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16 Mar. - Dalle pagine del Giornale le considerazioni di Nicola Piepoli sui sondaggi. Non è esatto parlare, come fa qualcuno, di pareggio tra le due coalizioni; la distanza tra il Pdl è il Pd, secondo Piepoli, sarebbe infatti di quattro milioni di voti.
Caro lettore, gentile lettrice, una di queste sere ho
assistito a una trasmissione televisiva in cui si diceva, sondaggi alla mano,
che il Pd di Walter Veltroni è pressoché alla pari del Pdl di Silvio
Berlusconi.
Ebbene, io non so di che sondaggi si parli perché quelli che vedi riportati qui
e che in gran parte corrispondono a quelli riportati da Renato Mannheimer
venerdì scorso sul Corriere della Sera, sono di una tonalità tendenzialmente
diversa: indicano cioè che il distacco tra i due grandi raggruppamenti (Pdl e
Pd) è tendenzialmente rimasto lo stesso in queste ultime tre settimane.
Devi sapere che ciò che conta per noi ricercatori non sono i «numeri assoluti»,
sono le «tendenze». I numeri assoluti sono soltanto probabilità, mentre le
tendenze indicano la strada che possono prendere i numeri. E una strada
«orizzontale», cioè una tendenza «piatta», indica un distacco rimasto pressoché
lo stesso nel corso di tre settimane, distacco che ha forte probabilità di
continuare anche nei prossimi giorni.
Oggi come oggi, quindi, siamo sempre a una distanza virtuale tra Pdl e Pd che
oscilla, a seconda degli Istituti, tra 3.200.000 voti e 4.000.000 di voti alla
Camera dei deputati, la Camera
che veramente conta nell’immaginario degli elettori.
La campagna elettorale è scivolata quindi su una linea di assoluta banalità e
sarà difficile schiodarla da questa banalità per una ragione fondamentale: che
la campagna elettorale in questo momento non c’è.
Cominciamo dai fatti: oggi come oggi un italiano su tre è informato o cerca di
informarsi sulla campagna elettorale in corso. Questo significa, lo ripeto, che
la campagna elettorale non c'è. Perché non c’è? Mi puoi chiedere.
Per la semplice ragione che una campagna elettorale è fatta normalmente da
migliaia di candidati che vogliono farsi eleggere. In tempi normali i candidati
a Camera e Senato sono circa 15mila e ciascuno di loro cerca di far campagna
presso propri amici, parenti, aziende in cui lavora, sedi di partiti politici,
bar, trattorie, barbieri e via sciorinando, perché vuole avere le preferenze
con cui sarà effettivamente eletto.
L’attuale legge elettorale ha abolito le preferenze e i
singoli candidati sanno già, dal posto che i capi hanno loro assegnato in
lista, se saranno eletti o no.
Quindi, chi glielo fa fare a smuovere il tessuto sociale che una volta
smuovevano? A muovere la campagna sono interessati soltanto quel centinaio di
leader che vogliono veramente far vincere i loro partiti o farsi belli con i
«super leader» come portatori di energia per la parte politica loro assegnata.
Cento persone non sono quindicimila! E neanche possono essere sostituite dalla
massmediologia o dal web, che sono puri strumenti e hanno poco a che fare con
le infinite variabilità del territorio italiano.
Archiviata nell'assoluta banalità la campagna elettorale, ci sono due «non
banalità» che vorrei esaminare: l'eventuale non successo dell'estrema sinistra
(La Sinistra
Arcobaleno) e l'eventuale successo dell'estrema destra (La Destra).
Rinvio alla settimana prossima la Sinistra Arcobaleno,
e ti parlo oggi della Destra di Santanchè (e, non dimentichiamolo, di
Storace!).
Dunque, La Destra
starebbe salendo: era un punto e mezzo percentuale due mesi fa, e oggi sarebbe
circa il 3%.
Si tratta, non dimenticarlo, di una presenza probabile di 1.200.000 voti.
Un'immensità per chi è neonato come Storace. Ma l’ex presidente della Regione
Lazio ed ex ministro della Sanità nel terzo governo Berlusconi tanto neonato
non è!
È un politico nato, cresciuto ai tempi di Almirante quando il Movimento sociale
italiano (Msi) radunava tra il 6 e l’8% dei voti, e combattente fin dal primo
momento nelle borgate romane insieme a «er Pecora», cioè Teodoro Buontempo,
attualmente Deputato ex An, schieratosi recentemente con lui. Successivamente
come capufficio stampa del presidente di An Gianfranco Fini, ha acquistato
smalto e capacità comunicativa, migliorati nel corso degli anni e
nell'esercizio diretto del potere.
Ho «testato» più volte in tempi recenti il «bacino potenziale di utenza» della
Destra e il risultato è stato costante: circa l’8% degli italiani «potrebbe
anche votare» La Destra.
L'8% dei voti equivale a un partito virtuale di 3.200.000
italiani predisposti a questo specifico voto. Si tratta sostanzialmente
dell’antico Movimento sociale italiano, cioè la frangia dei sostenitori della
destra «dura e pura»
Ovviamente il tempo della campagna elettorale è troppo breve
perché questa virtualità prenda corpo, ma un po’ di corpo La Destra lo sta in ogni caso
prendendo. Non mi meraviglierei pertanto che l'attuale voto virtuale venga
confermato dal giudizio delle urne (anche se una battuta d'arresto è stata
inflitta a questo voto virtuale dal geniale inserimento nelle liste Pdl della
figura, a sua volta «dura e pura», di Giuseppe Ciarrapico, detto «Ciarra»). (Il
Giornale)
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