| SONDAGGIO: L'83% DEGLI ITALIANI NON CONSIDERA OSCENO IL NUDISMO |
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| 11/08/2008 | |
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11 ago. - Nudisti? No, grazie. In Italia sembra che le spiagge
nudiste proprio non debbano esistere. Le poche che ci sono si trovano
sempre in posti poco conosciuti tanto che per raggiungerle bisogna
affrontare tratti di strada sconnessi e tortuosi, e non sono quasi mai
riconosciute legalmente
Si tratta insomma di spiagge quasi segrete che ogni anno infiammano le polemiche.
Secondo un recente sondaggio l’83% degli italiani considera non osceno il nudismo e l’85% è favorevole ad aprire spiagge apposite.
Alcune settimane fa, però, la spiaggia della Bassona a Ravenna, uno dei luoghi naturisti per eccellenza in Italia, che attira oltre 15mila presenza all’anno da tutta Europa, è stata chiusa. Il motivo? Mancano i servizi igienici, almeno così dice l’amministrazione comunale.
Essendo una riserva naturale interventi edilizi non sono possibili, quindi si taglia la testa al toro e se si vuol prendere il sole ci si veste. Il presidente della Fenait, la Federazione Naturista Italiana, Gianfranco Riboldi, è convinto che il sindaco abbia agito secondo la legge “anche se il vero problema è che l’Italia è l’unico paese in cui le oasi naturiste non sono regolamentate per legge”.
Il naturismo in Europa è quasi una moda. In molte località turistiche della Spagna, ad esempio, è praticato senza problemi e senza delimitazioni particolari, alla luce del sole, per dirla con un gioco di parole.
In Italia, invece, sembra che prendere il sole nudi e stare a contatto con la natura sia una stravaganza da fare al riparo da occhi indiscreti. Eppure la Federazione conta 5mila iscritti. “In Italia c’è un problema di cultura” spiega Riboldi “quando siamo nati come federazione negli anni 60 pensavamo che in pochi anni il naturismo diventasse un fenomeno di massa. E invece non siamo riusciti a decollare”.
Se in Cina è caduto il tabù e i primi nudisti hanno preso possesso della spiaggia di Dadonghai, sull’isola di Hainan, tanto che l’agenzia di stampa Nuova Cina si è posta il dilemma
“Naturismo che fare?”, a casa nostra pare che le cose vadano diversamente. Che nella perbenista Italia il nudismo sia considerato un tabù? Una cosa da allontanare dalle nostre spiagge?
Non è dato saperlo. A volte le oasi naturiste diventano luoghi che col naturismo forse hanno poco a che vedere, come alla Laguna del Mort, vicino a Eraclea, dove la spiaggia – clandestina – frequentata da nudisti è diventata un vero villaggio del sesso, con una cinquantina di capanne di legno coperte da tende che spesso si trasformano in alcove.
Un villaggio ben organizzato e strutturato, in base all’orientamento sessuale c’è l’apposita “zona relax”: coppie eterosessuali, omosessuali o scambiste.
Ognuno ha il suo posto, insomma, con precisi codici comportamentali: lo slip rosso appeso al palo della capanna significa alt, non entrate, lo slip verde invece dà il via libera al contatto. “Questo non ha niente a che vedere con il naturismo e con il nudismo” tuona Riboldi. “Il fatto che ci siano persone assetate di sesso che si infiltrano nelle nostre spiagge per cercare l’opportunità di un incontro a sfondo sessuale è per noi molto dannoso”.
La filosofia naturista si basa sul principio fondamentale del rispetto: di sé, degli altri, della natura. Difficile pensare che chi è in cerca di avventure erotiche sia animato solo dalla voglia di vivere in piena armonia con l’ambiente naturale.
(Affaritaliani)
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