| USA '08/DIRETTA: H. 8,00 - A scrutini ormai ultimati ROMNEY al 39% |
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| 16/01/2008 | |
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16 gen. - Vittoria a mani basse per Mitt Romney nel terzo appuntamento pre-elettorale sulla via delle presidenziali americane di novembre, le primarie nel Michigan, di fatto riservate questa volta ai soli repubblicani giacche', in campo democratico. In lizza c'erano ufficialmente la sola Hillary Rodham Clinton insieme
all'outsider Dennis Kucinich, tutti gli altri candidati essendosi ritirati anzitempo
in reazione alla mancata osservanza delle regole valide a livello nazionale; i rispettivi
sostenitori erano pertanto stati invitati ad annullare le schede, e cosi' in
larghissima percentuale hanno fatto.
Romney giocava in casa, essendo nativo
dello Stato Usa che, grazie a Detroit, e' la
culla dell'industria automobilistica; suo padre era inoltre stato governatore
negli anni '60, prima di tentare senza successo la corsa alla Casa Bianca.
Resta il fatto che, su tre test, e' la terza volta in cui il successo va a un
diverso aspirante alla nomination del Gop, il 'Great Old Party', come i
repubblicani chiamano confidenzialmente la propria formazone politica.
All'esordio nello Iowa si era imposto infatti il predicatore battista Mike Huckabee,
rivale del mormone Romney nell'accaparrarsi i favori della destra religiosa;
poi nel New Hampshire l'aveva spuntata il veterano John McCain, epsonente
dell'ala moderata del partito.
Con il 100% delle schede scrutinate,
Romney ha raccolto il 39 per cento dei voti, superando di ben 9 punti percentuali
McCain, piazzatosi soltanto secondo Huckabee, terzo, si e' fermato a un misero
19 per cento, con le briciole dello scrutinio distribuite agli altri
concorrenti: 6 per cento a Ron Paul, 4 a Fred Thompson e 3 per cento a Rudolph
Giuliani, che aveva preferito non impegnarsi nel Michigam per concentrare i
propri sforzi su Stati a lui piu' favorevoli, a cominciare dalla Florida dove
si andra' alle urne per le primarie il 29 gennaio prossimo. Secondo gli osservatori,
la stessa incertezza in seno all'elettorato, che i confronti tra candidati repubblicani
stanno evidenziando, potrebbe finire con il favorire proprio Giuliani: partito
lento ma, almeno sulla carta, in grado di recuperare nel finale, quando il suo
sforzo raggiungera' il massimo grado d'intensita' mentre gli avversari avranno
in gran parte gia' esaurito le munizioni a loro disposizione, tranne forse
McCain.
Per Romney quella di ieri era comunque l'ultima possibilita' di restare
in lizza: avesse perso anche nel proprio 'feudo', per l'ex governatore del
Massachusetts la partita si sarebbe irrimediabilmente chiusa.
Il punto
di forza di Romney nel Michigan appare pero' poteri trasformare altrove, come
del resto era gia' accaduto nelle due occasioni precedenti, in un tallone d'Achille:
e' infatti paladino dei valori tradizionali familiari, nmico dei gay,
anti-abortista, favorevole al mantenimento della pena di morte, rigidissimo in materia
d'immigrazione: tutti temi cari agli strati piu' conservatori della popolazione
degli Stati Uniti; ma e' un mormone, tra l'altro il primo di sempre
teoricamente in grado di aspirare alla Presidenza, e dunque in altre zone del
Paese, dove l'adesione al cristianesimo 'classico' non e' in discussione,
esposto a essere bollato come poco meno di un eretico. |
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