| Società di Pediatria indagine sui 12-14 enni. Anticipate le tappe dello sviluppo |
|
|
||
| 20/11/2007 | |
|
20 Nov. - I risultati di un'indagine della società di pediatria svolta su un campione di 1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni ci mostra un quadro abbastanza inquietante di questa generazione che sembra bruciare le tappe
L'allarme è stato come un fascio di luce che acceca: ci
sono baby squillo sulle strade. Ce l'hanno messe i loro coetanei, per
pagare debiti del gioco d'azzardo.
Giuliano Amato, ministro
dell'Interno, ha lanciato un sasso, l'altro giorno. E adesso rischia di
venire giù una montagna. Perché quella del titolare del Viminale è la
punta dell'iceberg. Ma basta fermarsi un attimo e scoprire che
l'infanzia più tradizionale, ormai, non riesce a superare le classi
elementari. Perché: c'erano una volta
bambini. E le bambine che
giocavano con le bambole. Avevano dodici-tredici anni. E la Società
italiana di pediatria (la Sip) li interrogava con domande tipo: che
giornali girano in casa tua? Usi il computer? Qual è l'avvenimento che
ti ha colpito di più quest'anno?
L'ultima ricerca fatta così è datata
2003: non serviva più a niente. Non di certo a fotografare la realtà. E
adesso a leggere l'ultima ricerca della Società dei pediatri presieduta
da Pasquale Di Pietro, quella del 2006, vengono i brividi. Proprio oggi
che anche in Italia celebriamo la Giornata dell'Infanzia.
Il campione:
1.251 bambini tra i 12 e i 14 anni. Una domanda. Una delle tante del
questionario: «Hai mai visto un tuo amico ubriaco?». Sì, dice il 37,4%
del campione. Non solo, l'8,4% aggiunge: spesso.
Un'altra domanda:
conosci qualcuno tra i tuoi amici che ha fumato una canna? E questa
volta è quasi uno su due (44,3%) a rispondere un tondo: sì. Un altro
esempio? Tre ragazzini su quattro non esitano a confessare di fare cose
che loro stessi definiscono rischiose, come ubriacarsi, appunto, bere
liquori, prendere farmaci, uscire da soli la sera tardi, avere rapporti
sessuali non protetti. Già: hanno rapporti sessuali frequenti, i nostri
ex bambini.
Gustavo Pietropolli Charmet, psichiatra
dell'età evolutiva, non ha dubbi: «L'anticipazione delle tappe dello
sviluppo è dovuta ai modelli educativi. Come dire? Sono stati mamma e
papà che hanno voluto che succedesse, si sono dati da fare per
diversificare il modello culturale che loro avevano ricevuto. Hanno
accelerato le capacità di socializzazione dei loro figli. Hanno tolto
loro il senso di colpa, il senso della paura. Basta provare, per
credere. Basta entrare in una qualsiasi seconda media d'Italia e capire
che è impossibile far sentire in colpa questi ragazzi o mettere loro in
qualche modo paura». Succede così anche nella seconda media statale di
Gela, Sicilia? «I ragazzi sono molto decisi, è vero», garantisce Ela
Aliosta, preside della scuola media alle soglie della pensione. Sono
quarant'anni che la signora Aliosta ha a che fare con i ragazzi delle
medie. Dice adesso: «Sono cambiati. E molto. Fisicamente, prima di
tutto: un tempo le femmine arrivavano ragazzine in terza media. Oggi
assomigliano a donne già quando entrano in prima. Soprattutto per come
si vestono, si truccano, si pettinano i capelli. Con la complicità dei
genitori, è ovvio».
«Faccio la velina» Oppure la cubista, la show girl, la
ballerina. Alla più tradizionale delle domande: «Cosa vuoi fare da
grande?», le bambine intervistate dalla Società dei pediatri hanno
infatti messo al primo posto: voglio fare il «personaggio famoso». E
fino a qui non sarebbe una scoperta sensazionale. È che però, tolta
questa prospettiva, rimane il vuoto: al secondo posto delle preferenze
delle bambine c'è, infatti, un disarmante: «Non lo so». «Ho dodici anni
faccio la cubista mi chiamano principessa», è il titolo del libro di
Marida Lombardo Pijola, una giornalista-mamma che non a caso ha gettato
scompiglio tra mamme e papà. Ha scoperchiato il mondo delle discoteche
pomeridiane, lasciando disorientati nugoli di genitori davanti a frasi
di bambine come: «Se fai la cubista sei una donna. Non più una
ragazzina. Con i clienti della disco treschi soltanto se ti va. E puoi
farti pagare...». Non è fantasia. È qualcosa che da noi è arrivato da
pochissimi anni, probabilmente importato ancora una volta dagli Stati
Uniti. Era del 2003 «Thirteen, 13 anni», il film-choc ambientato a Los
Angeles con protagoniste due ragazzine (tredicenni, appunto) che vivono
vite sempre più pericolose tra sesso promiscuo, droga, fumo, alcol,
piccoli furti, accenni di lesbismo. «Sono vent'anni che insegno nella
scuola media di Centocelle, a Roma», dice Margherita D'Onofri,
insegnante di scienze. E spiega: «Soltanto negli ultimi anni, però, ho
visto cambiare gli atteggiamenti durante i campi scuola, ovvero quelle
gite che consentono ai ragazzi di dormire fuori dalla propria città.
Adesso anche nelle prime classi stanno svegli tutta la notte e si
mescolano dentro le stanze. Fino a poco tempo fa non succedeva». (Corriere della Sera)
|
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|
Studi di scenario, altre notizie
Fai tu la notizia
Hai qualcosa da raccontarci? Ti sei imbattuto in un fatto che pensi meriti l'attenzione dei media? Scrivi il tuo pezzo e invialo a Clandestinoweb, la redazione ti contatterà per pubblicarlo sul sito

.jpg)




Segnalo
OKNOtizie
Smarking
Spurl
del.icio.us
Digg
Furl
Netscape
Yahoo! My Web
Google Bookmarks
Technorati
BlinkList
Newsvine
ma.gnolia
reddit
Tailrank








58 visitatori online
.jpg)



