| SICUREZZA: LE PAURE DEGLI ITALIANI: REALI O PRESUNTE |
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| 09/06/2008 | |
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09 giu - Questa mattina dalle pagine di repubblica.it , Ilvo Diamanti traccia un'interessante mappa "della paura, "Se la percezione è la realtà realmente vissuta dalle persone, allora la realtà in cui vivono gli italiani assomiglia a un incubo. Una fiction nera, di quelle che, non a caso, hanno tanto successo in questi tempi. Come CSI.
Gli italiani: immersi, a tempo pieno, in una Scena del
Crimine. Protagonisti vulnerabili di un mondo ostile. È l'immagine
proiettata dall'Osservatorio Demos-Coop, in base a un sondaggio
condotto nelle scorse settimane.
Naturalmente, i sondaggi collezionano
soltanto segni.
Sollecitati, talora perfino "estorti". Tuttavia, si
tratta di segni di inquietudine assolutamente inquietanti, se letti in
sequenza.
1. Quasi 9 italiani su 10 ritengono che la criminalità in
Italia sia aumentata, negli ultimi anni. Il 53% lo pensa, in rapporto
alla zona di residenza.
Quasi metà degli sostiene, quindi, che la
criminalità sia cresciuta. Altrove. In Italia, ma lontano dal loro
luogo di vita. Il 23% degli italiani si dice "frequentemente"
preoccupato di subire un furto in casa, il 20% di essere scippato. La
stessa percentuale teme di essere derubato dell'auto o del motorino.Poco più di quanti (19%) hanno paura di essere raggirati attraverso
bancomat o carta di credito. Mentre il 14%, infine, teme di cadere
vittima di aggressioni o di essere rapinato. Se, però, consideriamo
anche coloro che ammettono di sentirsi preoccupati solo "qualche volta"
per questi motivi, le misure indicate si gonfiano notevolmente.
Perlopiù raddoppiano. Talora salgono anche oltre. Timori fondati, si
dirà, visto che il numero dei reati "minori" - nel linguaggio dei
media, ma di certo "maggiori" per le persone comuni - è effettivamente
in crescita. Con il risultato che oggi oltre la metà degli italiani
confessa di aver paura. A tempo pieno oppure parziale.
2. Il mondo
intorno a noi, d'altronde, ci appare affollato da estranei e stranieri.
Estranei: due italiani su tre ritengono che "gli altri, se gli si
presentasse l'occasione, approfitterebbero della mia (loro) buona
fede". Per cui guardano con sospetto crescente chiunque esca dalla loro
cerchia più stretta. Famiglia, località, categoria professionale. Ma
soprattutto, temiamo gli stranieri. Siamo diventati, stiamo diventando
xenofobi. Gli stranieri ci sembrano tanti. Troppi. D'altronde, quasi un
italiano su due guarda con malcelata inquietudine gli immigrati.
Regolari, irregolari o clandestini. Non c'è grande differenza, nel
sentire comune. Anche perché, in effetti, la differenza non è così
chiara. Gran parte dei regolari sono entrati da clandestini. Gran parte
degli irregolari sono entrati regolarmente, da turisti; oppure erano
regolarmente occupati. E oggi lo sono come prima. Ma irregolarmente.
3.
Gli stranieri più stranieri di tutti, però, sono gli zingari. Tanto che
non riusciamo neppure a definirli. Nomadi, rom, sinti. Chissenefrega.
Sono zingari e basta. Mendicanti. Ladri di bambini. Ladri e basta.
Senza fissa dimora. "Nomadi", appunto. Anche se e quando sono
stanziali. Come i sinti veneziani, che si esprimono in dialetto, meglio
di molti "indigeni". Per noi italiani, popolo immobile (quasi nove su
dieci residenti nella stessa provincia in cui sono nati i genitori),
con il mito della casa (in proprietà, per oltre 7 famiglie su 10). Una
eresia. Da cancellare, semplicemente. Per cui oltre il 75% degli
italiani chiede di sgomberare campi nomadi e quartieri illegalmente
occupati da stranieri. In buona parte, senza preoccuparsi di trovare
altre sistemazioni. D'altra parte, progetti volti a riqualificare la
presenza e l'esistenza degli zingari attraverso la costruzione di zone
residenziali attrezzate e dignitose, come a Venezia, hanno suscitato
moti popolari. Organizzati, perlopiù, dai leghisti, che
sull'insicurezza locale hanno costruito le recenti fortune elettorali.
