| USA '08: IL 69% HA APPREZZATO IL DISCORSO DI OBAMA SULL'AMERICA E SULLA RAZZA |
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| 01/04/2008 | |
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01 apr. - La sera del 4 aprile di 40 anni
fa un candidato presidente bianco entro' senza scorta in un
ghetto nero, per annunciare la tragica notizia dell'assassinio
di Martin Luther King ed esortare l'America a restare unita.
Quanto siano cambiati gli Usa dall'epoca del gesto di Robert
Kennedy, lo dimostra il tentativo in corso di un altro candidato
dei democratici alla Casa Bianca: il nero Barack Obama sta
cercando di realizzare una complessa sintesi degli ideali e
delle figure di King e Kennedy, tra timori per la sua sicurezza.
Il quarantesimo anniversario della primavera di sangue
americana, con gli assassini del reverendo nero a Memphis e due
mesi dopo del fratello di Jfk a Los Angeles, cade nel pieno di
una campagna elettorale dove le tematiche razziali sono balzate
in primo piano nelle ultime settimane.
Il ricordo dell'uccisione
del reverendo Martin Luther King, abbattuto da un killer sul
terrazzo del Lorraine Hotel di Memphis il 4 aprile 1968, spinge
l'America in questi giorni a riflessioni rese attuali dalla
corsa del primo nero con serie ambizioni presidenziali.
E tiene
alto anche il livello di attenzione del Secret Service, il corpo
speciale che protegge da mesi Obama.
''Ne' Bobby Kennedy, ne'
King avevano la protezione del miglior servizio del genere al
mondo'', ha detto giorni fa Obama ai sostenitori, invitandoli a
non temere per la sua incolumita'.
Dibattiti, cerimonie e marce sono in programma per tutta la
settimana nella citta' del Tennessee.
Obama e Hillary Clinton, i
contendenti per la nomination dei democratici, ricorderanno
entrambi nei prossimi giorni King e il suo 'sogno' di un paese
dove il colore della pelle non sia motivo di discriminazione.
Se l'ex First Lady puo' contare su una storia personale di
appoggio alle battaglie degli afroamericani e sull'affetto dei
neri d'America per il marito Bill, e' soprattutto su Obama che
sono puntati in questo periodo i riflettori del dibattito
razziale.
Il senatore dell'Illinois giorni fa e' stato costretto
a pronunciare un rischioso discorso sull'America e la razza,
attingendo da King e dai Kennedy, per cercare di cancellare gli
imbarazzi provocati da dichiarazioni incendiarie del suo
pastore, il reverendo nero di Chicago Jeremiah Wright.
Obama ha
preso le distanze dai toni di forte denuncia razziale di Wright,
pur confermando l'amicizia al pastore.
Per un sondaggio della Cbs, il 69% degli americani hanno
approvato il discorso del senatore, che alcuni esperti ritengono
sia stato secondo solo al celebre discorso 'I have a dream' di
King come importanza nel dibattito sul razzismo.
Ma il fatto
stesso che Obama sia stato costretto a dibattere un tema che
aveva cercato di evitare - la rabbia dei neri - indica che la
ferita e' tutt'altro che sanata.
''Non sono mai stato cosi'
ingenuo - ha detto Obama - da pensare che potevamo superare le
nostre divisioni razziali in un singolo ciclo elettorale''.
Nello stesso tempo, pero', molto e' cambiato dal 4 aprile
1968.
Lo dimostra il fatto stesso che l'unico nero che siede in
Senato - al banco che fu di Robert Kennedy - sia in corsa per lo
Studio Ovale.
Le parole-chiave della campagna di Obama,
'speranza' e 'cambiamento', sono ereditate da King e Kennedy e
il suo slogan, 'Yes we can' (si puo' fare) e' un tentativo di
risposta, 40 anni dopo, al 'sogno' di Martin Luther King.
Gli strateghi di Obama, aiutati dall'autore dei discorsi di
Jfk, Ted Sorensen, hanno costruito per il senatore nero un'
immagine che tenta di sintetizzare e dare uno sbocco a un secolo
e mezzo di dibattito razziale.
Obama annuncio' la candidatura a
Springfield, in Illinois, la citta' del presidente Abraham
Lincoln, che mise fine allo schiavismo.
Il senatore ha poi
raccolto l'eredita' di Mlk, ma cercando di non parlare solo ai
neri, come e' capitato piu' volte a candidati democratici
afroamericani come Jesse Jackson o Al Sharpton. Per farlo, ha
attinto a piene mani alla retorica di Bobby Kennedy. ''Potete
essere pieni di rabbia, di odio, di desiderio di vendetta'',
disse Kennedy a una folla sconvolta nel ghetto nero di
Indianapolis, parlando poco dopo l'assassinio di King in piedi
su un camioncino e senza scorta (la polizia rifiuto' di
accompagnarlo). ''Possiamo reagire i neri con i neri, i bianchi
con i bianchi - aggiunse - pieni di odio e risentimento gli uni
verso gli altri. O possiamo fare uno sforzo, come aveva fatto
King, di comprendere e capire, e sostituire la scia di sangue
che si e' diffusa sulla nostra terra, con un tentativo di
comprensione, con la compassione e l'amore''. (ANSA)
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