| PD-DALEMIANI: IL PD HA PERSO UN MILIONE E MEZZO DI VOTI |
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| 15/05/2008 | |
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13 Mag. - Dopo i "numeri" sciorinati a Montecitorio, anche nella severa auletta di Palazzo Madama Silvio berlusconi distilla gesti da uomo di spettacolo: mentre parla il "vice-premier ombra" Enrico Morando, il presidente del Consiglio ascolta, accumula appunti, annuisce ripetutamente e platealmente, perché tutti se ne accorgano.
E appena gli è possibile, Berlusconisi avvicina a Morando e gli dice: "Ho preso appunti, ma intendo rileggermi il suo intervento perché ho ascoltato passaggi di particolare interesse su diverse questioni come la contrattazione di secondo livello...". Il linguaggio del corpo parla chiaro: governo e Pd fanno di tutto per capirsi, avvicinarsi, intendersi. E dietro le quinte -se possibile- si fa ancora più sul serio. Domani, quando Silvio Berlusconi e Walter Veltroni si incontreranno, hanno intenzione di discutere e chiudere un accordo da concretizzare nei prossimi 10 mesi, quelli che precedono le elezioni europee del 2009. Il lavoro preparatorio degli "sherpa" ha consentito di avvicinarsi ad un'intesa su tre materie strategiche: la nuova legge elettorale per le elezioni europee, il congelamento degli attuali assetti della Rai, una riforma dei regolamenti parlamentari che da una parte consenta un più rapido iter legislativo e dall'altra parte permetta un riconoscimento formale del governo ombra. Certo, l'accordo non è chiuso e non è semplice, ma se si sbloccasse, avrebbe ragione Berlusconi a definirlo "storico". E che si sia già abbastanza avanti, il presidente del Consiglio lo ha confidato ieri mattina ad alcuni deputati di Forza Italia: "Cambieremo la legge per le Europee, ne ho già parlato con Veltroni, c'è un'intesa in questo senso e c'è tutto il tempo per farlo". Il partito di Berlusconi e Fini, quello di Veltroni e la Lega sono a un passo dall'intesa, perché la tagliola di uno sbarramento finirebbe per spazzare via anche alle Europee (che finora si sono svolte col sistema proporzionale puro) tutti quei piccoli partiti (La Destra di Storace, l'MpA, la Dc di Rotondi, il Pdci, i Verdi, ilPs, i Radicali, la Sinistra democratica, la stessa Rifondazione comunista) che aspettano l'appuntamento europeo per rinascere o giustificare la propria esistenza. Certo, il Pd preme per creare una soglia di sbarramento, tra l 3 e il 5%, ma nel centrodestra circolano ipotesi diverse. Si racconta che Berlusconi sarebbe per uno "sbarramento alto" e l'abolizione delle preferenze, mentre il ministro leghista Roberto Calderoli sostiene "Si potrebbero anche ridisegnare i collegi elettorali", producendo comunque un effetto-sbarramento. Ma la vera sorpresa è un'altra: tra Berlusconi e Veltroni potrebbe scoppiare un'intesa sul governo della Rai. Due le ipotesi in campo, entrambe clamorose. La prima, una revisione soft degli attuali assetti e in questo caso un ruolo di primissimo piano potrebbe essere assunto da Giovanni Minoli, gradito a sinistra ma forte di sostegni trasversali, rafforzati dalla campagna per la "riabilitazione" di Agostino Saccà. La seconda, caldeggiata dal Pd e sinora non osteggiata da Berlusconi ("Durante la campagna elettorale la Rai non ci ha danneggiato") è quella di congelare gli attuali assetti con la "scusa" di riscrivere la legge che nomina il CdA. Certo, c'è da fare i conti con Lega e An, ma Berlusconi lo ha detto ieri: "Dobbiamo porre fine ad una guerra ventennale in Rai, garantendo autonomia e libertà di informazione". Certo, nel frattempo Walter Veltroni dovrà guardarsi le spalle. Oggi, ben 31 giorni dopo le elezioni, la direzione del Pd discuterà dimensioni e cause della sconfitta. Proprio alla vigilia Massimo D'Alema nella sua "ItalianiEuropei" -una sorta di partito nel partito- ha convocato un seminario di analisi sui dati elettorali, al quale era presente anche Veltroni. La Ipso e la Swg, analizzando i flussi, hanno dimostrato che il Pd ha perso ben un milione e mezzo di elettori Ds e Margherita (andati all'astensionismo e su altre liste), mentre ne ha recuperati altrettanti da diverse provenienze, in gran parte dalla sinistra radicale. Questo ha consentito, alla fine, al dalemiano Nicola Latorre di commentare: "Non abbiamo recuperato abbastanza al centro. In sintesi? Abbiamo perso!". Dato arcinoto, il sottolinearlo ancora significa che la direzione di oggi non sarà una passeggiata per Walter Veltroni. (Fabio Martini) |
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