| TURISMO: ESTATE 2008, 78% ENO-APPASSIONATI HA TRASCORSO VACANZE IN ITALIA |
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| 03/09/2008 | |
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3 set. - Gli eno-appassionati italiani
confermano anche in estate il proprio amore per il Belpaese e per i
suoi infiniti vitigni autoctoni: il 78% degli amanti del buon bere ha
scelto quest'anno di trascorrere le vacanze in Italia, e, tra questi,
l'82% ha messo in tavola esclusivamente etichette locali, a fronte di
un 18% che invece ha optato sempre ed ovunque per gli evergreen
nazionali, ovvero le grandi denominazioni e le griffe piu' celebri.
Per quelli che si sono recati all'estero (22%), l'imperativo e'
stato di concedersi vino solo nei Paesi di lunga e consolidata
tradizione enologica: altrimenti, meglio bere birra o addirittura
acqua pur di evitare i vini del luogo, considerati alla stregua di
curiosita' folkloristiche da assaggiare e subito dimenticare, come il
vino di banane del Vietnam o lo Chardonnay thailandese.
Sono i risultati del sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti
piu' cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly
(www.vinitaly.it), l'evento di riferimento dell'enologia
internazionale, che indaga sulle localita' turistiche scelte dagli
eno-appassionati e sui vini-simbolo delle loro vacanze. Fedeli al
motto ''Regione che vai, vino che trovi'', l'82% degli amanti del buon
bere in vacanza ha bevuto Gewurtztraminer e Lagrein in Alto Adige,
Marzemino e Teroldego in Trentino, Vermentino e Pigato in Liguria.
In Puglia la scelta e' caduta su Negroamaro e
Primitivo di Manduria, in Toscana su Brunello di Montalcino, Nobile di
Montepulciano, Chianti Classico, Morellino di Scansano e Bolgheri. In
Abruzzo assaggio obbligato per il Montepulciano, nelle Marche per
Verdicchio e Lacrima di Morro d'Alba, in Sardegna per Vermentino e
Cannonau. In Campania ci si e' affidati a Falanghina, Fiano e Taurasi.
In Sicilia i ''campioni'' locali sono stati Nero d'Avola, Grillo e
Inzolia, senza dimenticare gli inarrivabili vini da meditazione della
regione, dal Passito di Pantelleria al Moscato di Noto.
Il motivo principale per cui gli enonauti hanno scelto di bere
vini del luogo e', naturalmente, per la possibilita' di scoprire o
riscoprire l'enorme varieta' ampelografica offerta dal Belpaese, con i
suoi mille e piu' vitigni, molti dei quali poco conosciuti e quasi
impossibili da trovare al di fuori dal territorio di origine. In piu'
sono proprio i vini autoctoni, magari di piccoli produttori, quelli
che meglio si abbinano alla cucina del territorio, offrendo il non
trascurabile richiamo dell'ottimo rapporto qualita'/prezzo. Ma c'e'
anche una percentuale di appassionati (18%) che ha preferito andare
sul sicuro, scegliendo le grandi denominazioni e i marchi piu' noti,
senza nessuna attinenza con la meta scelta per le proprie ferie: una
piccola nicchia di ''eno-snob'' che, discostandosi dagli abbinamenti
piu' scontati, ha bevuto Champagne alle Eolie, Barbaresco sulla
Riviera Romagnola e Franciacorta nel Salento.
Tra coloro che si sono recati all'estero (22% di
chi ha risposto al sondaggio), la regola e' stata quella di concedersi
vino solo nei territori di lunga e consolidata tradizione enologica:
chi va in Francia beve vino francese, ça va sans dire. Ma se la
Francia e' un vero e proprio Paese di Bengodi per gli eno-turisti,
sono molte altre le mete, in Europa e nel mondo, in cui il vino
rappresenta uno degli elementi di richiamo del viaggio.
Gli amanti del
buon bere si sono abbandonati felici ai robusti Rioja in Spagna, agli
ottimi bianchi della Mosella in Germania, al fresco Vinho Verde in
Portogallo, o alle sempre piu' quotate etichette della Napa Valley
negli Stati Uniti.
Chi si e' recato in vacanza a Londra, o comunque in Gran
Bretagna, si e' orientato decisamente sui vini del Nuovo Mondo,
un'ampissima scelta che spazia dal Cile al Sudafrica. Un discorso a
parte merita, invece, chi e' stato in Paesi in cui il vino non fa
parte della cultura e della tradizione locale: se esistono temerari
che in Vietnam bevono il "vino alla banana" o che in Polinesia provano
lo Chardonnay thailandese, la sensazione generale e' che, in certi
viaggi, non e' diffusa ne' l'abitudine, ne' il desiderio di bere i
vini del luogo, considerati perlopiu' alla stregua di curiosita'
folkloristiche da assaggiare e subito dimenticare. Insomma, gli amanti
del vino che sono andati in Islanda o alle Seychelles confessano di
aver bevuto birra, se non addirittura acqua& 8230. (Adnkronos).
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