| RICERCA: IN AUMENTO DEL 4% LA CORRUZIONE NELLE AZIENDE ITALIANE |
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| 25/05/2008 | |
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25 mag. - Negli ultimi cinque anni a livello
globale l'applicazione delle norme anti-corruzione e' diventata sempre
piu' rigida. Nonostante questo il fenomeno della concussione e della
corruzione resta un problema serio per le aziende: una su quattro
afferma che le pratiche di business corrotte si stiano diffondendo
sensibilmente, percentuale che si eleva al 72% in Giappone e che,
invece, scende al 4% in Italia, inferiore anche alla media europea che
si attesta al 10%.
Sebbene le imprese si rendano conto dei rischi legati al fenomeno della corruzione, e stiano per questo cercando di contrastarlo, la conoscenza della legislazione anti-corruzione resta tuttavia frammentata e disomogenea, compromettendo di conseguenza qualsiasi tentativo di conformita'. Con 37 Paesi che implementano la Convenzione Ocse Anticorruzione, comprendere i differenti obblighi legali costituisce una vera e propria sfida. Cresce, secondo i risultati emersi dal sondaggio Ernst & Young, la consapevolezza dei rischi associati agli episodi di corruzione a livello legale, commerciale e di reputazione: il 56% degli intervistati a livello globale dichiara come il proprio management aziendale sia cosciente della potenziale esposizione della societa' a questi rischi. In particolare, la probabilita' che l'azienda incorra in sanzioni e multe praticando attivita' corrotte e' uno degli effetti negativi maggiormente sentiti dai Paesi coinvolti nello studio: il 45% a livello globale, il 44% in Italia, con picchi significativi registrati da Giappone, l'84%, e Cina/Hong Kong, il 71% . Tra gli altri rischi particolarmente sentiti dagli intervistati risulta l'esclusione delle aziende da particolari mercati, secondo quanto affermato dal 44% dei soggetti coinvolti. Questo dato e' significativamente superiore in Italia, dove la percentuale si eleva al 60%, allineandosi al resto della media dell'Europa Occidentale. Inoltre, il 56% delle 25 aziende italiane intervistate vede tra i principali effetti negativi causati da pratiche di business corrotte anche l'incapacita' di sviluppare o espandere il business aziendale, rispetto al 35% a livello globale. Per ridurre i rischi di concussione e individuare pratiche di business corrotte, il 52% dei Paesi intervistati da Ernst & Young ha indicato come misura in grado di garantire esiti positivi, l'incremento di attivita' di training volte ad aumentare la consapevolezza delle risorse aziendali, percentuale che si eleva al 64% in Italia. Inoltre, particolarmente sentito dal 64% degli intervistati italiani e' lo sviluppo di iniziative di audit interno focalizzate alla conformita' anti-corruzione, rispetto al 49% registrato a livello globale. Segue con quasi il 50% in tutti i paesi l'adozione di controlli piu' stringenti sui pagamenti ad alto rischio. Trovano meno successo in Italia come misura anti-corruzione i canali di informazione diretta, risposta indicata dal 12% dei soggetti (28% a livello globale), rispetto alle verifiche legali, secondo quanto affermato dal 36% degli intervistati (26% a livello globale). Inoltre, circa meta' degli intervistati considera clienti (47%) e investitori (54%) come i due stakeholder maggiormente colpiti dalle dichiarazioni di concussione e corruzione. Grande attenzione e' rivolta soprattutto agli investitori in Italia, dove il 72% dei soggetti coinvolti li considera come principali stakeholder che vivono negativamente gli episodi di corruzione. Invece, solo il 28% delle aziende italiane considera i clienti come i soggetti maggiormente influenzati da pratiche di business corrotte e solo il 12% (33% a livello globale) ha indicato i dipendenti. Particolare interesse e' invece indirizzato al grande pubblico, indicato dal 56% degli intervistati italiani (41% a livello globale) e ai regolatori finanziari, indicato dal 44% (29% nel mondo). Infine, meno della meta' delle aziende europee dichiara di non aver adottato specifiche procedure nei rapporti con gli ufficiali governativi, ad eccezione dell'Italia che registra un 88% frutto dell'implementazione da parte delle societa' del modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 231/2001. ''Decreto legislativo -afferma Giovanni Maria Foti, responsabile per l'Italia Fraud Investigation Dispute di Ernst & Young- che ha un palese intento di prevenzione del reato attraverso specifici aspetti legislativi ed etici. Infatti, l'impianto del decreto legislativo, da un lato sfrutta tutte le potenzialita', gli strumenti e le garanzie concesse dal procedimento penale, dall'altro, il decreto lascerebbe alle imprese e agli altri soggetti interessati 'un libero arbitrio' nel compiere le loro scelte, considerandoli responsabili delle decisioni prese, a meno di non dimostrare la propria innocenza''.(Adnkronos) |
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