| SONDAGGIO SWG: A 3 ANNI UN BAMBINO SU 4 INIZIA A GIOCARE COI VIDEOGAMES |
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| 19/06/2008 | |
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19 giu. - Il 46% dei ragazzi italiani gioca ai videogames almeno una volta al
giorno, il 12% anche in piu' riprese. E un bambino su 4 comincia a
giocarci intorno ai tre anni. Ma la passione per i videogiochi, un
tempo prettamente maschile, inizia a sedurre anche le bambine, che
oramai rappresentano il 30% del totale. S
E' stata presentata questa mattina in occasione del lancio del progetto "Mony e Joy", la campagna per la sensibilizzazione dei minori sull'importanza di un uso responsabile e sicuro dei videogiochi e sulla necessità di un coinvolgimento dei genitori sul tema. Secondo l'indagine condotta da Swg, inoltre, una sessione di gioco dura mediamente quasi un'ora, ma oltre il 20% dedica ai videogiochi anche fino a due ore al giorno. L'indagine ha tracciato un quadro completo della abitudini dei giovani videogiocatori e del grado di consapevolezza dei loro genitori. E' emerso cosi' che il 46% dei ragazzi italiani gioca ai videogames almeno una volta al giorno, il 12% anche in piu' riprese. E che una sessione di gioco dura mediamente quasi un'ora, che non e' certo poco, se si tiene conto delle molte ore che i ragazzi passano anche davanti alla tv o in Internet. Inoltre, una quota di appassionati, oltre il 20%, dedica ai videogiochi anche fino a due ore al giorno. Da sottolineare anche una tendenza sempre piu' marcata da parte delle ragazze, soprattutto quelle cresciute al nord, ad abbandonare i giochi classicamente a loro dedicati: la quota di ragazze che ama i videogiochi costituisce infatti appena il 24% dei giocatori nella fascia 13-17 anni, mentre sfiora il 30% tra i piu' piccoli (7-12 anni). Piu' di 1 su 4, poi, inizia a giocare gia' a partire dai 3 anni e che oltre il 30% dei ragazzi tra i 7 e i 12 anni ha imparato in eta' pre-scolare, contro appena il 10% di quanti hanno oggi dai 13 ai 17 anni. Su base regionale, i dati mettono, invece, in evidenza una spiccata passione per il videogioco al sud e nelle isole: si gioca quasi 7 ore a settimana, contro le 5 della media nazionale. In particolare, sono i bambini del meridione quelli che non solo ci si dedicano di piu', ma che hanno anche iniziato molto prima rispetto agli altri: quasi il 40% dei bambini delle isole ha infatti avuto il primo approccio con videogiochi gia' a partire dal terzo anno di eta'. A tal proposito, il principale timore dei genitori e' legato al tempo trascorso davanti ai videogiochi. L'89% degli intervistati condivide questa preoccupazione e quasi il 60% dei genitori, percentuale che cresce notevolmente all'avanzare dell'eta', e che risulta piu' elevata tra chi ha figli maschi e tra chi risiede al sud, si dimostra preoccupato del numero di ore passato dai propri figli in compagnia dei giochi elettronici. In questo senso, spiega il Moige, esistono dei meccanismi di "parental control" sia per l'uso online, sia per quello offline in grado di limitare il tempo di attivita' dei bambini permettendo quindi ai genitori di stabilire delle regole, conoscere i contenuti ai quali i propri figli sono esposti e decidere con chi i bambini possono giocare online. Ma solo il 14% dei genitori li utilizza e il 40% ammette di avere difficolta' nel riuscire a far smettere di giocare i propri bambini. Inoltre solo il 25% dei genitori conosce e utilizza il Pegi, il sistema di classificazione dei videogiochi adottato in Italia che indica per ogni singolo prodotto l'eta' consigliata sulla base del contenuto, mentre il 60% non lo conosce o ne ha solo sentito parlare. Tra i genitori con figli piccoli, meno di uno su tre controlla questo strumento. Oggi i videogiochi "fanno parte della vita dei nostri figli, e bisogna imparare ad utilizzarli in maniera consapevole e responsabile" spiega Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale del Movimento italiano genitori, sottolineando che "bisogna conoscere quali giochi sono adatti all'eta' dei nostri figli, e comunque controllarli sempre". Per questo, aggiunge Munizzi, "c'e' bisogno di una attenzione continua, anche sul tempo che i nostri figli trascorrono davanti alla console, che non deve 'cannibalizzare' il resto delle loro attivita', dallo studio alle altre tipologie di giochi, soprattutto quelli che permettono loro di fare attivita' fisica e di socializzare con i loro coetanei". Il tema dei videogiochi, sottolinea Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'eta' evolutiva, "presenta diversi aspetti problematici, sia per i bambini che per noi adulti: se è giusto che i genitori debbano avere la responsabilità e l'opportunita' di intervenire negli aspetti educativi che riguardano i loro figli, è però vero che non devono in alcun modo svolgere attività in stile 'Sherlock Holmes'per indagare quali siano i videogiochi idonei per i loro figli". Secondo Castelbianco, dunque, il fatto che i produttori di videogiochi "riescano a vendere di piu' puntando sulla comprensibile curiosità e sulla volontà di trasgredire dei più piccoli non può esimerli da informare correttamente il genitore che compra il gioco. E' pertanto opportuno che vengano indicati sulle scatole, e in maniera realistica, sia il limite d'età', sia la tipologia del contenuto del videogioco". |
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