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Ultimo aggiornamento: 10.01.2009 ore 01:00
SIGARETTE ADDIO. BOOM DEI TRINCIATI: AUMENTATE DEL 15,5% VENDITE DI TABACCO Stampa E-mail
16/09/2008
16 set. - Non si tornerà, forse, a girare con le tabacchiere nel taschino, come usavano i nobiluomini del Settecento. È innegabile, però, che c'è un ritorno all'antico per quanto riguarda le abitudini col fumo. Nell'ultimo anno (secondo quanto dice la Doxa) è schizzato verso l'alto il consumo di «trinciati», di sigari e sigaretti sottili che si possono acquistare anche sfusi.
sigaretta_280x200.jpgI cosiddetti «fiuti» (da masticare e sniffare) per il momento in Italia restano nella loro piccola nicchia. In Svezia e altri Paesi però hanno preso il volo e la moda potrebbe prima o poi contagiare l'Italia. L'ultima mossa di Philip Morris conferma che il vento sta girando davvero. Per fronteggiare la crisi delle bionde, la holding che controlla il marchio ha acquisito, per 10 miliardi di dollari, la principale azienda americana dello smokeless, la Uts. Nel mondo occidentale gli articoli tradizionali arrancano e perdono terreno in parte per leggi sempre più rigide, in parte per la ridotta disponibilità di tasche dei clienti.
Per questo si esplorano strade alternative. Le confezioni in busta, i trinciati per il «rollo», hanno guadagnato in un anno il 15,5% del mercato, cresciuti del 7,1% i sigari, stesso salto per i sigaretti, erroneamente giudicati meno dannosi. Possono essere acquistati singolarmente e dunque sono alla portata di chi, per arrivare alla fine del mese, deve badare al centesimo.
Il vantaggio per chi paga è doppio. Oltre a risparmiare, non è costretto a rinunciare al suo piacere-dipendenza. Lo svantaggio invece è unico, sebbene di impatto poderoso: maggiori rischi per la salute. Il settore del fumo non tradizionale infatti sfugge più facilmente ai controlli sui contenuti. In pratica, non esistono soglie massime per i componenti più aggressivi, come catrame e nicotina.
Condividono le preoccupazioni i tecnici dell'Ossfad, l'osservatorio su alcol, droga e fumo dell'Istituto superiore di sanità (numero verde 800554088): «L'operazione di Philip Morris è un altro segnale allarmante — coglie l'aspetto negativo dell'operazione negli Stati Uniti la dirigente di ricerca Roberta Pacifici —. I nostri dati dimostrano che il mercato alternativo sta conquistando chi per esigenze soprattutto di risparmio ha dovuto abbandonare i classici pacchetti.
I giovani sono la fascia di popolazione più sensibile alle nuove proposte. Nei primi sei mesi del 2008 le vendite di sigarette nella popolazione generale sono diminuite di un ulteriore 0,6%. Ciò è dovuto alle difficoltà economiche degli italiani. Se ai clienti vengono offerte scappatoie è chiaro che altre misure di disincentivazione al fumo perdono forza».
Nell'ultimo anno al tabacco sono sfuggiti 560 mila fedelissimi, convinti a dire basta perché consapevoli dei danni alla salute, ma soprattutto per esigenze di bilancio familiare. Diverse indagini confermano che il prezzo dei pacchetti è uno dei fattori che condizionano l'acquisto.
Secondo l'ultima ricerca della Doxa per L'Iss, alla domanda «cosa ritenete sia utile per ridurre il fumo e aiutarvi a smettere» l'80,6% degli intervistati chiedono la gratuità delle cure nei centri (quindi assenza totale di ticket), l'80% circa che i divieti di vendita vengano estesi ai minori di 18 anni (ora il limite è 16), il 77% che i farmaci siano mutuati dal servizio sanitario pubblico (ora tutti a pagamento), il 74% che i divieti vengano allargati. Chissà, forse auspicano la comparsa di cartelli no smoking nei parchi. Ancora.
Il 70% degli intervistati considerano come deterrente efficace il sensibile aumento dei prezzi. Non solo. Se il prezzo minimo crescesse ad esempio di 5 euro, il 9% circa non entrerebbero più in tabaccheria e oltre il 36% limiterebbero le accensioni quotidiane. Fra i giovani le percentuali lievitano rispettivamente al 15% e al 44%. D'altra parte è provato che alti costi, quindi tasse statali elevate, inibiscono l'iniziazione e favoriscono i tentativi di dissuefazione.
Negli Stati Uniti si è visto chiaramente che un incremento del 10% dei prezzi porta a una diminuzione di clienti adulti del 3,2%, del 7,6% di giovani e del 14,6% degli adolescenti. E si capisce perché di fronte a fenomeni di tale portata, ineluttabili (basta vedere cosa accade in Usa dove l'emorragia di utenti non si ferma dall'81) le multinazionali cerchino di compensare spostando l'offerta. È il loro mestiere.
I prodotti alternativi godono di libertà negate ai pacchetti. Se una sigaretta classica, già confezionata, deve contenere per legge un massimo di 10 mg di catrame e monossido di carbonio e 1 mg di nicotina, le quantità potrebbero diventare superiori nelle sigarette rollate (0,75 mg di tabacco di media).
«Siamo molto preoccupati, purtroppo le società scientifiche possono fare poco, c'è bisogno di iniziative antifumo più decise»: suona come una resa il commento di Vito Brusasco, presidente della società italiana di medicina respiratoria, la Simer. «I danni non dipendono dal tipo di tabacco ma dall'aspirazione. Le sostanze pericolose raggiungono la profondità del polmone alterandone l'epitelio, il rivestimento, e causano la trasformazione di cellule che non possiamo controllare», dice lo pneumologo. Per questo chi sceglie la pipa, estranea dal punto di vista della fortuna di pubblico alle alternanze di mercato, è avvantaggiato sul piano della difesa della salute: non aspira, gli basta assaporare l'aroma.
Per non contare il fatto che accendere una sigaretta è molto più facile, mentre il gesto di caricare il tabacco comunque richiede tempo e relax. Altre insidie si annidano nei siti web, sempre più frequentati. In rete i pacchetti costano circa 1 euro in meno rispetto alle tabaccherie. Le vendite online sono completamente sganciate dalle regole. Non ci sono le avvertenze sui rischi del prodotto. Manca il controllo dell'età. (corriere.it)
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