| USA '08: QUANTO CONTA LA RELIGIONE? 44% DEGLI AMERICANI L'HA CAMBIATA |
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| 26/02/2008 | |
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26 Feb. - Barack Obama con indosso un abito tradizionale somalo e un turbante bianco in testa: una foto sfocata spunta a sorpresa su uno degli innumerevoli siti che seguono queste elezioni. E sull'America torna ad aleggiare lo spettro dell'Islam, che qui fa rima con terrorismo e dunque con l'attacco dell'11 settembre.
Il paradosso però è che proprio oggi tutti i grandi quotidiani danno spazio anche ad un'altra notizia: il 44% degli americani adulti ha una religione diversa da quella dell'infanzia e la crescita più sostenuta è tra coloro che passano da una confessione religiosa all'ateismo o agnosticismo. I "free thinkers" americani, sottolinea l'indagine "U.S. Religious Landscape Survey" realizzata da Pew Forum on Religion and Public Life, sono oggi il 16% della popolazione, un incremento significativo rispetto agli anni 80 quando non arrivavano al 7%. La percentuale più alta dei non credenti è tra i maschi sotto i 50 anni, dove la densità raggiunge un uomo su cinque; non sarà di certo un caso che l'identikit coincide esattamente con quello dell'elettore-tipo di Barack Obama. Tra le grandi religioni, il Protestantesimo perde affiliati: se negli anni 70 i due terzi degli americani erano protestanti, oggi la percentuale supera di poco il 50%. Stesso discorso per il Cattolicesimo: i numeri parlano da anni di un 25% di americani fedeli a Santa Romana Chiesa, ma in realtà una lettura più approfondita rivela sempre più abbandoni tra chi nasce cattolico (circa un terzo), compensati dagli americani "naturalizzati", per lo più sudamericani. Marginale la percentuale dei Musulmani, solo lo 0,6% della popolazione, un numero che per ora non spaventa anche se si tratta del gruppo religioso che, insieme ai Mormoni, fa più figli. Da sempre nell'America multiconfessionale e laica la religione è un fattore importante che indirizza le decisioni politiche mischiandosi spesso a interessi economici: l'esempio sotto gli occhi di tutti è naturalmente George W. Bush e le sue scelte teocon in materia di politica interna ed estera. C'è da immaginare, dunque, che anche l'aumento dei "free thinker" avrà delle conseguenze sulle scelte future. La prima delle quali potrebbe essere proprio il fallimento della politica di discredito attuata da Hillary ai danni di Obama. (vita.it) |
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