese perché contrari alla dittatura del generale Alfredo Stroessner.
Anche suo zio Epifanio Mendez Fleitas fu un noto caudillo, nemico dell'allora dittatore.
Ordinato sacerdote, nel 1977 si trasferì per cinque anni in Ecuador dove lavorò con mons. Leonidas Proano e partecipò ad un coordinamento della "Chiesa dei poveri" legato alla Teologia della liberazione (Tdl).
Rientrato in Paraguay, fu espulso dalle autorità perché considerato "pericoloso per la pace sociale" e questo lo portò a Roma dove si dedico a studi teologici.
Nel 1994 fu nominato vescovo di San Pedro Apostol, la diocesi che gli ha dato i natali e che lo ha convinto ad entrare in politica.
E' stato leader del movimento Tekojojà (nella lingua guaranì, Uguaglianza), attorno a cui ha organizzato l'Apc, coalizione di 12 fra partiti e movimenti politici e sociali di centro-sinistra.
Lugo viene chiamato il "vescovo dei poveri" per il suo passato in Ecuador e per aver guidato nel marzo 2006 una manifestazione popolare di 40.000 persone contro il governo del presidente Frutos.
Questo gli ha attirato gli strali governativi.
Il capo dello Stato uscente e vari responsabili 'colorados' lo hanno accusato di molte cose, dall'aver protetto il gruppo che ha sequestrato ed assassinato Cecilia Cubas, figlia dell'ex vicepresidente Raul Cubas, all'essere sensibile alle argomentazioni e all'aiuto finanziario del presidente venezuelano, Hugo Chavez. (ANSA)
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