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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 19:39
RICERCA: POCHI I LETTORI IN ITALIA - 2 SU 3 NON ACQUISTANO LIBRI Stampa E-mail
09/05/2008
09 mag. - Quasi due italiani su tre non leggono libri. Lo rivela una ricerca Nielsen presentata oggi alla fiera del libro di Torino. In un Paese di pochi lettori (43,2% popolazione superiore ai 6 anni, secondo i dati Istat 2007) coloro che si dichiarano ''non lettori e non acquirenti di libri'' sono il 60% dei 48 milioni di popolazione adulta italiana ( superiore ai 14 anni): circa 29 milioni di individui! La categoria dei ''lettori/acquirenti'' - circa 14 milioni di persone - sono appena un terzo della popolazione. Ed e' su di essi che si regge tutta la filiera produttiva e distributiva del libro
libri_03_280x200.jpgEcco perche' in questi anni da parte di tutti gli operatori del commercio - di catena e ''indipendenti'' - vi e' stato un grande sforzo per rinnovare le formule commerciali al dettaglio: rifacimenti e riallestimenti del layout per rendere la libreria piu' vicina all'immagine degli altri punti vendita, spostamenti dai centri storico in direzione dei nuovi luoghi del consumo e del passaggio (centri commerciali in testa, stazioni, aeroporti, multiplex, ecc.).
Il mercato che gli operatori definiscono come ''trade'', vale a dire un insieme di canali e di formule di vendita, di format commerciali verso i quali si indirizzano oggi prevalentemente i comportamenti di acquisto del pubblico dei lettori e dei clienti di libri, vale per il 2007 1,370 miliardi di euro.
Il 44% di questa cifra e' realizzato dalle librerie tradizionali; il 32% dalle catene; il 21% dalla grande distribuzione organizzata (GdO).
Si segnala il 3%, ma con tassi di crescita a due cifre percentuali, il canale delle librerie on line. Nel complesso le librerie sia nelle sue forme piu' tradizionali che in quelle piu' moderne (multistore, franchising, librerie nei centri commerciali, nei diversi format che si vanno aprendo nei nuovi luoghi del consumo e del passaggio) rappresenta oggi in Italia oltre i tre quarti del trade.
Significa che la libreria - con la sua (maggiore o minore) capacita' di proporre ampiezza e profondita' di assortimento, servizi al cliente, accoglimento, ecc. - continua a conservare (magari con criticita' diverse tra catene e libreria a conduzione familiare) innegabili punti di forza e benefit percepiti dal cliente rispetto alle formule piu' evolute del commercio moderno. Una delle scommesse imprenditoriali sara' proprio quella di cercare di acquisire parte dei ''non acquirenti'', che non bisogna immaginare, avverte l'indagine, come non lettori ma come persone che, per ragioni diverse, ''fanno fatica'' a varcare la porta della libreria.
Si tratta di una sfida commerciale, che pero' e' anche una sfida culturale e sociale per tutti gli attori della filiera che sono chiamati a svolgere un ruolo. L'altra sfida e' la fidelizzazione (e la manutenzione) di chi e' gia' lettore e acquirente, in particolare di quella parte di lettori che sono deboli (il 31% della popolazione) e occasionali (un altro 18%)
. L'obiettivo e' renderli frequentatori e clienti un po' piu' abituali sia dei banchi libri della GdO (Grande distribuzione Organizzata) dove spesso per molti italiani avviene un primo contatto con il libro, sia delle librerie.
Tra coloro che entrano in libreria o in un multistore, la domanda non e' piu' solo quella di trovare i libri che cercano ma anche altri prodotti culturali: musica registrata, cinema.
Il 40% dei consumatori esprime una marcata multimedialita', e tra costoro si concentrano in particolare gli acquirenti di libri (il 34% ha comprato piu' di 7 libri).
Cosa porta all'acquisto e alla lettura'? Per un quarto la scelta e' determinata da motivazioni di mass market: esposizione, promozione, pubblicita', forse classifiche di vendita.
In questo cambiamento dei comportamenti di acquisto se con il 55% delle indicazioni predomina la scelta del libro da comprare per l'''interesse'' dell'argomento e per un 30% il ''nome dell'autore'', un quarto delle decisioni d'acquisto si collegano a motivazioni di tipo mass market: esposizione (9%), promozione (8%), pubblicita' (7%), a cui (forse) aggiungere un 6% di chi dichiara di aver comprato un libro per averlo visto tra i piu' venduti nelle classifiche di vendita.
Per il libro - piu' della musica e del Dvd - sembra essere importante la possibilita' di vederlo esposto sul punto vendita: 9% dei libri rispetto al 5% della musica e al 3% del video.
Lo stesso vale per le ''attivita' di promozione'' che sembrano far maggiore presa sull'acquirente di libri (8%) rispetto a quello di musica e cinema (entrambi con appena il 2%).
Spostamenti nei comportamenti si vedono esaminando da dove provengono i libri che si stanno leggendo: in primis dalle librerie, pur nella declinazione di formati che sono andate assumendo in questi anni.
Il 38% ricorre a questo canale, anche se il 22% fa riferimento alle forme e alle evoluzioni piu' moderne di questa forma di vendita (si compra il libro ma anche il format commerciale e i benefit che comunica) mentre il 16% a quelle piu' tradizionali.
Probabilmente una parte di quel 33% di lettori che afferma di leggere un libro che gli e' stato regalato si riferisce a un libro proveniente da un acquisto fatto in libreria.
I centri commerciali si collocano al secondo posto (18%) nella classifica tra i canali scelti. L'edicola, anche per effetto del rinnovamento in atto nel canale che riconferma il fatto che il cliente ''premia'' queste innovazioni commerciali, raccoglie un 16% di indicazioni a cui si puo' aggiungere un altro 12% che compra si' libri ma perche' allegati a riviste e giornali.
E' con questo cliente multicanale ma anche ''multiprodotto'' che dovranno sapersi misurare tutti gli operatori della filiera - conclude l'indagine - perche' sara' nella sfida da una parte di acquisire nuovi ''non clienti'', dall'altra di ''fare manutenzione'' su un cliente faticosamente conquistato che si giocheranno parte dell'andamento dei consumi culturali del nostro Paese e delle imprese editoriali e della distribuzione. (ASCA)
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