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6 Mag. - L'incremento dei prezzi della benzina e i piani per riportarli sotto controllo, la guerra in Iraq, la crisi che ha investito l'economia americana, la reciproca eleggibilità e le polemiche scatenate dal reverendo Jeremiah Wright con i suoi sermoni di fuoco. Ogni argomento è stato sfruttato dall'ex first lady Hillary Clinton e il senatore dell'Illinois Barack Obama per sferrare fendenti all'avversario in vista del voto di questa notte in Indiana e Carolina del Nord.
Momento fondamentale per l'assegnazione della
nomination democratica per la Casa Bianca.
Certo, si tratta dell'ennesima "tappa cruciale" di questa campagna
elettorale, che sembrava dovere arrivare a un punto decisivo dopo il
"super tuesday", quando oltre 20 stati sono andati al voto
contemporaneamente lo scorso 5 febbraio, poi dopo le "primarie del
Potomac" (Washington D.C., Maryland e Virginia il 12 febbraio), quindi
dopo il voto in Texas, Ohio e Rhode Island il 4 marzo e infine dopo la
Pennsylvania, due settimane fa.
Anche domani, di fatto, la situazione potrebbe non cambiare molto. In
palio in Indiana e Carolina del Nord ci sono rispettivamente 72 e 115
delegati, oltre a complessivi 32 "superdelegati", che possono scegliere
per chi votare alla convention di fine agosto
Sondaggi danno
Clinton avanti in Indiana in media di poco meno di 5 punti e Obama
avanti in Carolina del Nord, con una media di oltre 6 punti, comunque
meno dei 20 punti di distacco che era arrivato ad avere nelle scorse
settimane. La partita è tutta aperta dunque, con Clinton costretta a
vincere in modo convincente in Indiana e a contenere le perdite, meglio
ancora a strappare un'inattesa vittoria, in Carolina del Nord per
mantenere vive le proprie speranze elettorali, rinnovate con il buon
risultato della Pennsylvania.
Se uno dei due candidati stravincesse a sorpresa in tutti e due gli
Stati la situazione potrebbe cambiare: anche se nessuno dei due
comunque arriverebbe ai 2.025 delegati necessari per vincere la
nomination, i "superdelegati" ancora indecisi (oltre 200 dei 795
totali) potrebbero infine prendere una posizione, evitando di
trascinare la decisione fino alla fine delle primarie o, peggio ancora,
fino alla convention di fine agosto, fatto che secondo il partito
sarebbe estremamente dannoso e finirebbe per avvantaggiare il senatore
dell'Arizona John McCain, candidato repubblicano per la Casa Bianca.
Lo scenario forse più probabile è che all'una di notte
in Italia per quanto riguarda la Carolina del Nord, le due di notte per
l'Indiana, i due rivali si trovino ancora nella situazione attuale, che
vede Obama in vantaggio in termini di delegati (al momento 1.607 per
Clinton e 1.743 per il senatore di Chicago), senza però essere riusciti
ad assestare il colpo del ko, rimandando tutto alla prossima tappa
cruciale.
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