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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 22:19
USA '08/DIRETTA: H. 8,00 - A scrutini ormai ultimati ROMNEY al 39% Stampa E-mail
16/01/2008

16 gen. - Vittoria a mani basse per Mitt Romney nel terzo appuntamento pre-elettorale sulla via delle presidenziali americane di novembre, le primarie nel Michigan, di fatto riservate questa volta ai soli repubblicani giacche', in campo democratico.

romney7.jpg In lizza c'erano ufficialmente la sola Hillary Rodham Clinton insieme all'outsider Dennis Kucinich, tutti gli altri candidati essendosi ritirati anzitempo in reazione alla mancata osservanza delle regole valide a livello nazionale; i rispettivi sostenitori erano pertanto stati invitati ad annullare le schede, e cosi' in larghissima percentuale hanno fatto.
Romney giocava in casa, essendo nativo dello Stato Usa che, grazie a Detroit, e' la culla dell'industria automobilistica; suo padre era inoltre stato governatore negli anni '60, prima di tentare senza successo la corsa alla Casa Bianca. Resta il fatto che, su tre test, e' la terza volta in cui il successo va a un diverso aspirante alla nomination del Gop, il 'Great Old Party', come i repubblicani chiamano confidenzialmente la propria formazone politica.
All'esordio nello Iowa si era imposto infatti il predicatore battista Mike Huckabee, rivale del mormone Romney nell'accaparrarsi i favori della destra religiosa; poi nel New Hampshire l'aveva spuntata il veterano John McCain, epsonente dell'ala moderata del partito.
Con il 100% delle schede scrutinate, Romney ha raccolto il 39 per cento dei voti, superando di ben 9 punti percentuali McCain, piazzatosi soltanto secondo Huckabee, terzo, si e' fermato a un misero 19 per cento, con le briciole dello scrutinio distribuite agli altri concorrenti: 6 per cento a Ron Paul, 4 a Fred Thompson e 3 per cento a Rudolph Giuliani, che aveva preferito non impegnarsi nel Michigam per concentrare i propri sforzi su Stati a lui piu' favorevoli, a cominciare dalla Florida dove si andra' alle urne per le primarie il 29 gennaio prossimo. Secondo gli osservatori, la stessa incertezza in seno all'elettorato, che i confronti tra candidati repubblicani stanno evidenziando, potrebbe finire con il favorire proprio Giuliani: partito lento ma, almeno sulla carta, in grado di recuperare nel finale, quando il suo sforzo raggiungera' il massimo grado d'intensita' mentre gli avversari avranno in gran parte gia' esaurito le munizioni a loro disposizione, tranne forse McCain.
Per Romney quella di ieri era comunque l'ultima possibilita' di restare in lizza: avesse perso anche nel proprio 'feudo', per l'ex governatore del Massachusetts la partita si sarebbe irrimediabilmente chiusa.

Il punto di forza di Romney nel Michigan appare pero' poteri trasformare altrove, come del resto era gia' accaduto nelle due occasioni precedenti, in un tallone d'Achille: e' infatti paladino dei valori tradizionali familiari, nmico dei gay, anti-abortista, favorevole al mantenimento della pena di morte, rigidissimo in materia d'immigrazione: tutti temi cari agli strati piu' conservatori della popolazione degli Stati Uniti; ma e' un mormone, tra l'altro il primo di sempre teoricamente in grado di aspirare alla Presidenza, e dunque in altre zone del Paese, dove l'adesione al cristianesimo 'classico' non e' in discussione, esposto a essere bollato come poco meno di un eretico.
Tra i democratici, a spoglio completato, Hillary Clinton ha facilmente fatto incetta del 55 per cento dei suffragi, lasciando a Kucinich un irrilevante 4%. I dati piu' significativi sono pero' alri: addirittura il 40 per cento delle schede non sono state assegnate in quanto risultate nulle, segno che l'appello degli aventiniani ha fatto davvero presa; eppure l'affluenza degli elettori fedeli al partito dell'asinello e' stata quanto mai elevata, il che significa che la voglia di esserci, e di vincere le presidenziali, e' intatta. Si proseguira' sabato nel Nevada, dove entrambi gli schieramenti affronteranno i rispettivi caucus, e nella South Carolina, dove di nuovo soltanto i repubblicani voteranno per le primarie. (AGI)

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