| RANDSTAD: IL 22% DELLE IMPRERSE INTENDE AUMENTARE IL PERSONALE STABILE |
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| 06/04/2008 | |
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6 Apr. - La precarietà lavorativa è solo percepita, ma non reale. Il mercato del lavoro in Italia è stabile, a differenza del resto dell'Europa. E' quanto emerge dai dati del primo Osservatorio sul mercato del lavoro presentato da Randstad Italia. Lo studio effettuato su un campione di
attivita' italiane indica come "pochi" i lavoratori somministrati e
sottolinea la "forte propensione da parte delle aziende a confermare i
lavoratori validi entro un anno".
"Basso" il numero dei
lavoratori a tempo determinato, "ancora minore" quello dei lavoratori
con contratto di collaborazione". I risultati emersi dallo studio di un
campione di aziende clienti italiane indica quindi un trend molto diverso da
quello che e' il percepito generale degli italiani, lavoratori e non.
La fotografia scattata dall'Osservatorio rappresenta un paese in cui il mercato del lavoro e' largamente stabile, in netta differenza con il resto dell'Europa: pochi i lavoratori somministrati e con una forte propensione da parte dell'azienda a confermare i lavoratori validi nel giro di un anno e pochi i lavoratori a tempo determinato, ancor meno quelli con contratto di collaborazione. Se il percepito dei lavoratori negli ultimi anni e' di una situazione precaria e poco sicura rispetto alle necessita' del lungo periodo, di un mercato del lavoro poco dinamico, anche le aziende non riescono a vivere una situazione soddisfacente. In particolare, il mondo dell'impresa lamenta un livello di formazione spesso non adeguato alle richieste e professionalita' penalizzate da una limitata esperienza lavorativa. Per quanto riguarda le strategie di assunzione, nel medio periodo il 31% delle imprese intende aumentare il numero di dipendenti stabili (siano essi assunti a tempo pieno che assunti a tempo parziale), il 53% ritiene che la dimensione dell'impresa in termini di occupati stabili tendera' a restare costante, il 6% ritiene si ridurra' e il 10% non formula un'ipotesi esplicita. In generale, il 28% delle imprese analizzate prevede di aumentare il personale occupato nell'impresa (sulla base delle diverse forme contrattuali), il 48% invece prevede che nel complesso il numero di occupati restera' stabile nel corso dell'anno successivo. Il 22% delle imprese intende aumentare il personale assunto in forma non stabile.
Risulta cosi' lampante lo scollamento tra il percepito dei lavoratori rispetto a quella che e' effettivamente la situazione delle realta' occupazionali italiane. Relativamente alla verifica sulle eventuali difficolta' delle imprese intervistate rispetto alla dotazione di capitale umano e, segnatamente, rispetto alla ricerca di forza lavoro e' stata rilevata una particolare difficolta' delle imprese (il 49%) nel reperimento di personale qualificato.Fra chi ha incontrato difficolta' nell'assunzione di personale qualificato il motivo prevalente e' l'insufficiente esperienza lavorativa dei candidati (29%) seguito dall'atteggiamento dei candidati (24%) e dalla inadeguata formazione (22%). Accanto ad un maggiore investimento nel proprio capitale umano le imprese richiedono ai candidati una maggiore flessibilita' e disponibilita' ad accettare di lavorare in posti piu' distanti dalla propria residenza. Per ovviare alle difficolta' di reperimento di personale qualificato incontrate, il 43% delle imprese intende adottare percorsi di formazione professionale rivolta al personale attualmente occupato nell'impresa, ma non ancora sufficientemente qualificato e aumentare gli sforzi nel reclutamento (24%). Piu' del 28% si rivolge ad agenzie di ricerca e selezione, cosi' come quasi il 26% utilizza il canale costituito dai centri per l'impiego.
Anche le inserzioni sui quotidiani, in particolare regionali, sono uno
strumento di ricerca utilizzato da piu' del 31% degli intervistati, piu' bassa
(13%) la percentuale per l'utilizzo dei quotidiani nazionali, a cui si
rivolgono principalmente le imprese di maggiori dimensioni. Buona e' anche la
percentuale (quasi il 20% dei rispondenti) delle imprese che dichiarano di utilizzare
siti internet specializzati per la ricerca di personale, rispetto ai quali
pero' occorre mettere in guardia i clienti sulla natura non sempre lecita e
trasparente degli stessi. Nonostante si tratti di aziende che utilizzano
prevalentemente canali formali di reclutamento, risulta abbastanza alto il
ricorso a canali informali, quali le reti di conoscenze personali, che in
effetti arriva a piu' del 47%. (Adnkronos)
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