Sondaggi politici, elettorali, sondaggi d'opinione. Il sondaggio politico elettorale che fa opinione

Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 19:39
Sondaggio ISPO:il 48% ritiene Berlusconi responsabile della crisi del centro destra Stampa E-mail
04/12/2007
5 Dic. - Alleanza Nazionale ha commissionato all'ISPO un sondaggio per cercare di capire cosa pensa l'elettorato, ed in particolare quelli di AN, della crisi interna che sta attraversando il centrodestra. È vero, esistono in ordine di grandezza prima le bugie dei bambini. Poi quelle dei politici. Poi, quelle dei sondaggi.
Ma ciò vale solo se si assumono i sondaggi come unico punto di riferimento della politica, invece che come strumenti necessari per farsi una buona idea delle scelte da compiere. E di come sono percepite dall'elettorato.
fini.jpgEbbene una cosa è certa, dal sondaggio curato da Renato Mannheimer e dal suo Ispo. Il sessanta per cento degli elettori ritiene che i partiti del centrodestra debbano mantenere tra loro una linea politica più unitaria. Capperi, mica è poco, coi chiari di luna attuali.
Il sondaggio è stato commissionato da Alleanza nazionale, al fine di scandagliare al meglio che cosa pensi l'intero elettorato italiano prima, e poi quello del centrodestra, di ciascun partito che lo compone, e naturalmente di An stessa. Che cosa si pensi della responsabilità dell'attuale situazione nel centrodestra, di quale posizione esso dovrebbe assumere e di come dovrebbero regolarsi An e il suo leader, Granfranco Fini.
E' ovvio che tutto parte dal tavolo buttato all'aria da Silvio Napoleone, col proclama di Piazza San Babila a favore del Partito delle Libertà, o del Popolo delle Libertà che dir si voglia. Un dato che agli elettori è ben chiaro, visto che il 48% tra loro indica senza dubbi Berlusconi, come l'autore dell'accelerata che ha aperto l'attuale stagione di incertezze del centrodestra. Dopo di lui viene segnalato Pier Ferdinando Casini, con un 16% che in qualche modo dà ragione a Berlusconi, come a dire che, a furia di tirare la corda sostenendo che la Casa delle Libertà è finita, è il leader dell'UDC a portare la vera responsabilità della reazione di Silvio e del bailamme che ne è seguito.
Fini è percepito come un leader della forza tranquilla, visto che solo il 9% lo indica come responsabile: è stato leale al centrodestra per lungo tempo, dicono gli elettori.
E' interessante però che, mentre tra glli elettori dichiarati di An le responsabilità di Berlusconi risultano addirittura schiaccianti, visto che il 62,3 lo considera unico responsabile, tra i votanti potenziali del partito -quelli ai quali Fini deve per forza guardare con grande attenzione, per ogni eventuale mossa futura- invece la percentuale crolla al 33%.
Mentre negli elettori potenziali di Fini le responsabilità di Casini si impennano, sino al 27,5%.
Di conseguenza, qualunque mossa Fini voglia assumere di fronte all'appello unitario o federativo di berlusconi, c'è una grande attenzione da prestare: di Casini sono in molti a non fidarsi poi troppo, tra l'elettorato che un domani potrebbe premiare il leader di An. ed è un dato che si conferma puntualmente quando nel sondaggio si chiede agli elettori di ciascun partito del centrodestra, se nella confusione attuale preferiscano che le forze dell'ex Casa delle Libertà serrino le fila e stiano insieme, oppure se debbano invece stare più separati e distinti. Il sessanta per cento del campione complessivo -qualunque partito votino, destra o sinistra- già non ha dubbi, come vi abbiamo detto, e risponde che quanto meno Berlusconi, Fini e Casini devono stare uniti.
Ma quando si scende nelle sottoclassi per voto di espressione, Fini si trova a fare i conti con la bella sorpresa per la quale è proprio l'elettorato dichiarato di An, nella Casa delle Libertà, a dichiararsi più convinto della linea unitaria rispetto a Berlusconi.
Ben il 74% dei votanti di Fini si pronuncia a favore di un riavvicinamento deciso ed energico, solo il 23% sceglie la linea della distinzione.
