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Ultimo aggiornamento: 20.11.2008 ore 11:47
SICUREZZA STRADALE: 43% TIR NON RISPETTA LE REGOLE Stampa E-mail
13/09/2008
13 set. - La volante della polizia stradale aspetta proprio lì, all’uscita del casello. Il tir passa nella corsia del telepass e viene fatto accostare. Controllano tutto, gli agenti: dai freni ai documenti, dalle luci fino al cronotachigrafo, la scatola nera montata su tutti i mezzi pesanti che registra velocità, tempi di guida e pause che i camionisti devono rispettare per legge.
sicurezza_stradale_280x200.jpgUna volta su due c’è qualcosa che non va. Nei primi sei mesi di quest’anno i cosiddetti Cmr—i centri mobili di revisione che vedono la partecipazione di agenti della polizia stradale e tecnici del ministero dei Trasporti—hanno controllato 13.902 tir. Ne hanno trovati 6.005 non in regola, poco più del 43 per cento. È vero, rispetto all’anno precedente (47 per cento) sembra sia andata un po’ meglio. Ma a leggere con attenzione le tabelle si capisce che in realtà non è così.
Sono in aumento i camionisti pizzicati a fare i furbi: quelli che non rispettano i limiti di velocità (dal 4,3 al 4,8 per cento delle infrazioni), quelli che sforano i tempi di guida, dal 2,6 al 2,8 per cento. E soprattutto cresce il numero di quelli trovati con la scatola nera non in regola (dal 4,3 al 5 per cento), cioè degli autisti che cercano in qualche modo di coprire le loro irregolarità. I camionisti corrono, guidano più delle 9 ore al giorno previste dalla legge (con almeno una sosta di 45 minuti a metà) e cercano di ingannare la scatola nera che registra tutte le loro mosse. Non tutti, certo. Ma sono in aumento. Considerando non solo i centri mobili di revisione ma anche le normali pattuglie della polizia stradale, i camionisti multati sono passati dai 588 mila del 2006 ai 652 mila del 2007.
«È chiaro che anche nel nostro settore—ammette Franco Coppelli, presidente di Unitrans, che rappresenta il 70 per cento delle aziende di trasporto — c’è chi aggira le regole. Siamo favorevoli a maggiori controlli proprio perché il mercato deve restare equilibrato. Non è giusto che chi rispetta la legge venga svantaggiato rispetto a chi non si fa tanti scrupoli». E non farsi tanti scrupoli per chi passa la vita al volante di un tir sta diventando una pericola necessità. Tutte le aziende moderne, da quelle di scarpe a quelle di computer, non hanno più scorte di magazzino. Per risparmiare producono seguendo il modello just in time, cioè i pezzi devono arrivare quando servono e quando possono essere montati. Né prima, né dopo. Le consegne devono essere puntualissime, al minuto. Pioggia, traffico, limiti di velocità, ai camionisti non resta che correre per arrivare in tempo. In tutte le cabine dei tir troverete una bottiglia di latte, quelle di plastica con il tappo grande. Loro la usano per farci la pipì al volo, continuando a guidare. Così risparmiano i dieci minuti della sosta in autogrill, neanche fosse un pit stop al Gran premio di Monza. Dalla bottiglia di latte in cabina alla tentazione di saltare le pause previste dalla legge, il passo è breve. Due settimane fa a Chiavari, in Liguria, la stradale ha fermato un giovanotto barese che guidava da 17 ore di fila. In Campania, a Nocera Inferiore, i carabinieri hanno trovato un gruppo di camionisti che per rimanere sveglio alla guida sniffava cocaina.
In tutta Italia si va diffondendo sempre di più l’utilizzo di conducenti stranieri che sfuggono al taglio dei punti sulla patente, sono disponibili a lavorare sempre perché la famiglia è lontana. E, soprattutto, costano molto meno. Un moldavo prende 35 euro al giorno, in nero, romeni e polacchi arrivano a 900 al mese, mentre il contratto minimo italiano è di 1.400. Anche qui la controprova arriva dalla polizia stradale. «Tra i conducenti multati—spiega Michele La Fortezza—sono in aumento quelli stranieri». Sia comunitari, dal 5,3 al 5,8 per cento del totale, sia extracomunitari, dall’1,6 all’1,8 per cento. Camionisti sotto pressione vuol dire aumento degli incidenti stradali? I dati ufficiali dicono il contrario, anche se sono fermi a due anni fa.
Nel 2006 — ultimo anno disponibile nelle tabelle Aci/Istat — gli incidenti che hanno coinvolto almeno un mezzo pesante sono stati 28.616, il 6,8 per cento del totale. L’anno prima erano stati un po’ di più, 30.529, il 7,1 del totale. Andando ancora più indietro nel tempo il dato è sostanzialmente stabile. Perché quel calo nel 2006? Proprio in quell’anno è stato introdotto per legge sui di tir nuovi un modello più sofisticato di scatola nera, teoricamente a prova di truffa. Prima tutti i dati su velocità, tempi di guida e sosta erano registrati da una macchinetta su un disco di carta. Cambiare quelle cifre non era così difficile. E in caso di posto di blocco il disco poteva essere distrutto o addirittura mangiato come fece qualche anno fa ad Arezzo, davanti agli agenti esterrefatti, un autista di Latina. Il nuovo modello è invece digitale e «blindato» dentro il cruscotto. Forse la novità ha spinto i camionisti ad una maggiore prudenza ma, visto che i dati sugli incidenti si fermano al 2006, non è possibile sapere se l’effetto positivo è già finito, un po’ come è avvenuto per tutti gli automobilisti con la patente a punti. In ogni caso i camionisti hanno già preso le misure alla nuova scatola digitale. Alla metà di aprile, a Mantova, la polizia stradale ha trovato su un tir un aggeggio elettronico che era in grado di ingannare la scatola digitale.
Velocità, tempi di guida e pause risultavano in regola anche se in realtà non lo erano. «Capita diverse volte — racconta Giordano Biserni, dell’Associazione degli amici della polizia stradale — che una volante segua un tir che supera i limiti di velocità. Lo fermano e poi la scatola nera dice che i limiti erano rispettati. I taroccatori sono in aumento». Cosa fare? Secondo il sottosegretario ai Trasporti, Bartolomeo Giachino, la strada maestra è aumentare il numero dei controlli. E questo sta già accadendo: i tir ispezionati dai centri mobili di revisione sono stati 20 mila l’anno scorso, quest’anno si dovrebbe arrivare a 26 mila. Un’altra idea è quella ipotizzata dal ministro Altero Matteoli: anticipare al venerdì lo stop che oggi tocca solo il sabato e la domenica. Ma i camionisti sono contrari. «La settimana corta — dice Paolo Coppelli, il presidente di Unitrans—metterebbe in ginocchio non solo le aziende di trasporto. Ma l’intera economia del Paese». Che già così non scoppia proprio di salute. (corriere.it)
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