| UE: BERTIE AHERN IN LIZZA PER LA PRESIDENZA DEL 2009 |
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| 04/03/2008 | |
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4 Mar. - Nella corsa alla poltrona di primo presidente stabile dell'Ue sta emergendo la figura del primo ministro irlandese Bertie Ahern. A sostenerlo e' l'edizione odierna dell''International Herald Tribune', in riferimento alla carica creata dal Trattato di Lisbona (sulla falsa riga della fallita Costituzione Europea), prevista per due anni e mezzo al posto dell'attuale sistema delle presidenze semestrali rotanti.
Secondo il giornale, a dare buone credenziali al capo del governo di Dublino
sono anzitutto le eccellenti doti di mediatore dimostrate nel 2004, quando
riusci' a ottenere il consenso dei Ventisette sulla Costituzione Europea (bocciata
poi dai referendum in Francia e Olanda). "A giugno
l'Irlanda terra' un referendum sul trattato di Lisbona", e, prosegue,
"se otterra' un 'si'' come prevedono i sondaggi, Ahern
crescera' in statura".
Unica ombra, "le controversie in Irlanda su
propri atti finanziari negli anni Novanta".
I risultati sulla scena europea porrebbero Ahern, sempre che mostri effettivamente la sua disponibilita', in vantaggio anche rispetto a quello che viene considerato un candidato di punta, il primo ministro nonche' ministro delle Finanze lussemburghese Jean Claude Juncker. "Considerato un efficiente presidente dell'eurogruppo - osserva ancora il quotidiano - Juncker come presidente di turno dell'Ue ha concluso il suo semestre con il fallimento di importanti negoziati sulle prospettive finanziarie dell'Ue".
Tra i candidati di spicco per la presidenza a Bruxelles
continua a figurare l'ex premier britannico Tony Blair, il cui nome e' stato tra
i primissimi nomi a circolare come possibile presidente. Tuttavia, la strada
per lui appare in salita. "Il principale vantaggio di Blair - ricorda
l'Iht - e' stato, finora, il fatto che e' l'unico ad avere fama mondiale".
Tuttavia, aggiunge il giornale, "pur essendo riconosciuto come un eccellente politico, la sua posizione sulla guerra in Iraq e la sua reputazione come un politico che opera sulla base delle proprie convinzioni anziche' sul consenso ne farebbero un candidato che divide".
Inoltre "la decisione
della Gran Bretagna di non partecipare a iniziative Ue come l'euro e' un chiaro
handicap, la Germania
e l'Italia hanno gia' espresso una preferenza per un candidato di un paese
impegnato in tutte le attivita' chiave dell'Ue".
Tra gli altri candidati figura anche il nome del premier danese Anders Fogh Rasmussen, ma, al pari di Tony Blair, ha l'handicap di appartenere a un paese che non partecipa all'euro, con 'opt-out' in materia di Giustizia e Difesa.
Infine, viene menzionato anche l'attuale presidente della Commissione Europea
Jose' Manuel Durao Barroso. Il portoghese ha pero' un altro problema, e cioe'
il fatto che la sua carica scade solo a fine 2009, mentre il nuovo presidente
stabile dovrebbe entrare in carica gia' all'inizio di quell'anno.
Tutto questo, ben inteso, sempre che il processo di ratifica del Trattato di Lisbona si concluda entro la fine dell'anno, altrimenti i giochi cambieranno. (Adnkronos) |
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