| RICERCA: POCHI I LETTORI IN ITALIA - 2 SU 3 NON ACQUISTANO LIBRI |
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| 09/05/2008 | |
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09 mag. - Quasi due italiani su tre non
leggono libri. Lo rivela una ricerca Nielsen presentata oggi
alla fiera del libro di Torino. In un Paese di pochi lettori
(43,2% popolazione superiore ai 6 anni, secondo i dati Istat
2007) coloro che si dichiarano ''non lettori e non acquirenti
di libri'' sono il 60% dei 48 milioni di popolazione adulta
italiana ( superiore ai 14 anni): circa 29 milioni di
individui! La categoria dei ''lettori/acquirenti'' - circa
14 milioni di persone - sono appena un terzo della
popolazione. Ed e' su di essi che si regge tutta la filiera
produttiva e distributiva del libro
Ecco perche' in questi
anni da parte di tutti gli operatori del commercio - di
catena e ''indipendenti'' - vi e' stato un grande sforzo per
rinnovare le formule commerciali al dettaglio: rifacimenti e
riallestimenti del layout per rendere la libreria piu' vicina
all'immagine degli altri punti vendita, spostamenti dai
centri storico in direzione dei nuovi luoghi del consumo e
del passaggio (centri commerciali in testa, stazioni,
aeroporti, multiplex, ecc.).
Il mercato che gli operatori definiscono come ''trade'',
vale a dire un insieme di canali e di formule di vendita, di
format commerciali verso i quali si indirizzano oggi
prevalentemente i comportamenti di acquisto del pubblico dei
lettori e dei clienti di libri, vale per il 2007 1,370
miliardi di euro.
Il 44% di questa cifra e' realizzato dalle
librerie tradizionali; il 32% dalle catene; il 21% dalla
grande distribuzione organizzata (GdO).
Si segnala il 3%, ma
con tassi di crescita a due cifre percentuali, il canale
delle librerie on line. Nel complesso le librerie sia nelle
sue forme piu' tradizionali che in quelle piu' moderne
(multistore, franchising, librerie nei centri commerciali,
nei diversi format che si vanno aprendo nei nuovi luoghi del
consumo e del passaggio) rappresenta oggi in Italia oltre i
tre quarti del trade.
Significa che la libreria - con la sua
(maggiore o minore) capacita' di proporre ampiezza e
profondita' di assortimento, servizi al cliente,
accoglimento, ecc. - continua a conservare (magari con
criticita' diverse tra catene e libreria a conduzione
familiare) innegabili punti di forza e benefit percepiti dal
cliente rispetto alle formule piu' evolute del commercio
moderno.
Una delle scommesse imprenditoriali
sara' proprio quella di cercare di acquisire parte dei ''non
acquirenti'', che non bisogna immaginare, avverte l'indagine,
come non lettori ma come persone che, per ragioni diverse,
''fanno fatica'' a varcare la porta della libreria.
Si tratta
di una sfida commerciale, che pero' e' anche una sfida
culturale e sociale per tutti gli attori della filiera che
sono chiamati a svolgere un ruolo. L'altra sfida e' la
fidelizzazione (e la manutenzione) di chi e' gia' lettore e
acquirente, in particolare di quella parte di lettori che
sono deboli (il 31% della popolazione) e occasionali (un
altro 18%)
.
L'obiettivo e' renderli frequentatori e clienti un po'
piu' abituali sia dei banchi libri della GdO (Grande
distribuzione Organizzata) dove spesso per molti italiani
avviene un primo contatto con il libro, sia delle librerie.
Tra coloro che entrano in libreria o in un multistore, la
domanda non e' piu' solo quella di trovare i libri che
cercano ma anche altri prodotti culturali: musica registrata,
cinema.
Il 40% dei consumatori esprime una marcata
multimedialita', e tra costoro si concentrano in particolare
gli acquirenti di libri (il 34% ha comprato piu' di 7
libri).
Cosa porta all'acquisto e alla
lettura'? Per un quarto la scelta e' determinata da
motivazioni di mass market: esposizione, promozione,
pubblicita', forse classifiche di vendita.
In questo
cambiamento dei comportamenti di acquisto se con il 55% delle
indicazioni predomina la scelta del libro da comprare per
l'''interesse'' dell'argomento e per un 30% il ''nome
dell'autore'', un quarto delle decisioni d'acquisto si
collegano a motivazioni di tipo mass market: esposizione
(9%), promozione (8%), pubblicita' (7%), a cui (forse)
aggiungere un 6% di chi dichiara di aver comprato un libro
per averlo visto tra i piu' venduti nelle classifiche di
vendita.
Per il libro - piu' della musica e del Dvd - sembra
essere importante la possibilita' di vederlo esposto sul
punto vendita: 9% dei libri rispetto al 5% della musica e al
3% del video.
Lo stesso vale per le ''attivita' di
promozione'' che sembrano far maggiore presa sull'acquirente
di libri (8%) rispetto a quello di musica e cinema (entrambi
con appena il 2%).
Spostamenti nei comportamenti si vedono
esaminando da dove provengono i libri che si stanno leggendo:
in primis dalle librerie, pur nella declinazione di formati
che sono andate assumendo in questi anni.
Il 38% ricorre a
questo canale, anche se il 22% fa riferimento alle forme e
alle evoluzioni piu' moderne di questa forma di vendita (si
compra il libro ma anche il format commerciale e i benefit
che comunica) mentre il 16% a quelle piu' tradizionali.
Probabilmente una parte di quel 33% di lettori che afferma di
leggere un libro che gli e' stato regalato si riferisce a un
libro proveniente da un acquisto fatto in libreria.
I centri
commerciali si collocano al secondo posto (18%) nella
classifica tra i canali scelti.
L'edicola, anche per effetto del rinnovamento in atto nel
canale che riconferma il fatto che il cliente ''premia''
queste innovazioni commerciali, raccoglie un 16% di
indicazioni a cui si puo' aggiungere un altro 12% che compra
si' libri ma perche' allegati a riviste e giornali.
E' con
questo cliente multicanale ma anche ''multiprodotto'' che
dovranno sapersi misurare tutti gli operatori della filiera -
conclude l'indagine - perche' sara' nella sfida da una parte
di acquisire nuovi ''non clienti'', dall'altra di ''fare
manutenzione'' su un cliente faticosamente conquistato che si
giocheranno parte dell'andamento dei consumi culturali del
nostro Paese e delle imprese editoriali e della
distribuzione.
(ASCA)
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