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Ultimo aggiornamento: 09.07.2008 ore 07:00
SONDAGGIO MF/MILANO FINANZA: 65% IMPRESE CHIEDE IL TAGLIO DEL COSTO DEL LAVORO Stampa E-mail
29/02/2008

1 mar. - MF/Milano Finanza, ha svolto un sondaggio che sarà pubblicato sul numero in edicola domani, in cui su un panel di 68 società che include esponenti del risparmio gestito, quindi gestori di fondi di investimento e private banker, sia esponenti dell'industria, e quindi imprenditori e operatori di private equity, il 65% degli intervistati chiede al nuovo governo di tagliare il costo del lavoro per le imprese.

milano_finanza_280x200.jpgUlteriore riduzione del cuneo fiscale alle imprese, ripristino della vecchia normativa sulla deduzione degli interessi passivi per le imprese e parificazione del trattamento fiscale delle stock option al capital gain sono i tre provvedimenti principali che il mercato chiede a gran voce al nuovo governo e di cui devono tener conto gli schieramenti politici che vogliano conquistare il voto dei professionisti della finanza e dell'industria.
E' quanto emerge dal sondaggio realizzato da "MF/Milano Finanza", in edicola domani sabato 1 marzo, su di un panel di 68 societa' che include sia esponenti del risparmio gestito, quindi gestori di fondi di investimento e private banker, sia esponenti dell'industria, e quindi imprenditori e operatori di private equity.
In particolare il 65% degli intervistati chiede al nuovo governo di tagliare ancora il costo del lavoro per le imprese, uno su due, ovvero il 54%, si schiera a favore di un fisco piu' favorevole per gli interessi passivi e per le stock option (52%).
Il mercato auspica che il nuovo governo assuma impegni anche in merito al regime fiscale dei fondi comuni, per renderli omogenei alle sicav (52%), e riduca i tempi e i costi necessari per costituire una nuova impresa.
Fra le altre priorita' indicate nel sondaggio, la non modificazione della tassazione sulle rendite finanziarie (50%), l'introduzione di incentivi fiscali per il venture capital (46%) e di agevolazioni fiscali per la quotazione in borsa delle imprese (44%).
Parificare la tassazione dei fondi pensione e delle polizze integrative agli standard europei e adottare regole piu' severe per l'utilizzo da parte di banche e imprese dei derivati (41%) sono la nona e decima richiesta che il mercato avanza a chi governera' nella prossima legislatura. (Italpress)
Commenti (2) >>
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scritto da vassallo giuseppe, marzo 02, 2008

Ovvio è il fatto che, se la politica riconosce all'impresa ed alle regole del libero mercato il ruolo centrale di motore dell'economia e del rinnovamento del modello di sviluppo,questi soggetti sociali alzino la posta. In questa logica,il ruolo del "lavoro" non può che essere una variabile dipendente, soggetta a regole e condizioni, poste di volta in volta, in funzione della concorrenza e della realizzazione del massimo profitto. Ed i costi sociali? "Non importa:basta farli tacere!"

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scritto da Bruno Schiavon, marzo 01, 2008

Non sono mai sazi, piu gli dai, piu vogliono . Piangono perché non cresce la produttività ma hanno ricevuto 44 miliardi di euro in incentivi in cinque anni dal 2001 al 2006 , dove li hanno messi?
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La quota di reddito prodotto che andava al lavoro dipendente nel 72 era il 59,2% oggi è del 48.9%, a chi è andata la quota di diminuzione ? a rendite e profitti. Come dice Geminiello Alvi ,nel suo libro ,"Una repubblica fondata sulle rendite" è palese l'inadeguatezza di gran parte delle elite economiche, abili a incassare ogni forma di prebende,a manovrare l'opinione pubblica con campagne di stampa dei giornali controllati......
Il monte dei salari è cresciuto dal 90 al 2003 da 134.052 ml di euro a 230.984 i profitti sono passati da 150.432 milioni a 283.162 milioni le rendite da 155.000 a 264,724 milioni, questi sono i dati della contabilità nazionale , non si può barare.

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