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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 06.09.2008 ore 02:00
SONDAGGIO "WOMEN NETWORK": ACCESSO AL CREDITO, IMPRESE ROSA DISCRIMINATE Stampa E-mail
02/07/2008
02 lug. - Difficolta' di accesso al credito per le donne, discriminazione finanziaria soprattutto quando si decide di consolidare e sviluppare attivita' in proprio o dar vita a nuove aziende.

impresa_femminile_280x200.jpgE' quanto emerge da un sondaggio condotto a livello nazionale, nell'ambito dell'iniziativa 'Chase', promosso dal Women Network di Eurochambres e presentato oggi a Roma, nella sede di Palazzo Altieri, da Marcella Corsi, componente del comitato scientifico 'Fondazione Risorsa Donna', in apertura del convegno 'Piu' credito alle donne. Progettare opportunita' di genere nel Lazio'.

Il limitato accesso al credito puo' essere spiegato, si legge nel dossier, considerando alcuni aspetti strutturali proprie delle imprese femminili. La maggior parte delle imprese femminili (circa il 93% a livello nazionale) sono imprese individuali e soltanto nel 5,3% si tratta di societa' di capitale.

Una percentuale di imprese e' ancora giovane (quasi il 27% delle imprese donna e' nato dopo il 2000). Soltanto una minoranza delle imprese di donne e' impegnata nel settore manifatturieri (poco piu' del 10%), mentre oltre il 55% e' di carattere agricolo e commerciale. Il resto e' impegnato nell'offerta di servizi. Quasi il 40% delle imprese, inoltre, e' stato creato in funzione delle necessita' di soddisfare il bisogno di lavorare, per sfuggire dunque alla disoccupazione. Ed e' caratterizzato da un orientamento a minimizzare i rischi di impresa, compresi quelli connessi al credito.

Soltanto per il 10% circa delle imprese, si legge sempre nel dossier, e' stata elaborata un'analisi di mercato, solo una piccola minoranza di imprese ricorre a forme di assistenza e consulenze specializzate, una grande maggioranza delle imprese femminili mostra, inoltre, una scarsa propensione all'innovazione. Questo insieme di elementi contribuisce a produrre due effetti apparentemente negativi. Da un lato le imprese femminili appaiono come 'soggetti deboli' rispetto al mercato del credito, dall'altro tendono a ricorrere in misura limitata alle opportunita' di credito esistenti, semplicemente perche' non le conoscono o perche' non ne hanno bisogno.

Alcune ricerche condotte a livello internazionale hanno messo in luce l'esistenza di altre problematiche. La tendenza, per esempio, da parte delle donne, come di altri soggetti svantaggiati, a limitare i rischi d'impresa attraverso uno scarso ricorso alle risorse esterne, una scarsa capacita' di negoziare condizioni di credito ottimali accanto alla presenza, anche in assenza di politiche discriminatorie da parte degli istituti di credito, di atteggiamenti degli operatori bancari che tendono a diventare veri e propri ostacoli all'accesso al credito, come l'uso di criteri di valutazione differenti per uomini e donne.

Nel 2007 le imprese individuali finanziate nella provincia di Roma sono state 13mila 964, di cui solo il 24% sono imprese femminili, si legge ancora nel sondaggio 'L'accesso al credito delle donne', presentato da Marcella Corsi a Palazzo Altieri. Solo a Roma si e' assistito ad un incremento del 7% del numero delle imprese finanziate. Forte incremento nel valore medio dei prestiti alle imprese femminili nella Provincia di Roma, superiore alla media nazionale. Si e' passati infatti da un valore medio di 72.936 nel 2006 ad un valore di 134.892 euro nel 2007. Il valore medio dei finanziamenti per cassa per le imprese femminili e' superiore rispetto a quello maschile, nella Provincia di Roma, fenomeno in contrasto con il dato medio nazionale. Nell'ambito del progetto e' stata, inoltre, condotta un'indagine socio- economica con il proposito di osservare su un campione di 600 donne (poi ridotto a 409) di eta' compresa tra i 20 e i 49 anni, occupate nella Provincia di Roma, in qualita' di titolari di ditte individuali o come libere professioniste, nonche' su un campione di controllo di 100 uomini (poi scesi a 55) con le stesse caratteristiche, eventuali forme di discriminazione di genere nell'accesso al credito.

Le interviste sono state condotte nel mese di maggio 2008. Il questionario e' diviso in due sezioni. Una dedicata alle modalita' di ricorso al credito bancario, l'altra alle forme di discriminazione eventualmente vissute dalle intervistate. La quasi totalita' delle donne intervistate ha dichiarato di disporre di almeno un conto corrente. Con la crescita del livello di istruzione, sempre secondo il sondaggio, aumenta la percentuale di donne che dispongono di un maggior numero di conti correnti.

