| USA '08: I CANDIDATI RACIMOLANO VOTI ANDANDO A SPASSO PER IL MONDO |
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| 30/06/2008 | |
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30 giu. - Gli elettori americani nei
prossimi giorni vedranno in Tv John McCain che parla loro di
immigrazione non dalla solita palestra di una scuola negli Usa,
ma da Colombia e Messico. I fans di Barack Obama presto dovranno
rassegnarsi a vederlo volar via, verso Europa e Medio Oriente,
con tappe in Iraq e Afghanistan.
La corsa alla Casa Bianca
diventa globale e i suoi protagonisti, oltre alle valigie,
devono ora tenere a portata di mano anche il passaporto.
Lo scenario e' insolito, perche' l'estate prima del voto e'
normalmente dedicata dai candidati a consolidare le loro
posizioni nei 50 stati dell'Unione, senza 'distrazioni'.
Ma la
campagna 2008 si e' gia' rivelata innovativa da un gran numero
di punti di vista e la sua internazionalizzazione ne e' un
segnale ulteriore.
Non e' un caso che anche uno studio condotto
da una societa' specializzata su chi sia il candidato migliore
alla vicepresidenza, si sia concluso indicando l'ex segretario
di Stato Colin Powell - un esperto di politica estera - come il
numero due ideale sia per McCain, sia per Obama (e Condoleezza
Rice come seconda opzione repubblicana).
McCain ha incontrato ieri a Washington il presidente iracheno
Jalal Talabani e la filippina Gloria Arroyo e sara' da martedi'
a giovedi' in Colombia e Messico. Parlera' di libero scambio e
cerchera' anche di mandare messaggi di apertura
sull'immigrazione alla comunita' ispanica negli Usa, che
controlla una fetta importante del voto.
Obama ha appena
annunciato che a meta' luglio visitera' Gran Bretagna, Francia,
Germania, Giordania e Israele, ed e' atteso anche a Baghdad e
Kabul. Per la prima volta girano anche progetti di un dibattito
presidenziale all'estero: il Dubai si e' fatto avanti per
proporlo.
''Gli Usa sono poco popolari all'estero di questi tempi - ha
scritto sul Washington Post l'opinionista di politica estera
David Ignatius, coinvolto nel progetto di Dubai - in parte
perche' siamo percepiti come arroganti che non si curano di cio'
che pensa il mondo. Un dibattito all'estero aiuterebbe a
cambiare questa percezione''.
Che si realizzi o meno l'improbabile idea degli emiri, e'
certo che e' in corso un fenomeno nuovo, con varie motivazioni.
E' McCain che spinge per mettere la politica estera al centro
del dibattito, ritenendo di avere un curriculum piu' solido
dell'avversario.
Obama ha programmato i viaggi all'estero quasi
come mossa difensiva e controvoglia, dovendo rinunciare a molti
giorni preziosi di campagna elettorale e di raccolta fondi negli
Usa.
Al senatore dell'Illinois il tour globale serve per
rassicurare sulle credenziali in politica estera e, nel caso in
particolare della tappa in Iraq, per cercare di mettere a tacere
le accuse dei repubblicani.
Il partito di McCain sta attaccando
Obama perche' dal gennaio 2006 non visita Baghdad e perche'
promuove un ritiro delle truppe senza avere - ad avviso dei
repubblicani - un'adeguata conoscenza dei progressi recenti.
Ma tra molti strateghi di George W.Bush e dei repubblicani
c'e' preoccupazione per la strategia di McCain di puntare sui
temi internazionali.
I sondaggi mostrano che quest'anno agli
americani, Iraq a parte, interessano soprattutto le faccende di
casa: la crisi del credito, i mutui per la casa, lo stato
dell'economia, il prezzo della benzina. McCain sembra voler
remare controcorrente.
Invece di rispondere alle preoccupazioni
degli elettori, e' impegnato a portare la politica estera in
cima ai loro pensieri in un momento in cui, a differenza degli
anni post-11 settembre, gli americani pensano ad altro. Una
strategia rischiosa, che qualcuno ha gia' paragonato a quella
che costo' la rielezione a George Bush padre: nel 1992 gareggio'
rivendicando i propri successi internazionali e fu sconfitto da
Bill Clinton, che parlo' agli americani soprattutto d'economia.
Ma McCain replica che il mondo globalizzato e' uno scenario
nuovo e che non si puo' parlare di alcun tema interno, senza
legarlo alla prospettiva internazionale. E' il caso, per il
senatore, dei dibattiti sull'immigrazione, sull'energia o sulla
tutela dell'ambiente. (ANSA)
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