E giustificati da uomini del governo (come ha fatto Gasparri). Insomma,
gli zingari: meglio farli scomparire. In un modo o nell'altro.
4.
Abbiamo e sentiamo un crescente bisogno di protezione. Dai nemici che
ci assediano e ci insidiano, dovunque. Per cui oltre il 90% chiede di
allargare la presenza dei poliziotti sulle strade e nei quartieri. La
stessa percentuale di persone che rivendica l'aumento della
videosorveglianza nei luoghi pubblici. Oltre un terzo degli italiani,
però, non si fida neppure di poliziotti e di video poliziotti. E contro
la criminalità dilagante non vede che una sola, unica soluzione:
difendersi da soli.
5. Abbiamo paura perché ci sentiamo seguiti,
scrutati. Ma, al tempo stesso, chiediamo provvedimenti che aumentino il
controllo sulla nostra vita quotidiana. Sul nostro privato. Che sta
scomparendo rapidamente, con il nostro attivo contributo. Così, quasi
metà degli italiani è d'accordo nel consentire alle autorità pubbliche
di "monitorare le transazioni bancarie e gli acquisti con carta di
credito". Oltre un quanto, invece, (a dispetto dei propositi di
Berlusconi) è disposto a concedere alle autorità di leggere la nostra
posta elettronica e di intercettare le nostre telefonate. Ovviamente a
nostra insaputa.
6. In nome della sicurezza. Accettiamo che il
territorio venga militarizzato. La moltiplicazione di poliziotti,
pubblici e privati. E di ronde. Viste con favore da oltre il 60% degli
italiani. Non solo nel Nord, dove sono state inventate e sperimentate.
Dovunque. L'area in cui sono viste con maggior favore, anzi, è il
Mezzogiorno. Dove, d'altra parte, l'insicurezza poggia su buone e
solide basi. Dove lo Stato è più debole. Perché, come è facile intuire,
la diffusione di questo bricolage securitario, di queste iniziative di
giustizia-fai-da-te, sottolinea soprattutto il distacco dallo Stato. La
sfiducia nelle istituzioni. E se le ronde sono simulacri di una
comunità locale che non c'è più, che importa? Mica servono a combattere
la malavita. Ci mancherebbe. Ma a proteggerci da noi stessi.
7. Nessuno
è al sicuro dall'insicurezza. Certo, la maggiore domanda di ordine e
polizia viene dagli elettori di destra. (Ben assecondati dai loro
leader politici). Ma anche a sinistra le paure sono diffuse. Le zone
rosse, in particolare, sembrano più reattive delle altre. Impaurite e
sensibili alle soluzioni più rigide. D'altronde, i leader politici e
gli amministratori (compresi quelli di sinistra) temono di apparire
deboli e tolleranti quando i cittadini chiedono uomini forti e
tolleranza-zero. Per difenderci dagli stranieri, vista l'impossibilità
di erigere "muri reali" intorno alla nostra penisola, penetrabile da
ogni punto, si alzano "muri simbolici". Come ha sottolineato in modo
esplicito il ministro Umberto Bossi, riferendosi al reato di
clandestinità. La politica, cioè, preferisce inseguire e monetizzare la
nostra insicurezza, piuttosto che curarla. La destra per tradizione e
vocazione, la sinistra per ... insicurezza.
8. L'insicurezza è una
moneta pregiata, dal punto di vista del consenso. Ma anche
dell'audience. Mischiata alla paura, riempie i nostri schermi, le
pagine dei giornali. Le serate, ma anche le mattine e i pomeriggi tivù.
Ispira serial e fiction di successo. D'altronde, la paura del futuro,
degli stranieri, il richiamo all'autodifesa militante, il sostegno alle
ronde: raggiungono i livelli massimi fra coloro che trascorrono, ogni
giorno, oltre 4 ore davanti alla televisione. Asserragliati (quasi
imprigionati) in casa e separati dal mondo: da antifurti, porte
blindate, mura inaccessibili, cani mostruosi... Tuttavia, conviene
diffidare dei sondaggi. Leggerli con scetticismo. Collezionano
percezioni "estorte". Il Paese descritto da questo Osservatorio
certamente non è credibile. A confronto, "La notte dei morti viventi" è
un film dei fratelli Vanzina.
Non può essere vera una società così
spaventata. Francamente un po' spaventosa. Da paura. Ilvo Diamanati
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