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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 28.08.2008 ore 16:30
USA '08: I CANDIDATI RACIMOLANO VOTI ANDANDO A SPASSO PER IL MONDO Stampa E-mail
30/06/2008
30 giu. - Gli elettori americani nei prossimi giorni vedranno in Tv John McCain che parla loro di immigrazione non dalla solita palestra di una scuola negli Usa, ma da Colombia e Messico. I fans di Barack Obama presto dovranno rassegnarsi a vederlo volar via, verso Europa e Medio Oriente, con tappe in Iraq e Afghanistan.
obama_mccain_05_280x200.jpgLa corsa alla Casa Bianca diventa globale e i suoi protagonisti, oltre alle valigie, devono ora tenere a portata di mano anche il passaporto.
Lo scenario e' insolito, perche' l'estate prima del voto e' normalmente dedicata dai candidati a consolidare le loro posizioni nei 50 stati dell'Unione, senza 'distrazioni'.
Ma la campagna 2008 si e' gia' rivelata innovativa da un gran numero di punti di vista e la sua internazionalizzazione ne e' un segnale ulteriore.
Non e' un caso che anche uno studio condotto da una societa' specializzata su chi sia il candidato migliore alla vicepresidenza, si sia concluso indicando l'ex segretario di Stato Colin Powell - un esperto di politica estera - come il numero due ideale sia per McCain, sia per Obama (e Condoleezza Rice come seconda opzione repubblicana).
McCain ha incontrato ieri a Washington il presidente iracheno Jalal Talabani e la filippina Gloria Arroyo e sara' da martedi' a giovedi' in Colombia e Messico. Parlera' di libero scambio e cerchera' anche di mandare messaggi di apertura sull'immigrazione alla comunita' ispanica negli Usa, che controlla una fetta importante del voto.
Obama ha appena annunciato che a meta' luglio visitera' Gran Bretagna, Francia, Germania, Giordania e Israele, ed e' atteso anche a Baghdad e Kabul. Per la prima volta girano anche progetti di un dibattito presidenziale all'estero: il Dubai si e' fatto avanti per proporlo.
''Gli Usa sono poco popolari all'estero di questi tempi - ha scritto sul Washington Post l'opinionista di politica estera David Ignatius, coinvolto nel progetto di Dubai - in parte perche' siamo percepiti come arroganti che non si curano di cio' che pensa il mondo. Un dibattito all'estero aiuterebbe a cambiare questa percezione''.
Che si realizzi o meno l'improbabile idea degli emiri, e' certo che e' in corso un fenomeno nuovo, con varie motivazioni.
E' McCain che spinge per mettere la politica estera al centro del dibattito, ritenendo di avere un curriculum piu' solido dell'avversario.
Obama ha programmato i viaggi all'estero quasi come mossa difensiva e controvoglia, dovendo rinunciare a molti giorni preziosi di campagna elettorale e di raccolta fondi negli Usa.
Al senatore dell'Illinois il tour globale serve per rassicurare sulle credenziali in politica estera e, nel caso in particolare della tappa in Iraq, per cercare di mettere a tacere le accuse dei repubblicani.
Il partito di McCain sta attaccando Obama perche' dal gennaio 2006 non visita Baghdad e perche' promuove un ritiro delle truppe senza avere - ad avviso dei repubblicani - un'adeguata conoscenza dei progressi recenti. Ma tra molti strateghi di George W.Bush e dei repubblicani c'e' preoccupazione per la strategia di McCain di puntare sui temi internazionali.
I sondaggi mostrano che quest'anno agli americani, Iraq a parte, interessano soprattutto le faccende di casa: la crisi del credito, i mutui per la casa, lo stato dell'economia, il prezzo della benzina. McCain sembra voler remare controcorrente.
Invece di rispondere alle preoccupazioni degli elettori, e' impegnato a portare la politica estera in cima ai loro pensieri in un momento in cui, a differenza degli anni post-11 settembre, gli americani pensano ad altro. Una strategia rischiosa, che qualcuno ha gia' paragonato a quella che costo' la rielezione a George Bush padre: nel 1992 gareggio' rivendicando i propri successi internazionali e fu sconfitto da Bill Clinton, che parlo' agli americani soprattutto d'economia.
Ma McCain replica che il mondo globalizzato e' uno scenario nuovo e che non si puo' parlare di alcun tema interno, senza legarlo alla prospettiva internazionale. E' il caso, per il senatore, dei dibattiti sull'immigrazione, sull'energia o sulla tutela dell'ambiente. (ANSA)
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