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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
USA ’08: IN NORTH CAROLINA OBAMA IN NETTO VANTAGGIO NEI SONDAGGI Stampa E-mail
07/04/2008

7 Apr. - Nelle imminenti primarie in North Carolina gli elettori potrebbero mettere davvero la parola fine alla competizione tra Obama e la Clinton. Quest'ultima gode di un consenso ampio, ma il suo avversario arriva alla sfida con il vento in poppa nei sondaggi, che lo danno in netto vantaggio.

obama46.jpgLa fine, più volte annunciata, di una contesa elettorale serrata e sorprendentemente lunga, potrebbe davvero essere dietro l’angolo. O, almeno, così suggeriscono i numeri e le circostanze. Quattro mesi e 42 Stati dopo i caucus dell’Iowa, il prossimo 6 maggio, nella Carolina del nord, gli elettori potrebbero mettere la parola fine alla competizione tra Barack Obama e Hillary Clinton. E aprire, finalmente, il capitolo della final rush, la corsa al voto presidenziale del prossimo novembre.

Obama arriva alla sfida con il vento in poppa nei sondaggi, che lo danno in netto vantaggio sulla Clinton in uno Stato dove, dieci giorni fa, i 2.400 biglietti per il suo comizio elettorale di Greensboro sono andati esauriti in poco più di due ore. Anche Hillary, tuttavia, gode di un consenso ampio, che le ha permesso, all’indomani del comizio di Obama, di riunire 1.000 sostenitori sfegatati in una palestra scolastica a Fayetteville.

Il voto in North Carolina sarà preceduto, il 22 aprile, da quello in Pennsylvania, che vede “in palio” 158 delegati. Sebbene la Clinton sia data per favorita, le circostanze non sembrano giocare a suo favore. Una vittoria (anche di misura) di Obama, infatti, proprio perché inattesa, potrebbe segnare definitivamente le chance di Hillary, mentre il più scontato successo di quest’ultima non sposterebbe di molto gli equilibri della contesa. Ed è per questo che, senza nulla togliere all’importanza dell’appuntamento di Filadelfia, gli occhi sono puntati sul North Carolina.

Se, dunque, i giochi sono tutt’altro che chiusi, non c’è dubbio che le chance di Hillary per la nomination passino per un sentiero decisamente stretto: vittoria a man bassa in Pennsylvania, sorpasso in North Carolina e soluzione del rebus delle delegazioni di Florida e Michigan, i cui delegati sono al momento esclusi dalla convention democratica di fine estate, perché scelti in primarie tenutesi in anticipo rispetto a quanto previsto dalla normativa di partito.

Rispetto a quello di Hillary, il compito di Obama appare decisamente più semplice: stay the course, continuare così. Ovvero, contenere i danni in Pennsylvania, evitando una sconfitta schiacciante, e vincere in North Carolina. Il che potrebbe bastare a convincere i superdelegati ancora indecisi a voltare definitivamente le spalle alla Clinton, determinando le sorti della nomination.

Il testa a testa, infatti, è ancora serrato, con Obama leggermente in testa per numero di delegati espressi dal voto popolare (1.634 contro i 1.500 della Clinton, secondo i calcoli dell’Associated Press) e la Clinton, viceversa, al comando per numero di superdelegati (250, contro i 218 di Obama).

Tutto ciò rende inusitatamente importanti, se non cruciali, le primarie in North Carolina e negli altri Stati – Indiana, West Virginia, Kentucky, Oregon, Montana e South Dakota –in coda al calendario elettorale democratico e, pertanto, tradizionalmente oggetto di scarsa attenzione politico-mediatica. L’ultima volta che la Carolina del nord ha giocato un ruolo rilevante fu nel lontano 1976, quando Ronald Reagan batté il presidente uscente, Gerald Ford. Oggi, a differenza di allora, la competizione è fra due new comers (tre, compreso il candidato repubblicano, John McCain), che non hanno ancora occupato lo studio ovale. Il che rende più emozionante la corsa. Ma anche più indecifrabile l’esito.(Limes)

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