| SONDAGGIO: IL 50% DEGLI ITALIANI IGNORA LA CONTRACCEZIONE |
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| 15/06/2008 | |
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15 giu. - Solo poco piu' della meta' delle donne
italiane (53%) utilizza metodi anticoncezionali, dalla pillola ai
metodi naturali. Questo uno dei risultati di un'indagine di
Astra-Demoscopea condotta (nel 2005) per la Societa' italiana di
ginecologia e ostetricia (Siso) su un campione di 2000 donne tra
15 e 45 anni. E, da una ricerca europea, emerge che ancora una
volta siamo agli ultimi posti nel continente per uso dei
contraccettivi piu' sicuri.
Quasi quattro intervistate su 10
(il 36%) scelgono o hanno scelto da sole quale metodo usare,
mentre il consiglio del medico di fiducia viene meno considerato
rispetto a quello di amiche o sorelle maggiori.
Nonostante
questo, pero', le italiane detengono un altro record negativo,
quello della fertilita'.
Inoltre in Italia solo lo 0,3% delle giovanissime
under 19 possiede una buona educazione sessuale. E solo 1 su 4
raggiunge un livello sufficiente. Non e' dunque un caso se il
nostro Paese si colloca agli ultimi posti per l'utilizzo di mezzi
contraccettivi: per ignoranza (38%), per superficialita' (53%),
per inesperienza (9%).
Sono questi alcuni dati che emergono da un
sondaggio, pubblicato lo scorso autunno, che ha coinvolto 616
camici bianchi di tutta Italia, promosso dal programma "Scegli
tu", realizzato dalla Societa' italiana di ginecologia e
ostetricia (Sigo) e dalla Societa' italiana di medicina generale
(Simg).
Per ovviare a questa situazione, ginecologi e medici di
famiglia convengono dunque sull'utilita' (dice si' il 67% di
loro) di introdurre nelle scuole superiori la distribuzione
diretta e controllata di anticoncezionali. Perche' la scuola, con
la famiglia e i media (49%), "rimane l'istituzione dove
maggiormente operare".
Senza pero' dimenticare i camici bianchi
(e' d'accordo il 46%) che possono e devono promuovere maggiore
counselling ed educazione.
Inutile invece (per il 95%), secondo il sondaggio, eliminare
l'obbligo di prescrizione della pillola. Mentre quella del giorno
dopo non sembra (46%) stia modificando l'atteggiamento delle
ragazze sulla contraccezione.
"Risultati che fanno riflettere ed evidenziano la
'vulnerabilita' contraccettiva' delle italiane", spiega
Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia e
Sessuologia medica del San Raffaele di Milano, secondo la quale
"alla luce di questo scenario appare quindi necessario cambiare
orientamento: se i giovani non vanno al consultorio familiare, e'
opportuno che il medico vada nelle scuole a parlare in modo
corretto di sessualita' e metodi contraccettivi sicuri, in
particolare per le fasce sociali piu' esposte. Anche con lo
psicoterapeuta".
In fondo alla classifica di coloro che usano un qualunque metodo
contraccettivo, sempre secondo il sondaggio Sigo, si trovano
Basilicata e Calabria col 37%, mentre al top c'e' la Lombardia
col 71%.
In mezzo si va dal Triveneto col 66%, alla Toscana col
60% e all'Emilia-Romagna col 57. Sono allineate con la media
nazionale il Lazio (55%), Piemonte e Val d'Aosta (54%) Liguria
(51%), Umbria e Marche (49%).
Servono, invece, soluzioni concrete per
Emilio Arisi, consigliere nazionale della Sigo, che spiega come
"nei prossimi giorni chiederemo al ministero della Pubblica
istruzione che venga previsto all'interno degli istituti un punto
di riferimento stabile per l'educazione sessuale".
Il sondaggio e' stato promosso dopo la notizia che in una
scuola di Portland (Usa) le autorita' scolastiche hanno deciso di
mettere a disposizione delle undicenni pillole anticoncezionali e
del giorno dopo. Una decisione utile, per affrontare
un'emergenza, secondo il 59% dei medici intervistati. "Nel nostro
Paese forse e' eccessivo parlare di allarme- aggiunge Arisi- ma
sono in aumento anche da noi le gravidanze fra le piu' giovani.
Al di la' della numerosita' statistica, sono casi drammatici per
la gravita' e le pesanti ripercussioni sulla psiche e le
condizioni sociali della ragazza e della sua famiglia".
(Dire)
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