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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 07.07.2008 ore 02:00
USA '08: IL 69% HA APPREZZATO IL DISCORSO DI OBAMA SULL'AMERICA E SULLA RAZZA Stampa E-mail
01/04/2008
01 apr. - La sera del 4 aprile di 40 anni fa un candidato presidente bianco entro' senza scorta in un ghetto nero, per annunciare la tragica notizia dell'assassinio di Martin Luther King ed esortare l'America a restare unita. Quanto siano cambiati gli Usa dall'epoca del gesto di Robert Kennedy, lo dimostra il tentativo in corso di un altro candidato dei democratici alla Casa Bianca: il nero Barack Obama sta cercando di realizzare una complessa sintesi degli ideali e delle figure di King e Kennedy, tra timori per la sua sicurezza.
obama_king_280x200.jpgIl quarantesimo anniversario della primavera di sangue americana, con gli assassini del reverendo nero a Memphis e due mesi dopo del fratello di Jfk a Los Angeles, cade nel pieno di una campagna elettorale dove le tematiche razziali sono balzate in primo piano nelle ultime settimane.
Il ricordo dell'uccisione del reverendo Martin Luther King, abbattuto da un killer sul terrazzo del Lorraine Hotel di Memphis il 4 aprile 1968, spinge l'America in questi giorni a riflessioni rese attuali dalla corsa del primo nero con serie ambizioni presidenziali.
E tiene alto anche il livello di attenzione del Secret Service, il corpo speciale che protegge da mesi Obama.
''Ne' Bobby Kennedy, ne' King avevano la protezione del miglior servizio del genere al mondo'', ha detto giorni fa Obama ai sostenitori, invitandoli a non temere per la sua incolumita'.
Dibattiti, cerimonie e marce sono in programma per tutta la settimana nella citta' del Tennessee.
Obama e Hillary Clinton, i contendenti per la nomination dei democratici, ricorderanno entrambi nei prossimi giorni King e il suo 'sogno' di un paese dove il colore della pelle non sia motivo di discriminazione.
Se l'ex First Lady puo' contare su una storia personale di appoggio alle battaglie degli afroamericani e sull'affetto dei neri d'America per il marito Bill, e' soprattutto su Obama che sono puntati in questo periodo i riflettori del dibattito razziale.
Il senatore dell'Illinois giorni fa e' stato costretto a pronunciare un rischioso discorso sull'America e la razza, attingendo da King e dai Kennedy, per cercare di cancellare gli imbarazzi provocati da dichiarazioni incendiarie del suo pastore, il reverendo nero di Chicago Jeremiah Wright.
Obama ha preso le distanze dai toni di forte denuncia razziale di Wright, pur confermando l'amicizia al pastore.
Per un sondaggio della Cbs, il 69% degli americani hanno approvato il discorso del senatore, che alcuni esperti ritengono sia stato secondo solo al celebre discorso 'I have a dream' di King come importanza nel dibattito sul razzismo.
Ma il fatto stesso che Obama sia stato costretto a dibattere un tema che aveva cercato di evitare - la rabbia dei neri - indica che la ferita e' tutt'altro che sanata.
''Non sono mai stato cosi' ingenuo - ha detto Obama - da pensare che potevamo superare le nostre divisioni razziali in un singolo ciclo elettorale''.
Nello stesso tempo, pero', molto e' cambiato dal 4 aprile 1968.
Lo dimostra il fatto stesso che l'unico nero che siede in Senato - al banco che fu di Robert Kennedy - sia in corsa per lo Studio Ovale.
Le parole-chiave della campagna di Obama, 'speranza' e 'cambiamento', sono ereditate da King e Kennedy e il suo slogan, 'Yes we can' (si puo' fare) e' un tentativo di risposta, 40 anni dopo, al 'sogno' di Martin Luther King.
Gli strateghi di Obama, aiutati dall'autore dei discorsi di Jfk, Ted Sorensen, hanno costruito per il senatore nero un' immagine che tenta di sintetizzare e dare uno sbocco a un secolo e mezzo di dibattito razziale.
Obama annuncio' la candidatura a Springfield, in Illinois, la citta' del presidente Abraham Lincoln, che mise fine allo schiavismo.
Il senatore ha poi raccolto l'eredita' di Mlk, ma cercando di non parlare solo ai neri, come e' capitato piu' volte a candidati democratici afroamericani come Jesse Jackson o Al Sharpton. Per farlo, ha attinto a piene mani alla retorica di Bobby Kennedy. ''Potete essere pieni di rabbia, di odio, di desiderio di vendetta'', disse Kennedy a una folla sconvolta nel ghetto nero di Indianapolis, parlando poco dopo l'assassinio di King in piedi su un camioncino e senza scorta (la polizia rifiuto' di accompagnarlo). ''Possiamo reagire i neri con i neri, i bianchi con i bianchi - aggiunse - pieni di odio e risentimento gli uni verso gli altri. O possiamo fare uno sforzo, come aveva fatto King, di comprendere e capire, e sostituire la scia di sangue che si e' diffusa sulla nostra terra, con un tentativo di comprensione, con la compassione e l'amore''. (ANSA)

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