Tenete presenteche nella stessa Forza Italia, evidentemente galvanizzata dai toni di Silvio, per la linea unitaria si dichiara solo il 66%, a fronte di un 25% che chiede di marciare separati.
Tra gli elettori di An il valore dell'unità è più alto rispetto sia al segmentopiù generale di elettori che si considerano di centrodestra - il 70%- sia a quelli che si sentono di destra tout court - il 66%.
Ma alla linea unitaria c'è anche un'alternativa apparentemente più a portata di mano, secondo alcuni: un'alleanza più stretta tra Fini e Casini. Anche se, fino a questo momento almeno, le posizioni espresse dai due leader sulla riforma elettorale sono parecchio diverse. Fini difende un modello bipolare di alleanza dichiarata prima del voto. Casini è per il proporzionale alla tedesca, che consente di avere le mani libere su come e con chi governerà poi, dopo il giudizio degli elettori nelle urne. nel campione generale dell'elettorato, l'ipotesi di direttorio Fini-Casini non scandalizza affatto, anzi viene considerato positivamente dal 55% e negativamente dal 34% con un 11% di indecisi.
E' ovvio che di fronte a tale ipotesi l'elettorato dichiarato di Forza Italia la pensi molto diversamente: solo il 39% ne ha un'opinione positiva, il 49% è nettamente contrario, il 12% è di indecisi.
Ma il punto sul quale Fini si trova a riflettere è quello rappresentato da una sorpresa. Se l'elettorato considerasse An matura per una svolta anti Silvio, allora i giudizi positivi sull'asse a due con Casini, per An in particolare dovrebbero essere persino superiori alla media nazionale. Invece accade il contrario.
Sia pur di poco, il 54% infatti considererebbe l'asse a due favorevole per An. E solo il 51% lo giudicherebbe favorevole e Casini.
Certo, è vero che Fini può pensare tuttavia che si evidenzia un certo calore nella base del suo partito, di fronte al valzer con Casini e Silvio lasciato seduto nell'angolino. nell'elettorato "certo" di An un fervore c'è, sotto la cenere, perché benché il 73% si pronuncia a favore del passo a due con l'Udc. E un 79% lo considerebbe positivamente e nel diretto interesse di An.
Ma attenzione, anche in questo caso se Fini estende la sua analisi fino a comprendere l'elettorato potenziale invece di quello solo certo, allora la percentuale dei favorevoli scende al 62%. se poi considera le risposte date dagli elettori potenziali del centrodestra in quanto tale, cioé al popolo che è necessario per vincere le elezioni al di là di chi votasse per la sola An, ecco che la percentuale dei favorevoli scende ancora al 55%.
Ma per Fini è proprio l'elettorato potenziale del suo partito e del centrodestra, la bussola da non smarrire mai, per calibrare al meglio le scelte in momenti difficili.
Perché le sue percentualil di gradimento personale come leader sono sempre state molto alte nel totale dell'elettorato, fino a superare molte volte e talora stabilmente quelle di Berlusconi, e anche in questo sondaggio il giudizio positivo è espresso nei suoi confronti da un molto lusinghiero 52% del campione nazionale.
Ma la storia degli ultimi 13 anni ha spesso dimostrato la difficoltà, a tradurre quel gradimento personale del leader in voti per An stabilmente superiori alla soglia del 12,5-13% nazionale. Anche alle elezioni per la Camera dell'aprile 2006, ad An andarono il 12,3% dei voti.
E da allora le intenzioni di voto per An sono salite, sino al 16,5% del giugno 2007.
Ma poi sono riscese. E dal 14,9% del settembre 2007 sono passate al 14% a ottobre, e al 14,5% in questo sondaggio, realizzato a fine novembre.
Il problema, per Fini, è dunque di non perdere di vista il dato generale, espresso dagli elettori tutti e con più forza da chi potrebbe votare per il centrodestra, al di là dell'affiliazione a questo o a quel partito che vi si comprende: siete uniti se potete, state uniti e vi votiamo. Insieme. Altrimenti... ci arrabbiamo. (Libero)
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