| RACCOLTA DIFFERENZIATA: solo il 51% delle aziende si sente obbligata a rispettarla |
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| 11/01/2008 | |
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11 gen. - Il dato sulla raccolta differenziata imposta alle aziende italiane non e' confortante: solo il 51,2% si sente costretta a rispettare determinati parametri di smaltimento. Il provvedimento e' considerato soltanto facoltativo dal 38,9% delle imprese mentre risulta inesistente per il restante 9,9%. A preoccupare e' per lo più la distribuzione sul territorio nazionale di
queste stesse percentuali: sono in maggioranza gli imprenditori del Nord a
riferire di un servizio reso obbligatorio dalle amministrazioni cittadine con
una percentuale che supera il 70% nella parte occidentale.
Il dato precipita nel caso si scenda al Centro (34,6%) e nel Mezzogiorno (38%). Al Sud e nelle Isole circa il 18% delle aziende sorge in comuni dove non e' presente la raccolta differenziata. Questii risvolti più interessanti che emergono da un'indagine di AES - Analisi Economiche e Sociali di Venezia sul rapporto degli imprenditori italiani con le politiche ambientali in materia di raccolta differenziata. Nei comuni che hanno già istituito il cambiamento di mentalità, praticamente tutti si dicono concordi nell'accogliere la coattivita' imposta alle loro aziende, mentre solo l'1,6% si trova in disaccordo sollevando dubbi sull'utilita' del progetto e sulla convenienza economica dello stesso. A livello territoriale, la percezione dell'obbligo delle iniziative non ha raggiunto un'apprezzabile diffusione: solo la metà delle imprese si sente costretta dalla legge ad abbandonare le vecchie e dannose abitudini, mentre il restante 50% si dichiara libero di decidere se contribuire o meno alla salvaguardia dell'ambiente. Stando alle affermazioni degli imprenditori sono dunque le amministrazioni comunali situate al centro e nel sud del paese a dover migliorare il loro impegno su questo fronte. Proprio guardando al futuro, 7 imprese su 10 si dicono disponibili ad assecondare gli eventuali ulteriori provvedimenti da parte degli enti locali purché non incidano troppo sul livello di tassazione. Gli entusiasmi, infatti, si raffreddano nel chiedere un parere sul costo che il servizio ha direttamente per l'azienda sotto forma di tasse. Queste ultime, sebbene destinate a sostenere un'iniziativa complessivamente condivisa, vengono ipercepite come troppo alte quasi nell'80% dei casi, mentre solo il 21% si dice in accordo con il prezzo da pagare per far sopravvivere il progetto. Nell'approccio allo stesso, ci sono comunque delle differenze a livello anagrafico: se i giovani primeggiano nel confermare i buoni propositi ad introdurre la raccolta differenziata in territori ancora sprovvisti, sono gli adulti quelli più disposti a profondere maggiore impegno li' dove la stessa rappresenta già una realta' attiva. Il parere e il comportamento degli imprenditori più giovani va monitorato in quanto veri destinatari e prossimi fruitori di un ambiente più sano e quindi più sicuro. (Adnkronos) |
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