| Sondaggio: per 2 italiani su 3 i magistrati sono di parte |
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| 29/10/2007 | |
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Sempre più sotto i riflettori ma sempre più fallimentare, la giustizia italiana dà un'immagine di sé quanto meno opaca. Non da oggi, certo. Ma bastano gli ultimi casi per acuire giudizi sprezzanti nei confronti delle nostre toghe. Per la maggioranza degli italiani i
magistrati agiscono con fini politici e, quand'anche non lo facciano, non sono imparziali come dovrebbero essere.
Figurarsi se riescono anche
solo ad apparire tali.
Senza scartabellare i casi
di storici processi flop o
rammentare la sovraesposizione
dei palazzi di giustizia
all'epoca di Mani pulite,
di recente la magistratura
ha fatto parlare di sé più
per liti interne ed evidenti
cantonate che per verdetti
esemplari.
Basti ricordare
la recente sentenza della
Corte di cassazione che ha
confermato l'assoluzione di
Silvio Berlusconi al processo
Sme: una vicenda, quella
legata alla tentata vendita
da parte dell'Iri del colosso
alimentare all'ingegnere
Carlo DeBenedetti, rivelatasi
poi un solo teorema; un
calvario giudiziario durato
12 anni e costato fior di
quattrini per nulla. Oppure
le baruffe tutte politiche in
quel di Catanzaro dove un
pm, Luigi De Magistris, stava
indagando il ministro
della Giustizia Clemente
Mastella e questi ne ha chiesto
il trasferimento d'ufficio
al Consiglio superiore
della magistratura. Storie
di ordinario subbuglio
quando c'è di mezzo una
procura.
E poi c'è lo sfogo davanti alle telecamere di Santoro del gip di Milano Clementina Forleo che ha denunciato minacce e intimidazioni da parte di altri magistrati e appartenenti delle forze dell'ordine. Insomma, intrighi, complotti, raggiri: tutti sempre spiattellati in prima serata. Il risultato di errori macroscopici e del continuo can can mediatico è nei pochi fogli di un sondaggio effettuato per il Giornale dalla Ferrari Nasi & Grisantelli. Per due italiani su tre (66,4%) «la magistratura italiana non è imparziale come dovrebbe essere». In disaccordo con questa affermazione, uno striminzito 22,7%. Altra domanda clou: «Secondo lei i magistrati agiscono con fini politici?». Anche in questo la risposta è inquietante: per il 55,8% i pm hanno un fine politico. La maggioranza assoluta degli italiani, quindi. Ne consegue che la stima in uno dei poteri fondamentali dello vacilla enormemente: la metà dei cittadini non ha fiducia nella giustizia (46,3%). Continua ad averne il 47%. Un po' pochino. E anche il sociologo Arnaldo Ferrari Nasi ne prende atto: «I dati parlano da soli e se fossi un magistrato mi interrogherei - confida -. Tutti i sondaggi, da anni, dicono che l'imparzialità della giustizia è percepita dagli italiani come un problema grave, dopo quello della criminalità e del lavoro. Da questi risultati emerge in maniera chiara che la corporazione dei giudici ha fallito». Un giudizio tranchant che, se si considerano i dati disaggregati, è trasversale a tutti i partiti politici. Tra gli elettori del centrosinistra, infatti, ben il 37,2% è convinto del fine politico delle nostre toghe e addirittura il 49,2% sostiene che queste ultime non siano imparziali come dovrebbero essere. Il tradizionale «partito dei giudici» mostra le prime crepe?
Nei
partiti della Casa della libertà,
invece, Alleanza nazionale
si conferma,come sempre,
più vicina alle procure.
Il 55,8% si fida ancora nei
giudici sebbene quasi tutti
(93,4%) ne riconoscano
l'imparzialità e il 77,6%
pensi che spesso vi sia un
obiettivo politico nelle loro
azioni. (Il Giornale) |
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