Il servizio bancario maggiormente usato sia dagli uomini che dalle donne del campione e' il conto corrente (77% e 82% delle risposte rispettivamente). Ad ampia distanza seguono i prestiti, i mutui e le fidejussioni (8,6% e 7,7% delle risposte rispettivamente per uomini e donne). Il ricorso al prestito bancario risulta, invece, essere piuttosto raro. Quasi il 60% delle donne intervistate ha dichiarato di non averne mai chiesto uno. Una su quattro lo ha chiesto una sola volta ed appena una su sei lo ha chiesto piu' di una volta.

I prestiti richiesti risultano, in media, di modesta entita'. Sono piu' le donne degli uomini che hanno chiesto prestiti al di sotto dei 15 mila euro (l'85% contro il 78%), e gli uomini che hanno richiesto prestiti al di sopra dei 25 mila euro sono addirittura il doppio delle donne (il 14,5% contro il 7,7%). Il dossier ha inoltre delineato il profilo delle donne che hanno richiesto prestiti.

A livelli di istruzione piu' elevata si associa una maggiore percentuale di donne che non hanno mai richiesto prestiti (72% contro il 55% delle donne con istruzione bassa). Quindi maggiore istruzione, minore ricorso al credito. Mentre in corrispondenza di livelli di istruzione bassi o medi la percentuale di chi ha richiesto un prestito una volta o piu' volte sale rispettivamente al 19% e al 34%, al 17% e al 26%.

Su 172 donne che hanno dichiarato di aver chiesto un prestito (al di sotto dei 15 mila euro) l'83, 3% lo ha ottenuto (per gli uomini la percentuale di prestiti accordati sale all'88%). La forma di garanzia maggiormente richiesta e' la dichiarazione dei redditi.

Naturalmente la richiesta di garanzie si lega anche all'entita' del prestito (da 15mila euro e 25mila euro). L'atteggiamento delle banche sembra variare in relazione all'attivita' professionale svolta dalla richiedente. Per le libere professioniste e' sufficiente la dichiarazione dei redditi a garanzia del prestito richiesto, e in piu' di un caso su cinque non sono richieste garanzie. Le titolari di ditte individuali e' piu' frequente che si vedano richiedere a garanzia del prestito l'abitazione di proprieta' e un garante esterno (familiare o non). Riguardo poi alla banche, sottolinea ancora il rapporto, poco piu' della meta' delle intervistate giudica di 'buono o ottimo' livello la qualita' dei servizi bancari.

uttavia oltre il 40% di queste si assesta su una valutazione cauta, definendoli 'buoni'. Sul fronte dell'insoddisfazione, che interessa poco meno della meta' delle donne intervistate, oltre un terzo considera 'appena sufficiente' il servizio ricevuto ed il 14% lo definisce addirittura 'pessimo'.

Nei rapporti con le banche, prevale sempre dal sondaggio, una scarsa insoddisfazione, legata all' "impossibilita' di negoziazione delle condizioni di fruizione dei servizi. Per il 65,4% delle intervistate rimane il problema principale. Una buona meta' delle intervistate lamenta anche una 'scarsa chiarezza dei prodotti offerti dalle banche' (53%) e la loro 'inadeguatezza rispetto alle esigenze delle clienti' (40,5%).

Gli uomini intervistati sono anche piu' critici. Sembrerebbe quindi che i problemi non abbiano uno spiccato connotato di genere, piuttosto abbiano a che fare con un sistema bancario percepito ancora come troppo rigido, incapace di identificare strumenti e prodotti idonei ad andare effettivamente incontro alle esigenze dei clienti. Ben due terzi delle intervistate (68%) ha dichiarato di non aver vissuto esperienze di discriminazione finanziaria per il fatto di essere donna.

Quando, invece, nel 32% dei casi, si sono sentite discriminate e' stato soprattutto a causa della loro 'professione' e per ragioni 'diverse', legate prevalentemente al reddito, al volume d'affari, alla scarsa solidita' patrimoniale o alle pgaranzie offerte. Sono in particolare le donne titolari di una ditta individuale ad aver sperimentato queste forme di discriminazione a differenza di quanto accade alle libere professioniste (41% delle prime contro il 15% delle seconde). Al crescere dell'eta' aumenta la percentuale di donne che si e' sentita discriminata finanziariamente. Si passa dal 27% circa tra le donne di 20-35 anni, al 31% di quelle tra i 43 e i 49. E' stato chiesto inoltre alle intervistate se ritenessero che un intermediario finanziario attento alle specifiche esigenze delle donne avrebbe potuto ridurre il fenomeno delle discriminazioni finanziarie. Ben il 37% delle intervistate ha risposto positivamente, predilegendo una figura femminile come interlocutore.  (Adnkronos)

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