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Ultimo aggiornamento: 06.07.2008 ore 02:00
USA ’08. OBAMA PRIMO ANCHE FRA I SUPERDELEGATI: 274 CONTRO I 271 DI HILLARY Stampa E-mail
12/05/2008

12 Mag. - Il senatore dell'Illinois, Barack Obama, ha superato, domenica 11 maggio, la senatrice di New York, Hillary Clinton, anche nel numero di superdelegati, confermando l'inversione di tendenza fra questi ultimi, che, fino a poche settimane fa, vedeva una netta maggioranza schierata a favore dell'ex first lady.

barackobama08280x200.jpgSecondo RealClearPolitics, Obama ha 274 superdelegati, contro i 271 per la Clinton, mentre sono 250 quelli che non hanno ancora dichiarato per chi voteranno nella Convention democratica del prossimo agosto a Denver.

Obama continua a guadagnare consensi all'interno del partito dopo le consultazioni dello scorso 6 maggio in Indiana e nel Nord Carolina. L'ex candidato democratico per le presidenziali del 1972, George McGovern, una bandiera dei progressisti americani, ha dichiarato il suo sostegno per Obama mercoledì scorso, così come altri 20 superdelegati nelle ultime due settimane, contro solo due per la senatrice Clinton.

Il conto dei delegati assegnati attraverso le consultazioni elettorali, primarie e caucus, fino ad ora è saldamente a favore di Obama, che conduce per 1.591 a 1.426, con 237 ancora d'assegnare. Il totale fra delegati e superdelegati da un vantaggio di 1.865 a 1.697 per Obama, cui mancano solo 160 delegati per raggiungere la quota di 2.025, per ottenere la nomination del partito.

Sono rimasti d'assegnare solo 487, fra delegati e superdelegati. La matematica è tutta contro le più rosee aspirazioni della senatrice Clinton - per pareggiare con Obama, dovrebbe riuscire ad ottenere il 67% dei consensi rimasti, fra delegati e superdelegati, mentre per Obama, con un successo poco oltre il 33%, nelle prossime consultazioni e fra i superdelegati ancora disponibili, il successo sarebbe garantito.

La pressione affinché la senatrice Clinton conceda al più presto la vittoria ad Obama sta aumentando, sia all'interno del partito democratico, sia fra gli opinionisti e commentatori politici vicini al partito. Le primarie che si svolgeranno in West Virginia, martedì 13 maggio, dove sono in palio solo 28 delegati, saranno vinte dalla senatrice Clinton con un ampio margine, ma quelle che si svolgeranno nell'Oregon e nel Kentucky, la settimana dopo, il 20 maggio, dove sono in palio103 delegati, saranno vinte da Obama, e, secondo gli analisti, il margine di Obama sulla Clinton rimarrà inalterato.

I problemi della senatrice Clinton, a parte lo svantaggio nel conto dei delegati, sono concentrati su altri fronti. Il primo è quello finanziario: la senatrice ha dovuto anticipare la settimana scorsa, assieme a suo marito, l'ex presidente Bill Clinton, circa 6 milioni di dollari dai propri fondi personali per garantire la continuazione della sua campagna elettorale.

Il secondo, e forse quello più difficile, è la perdita di consensi che sta registrando all'interno del partito e fra gli opinionisti, specialmente per certe manifestazioni del suo carattere e alcune dichiarazioni che ha fatto di recente. La famosa giornalista del New York Times, Maureen Dowd, ha scritto sul giornale newyorchese di domenica11 maggio, che la senatrice Clinton sta facendo ricorso a tattiche quasi razziste, quasi come se volesse dire "attenzione, quello è un nero!", e fa dichiarazioni che cercano di creare l'impressione che "il gradimento per il senatore Obama fra gli americani che lavorano duramente, fra i bianchi che lavorano duramente, sta diminuendo di nuovo, mentre i bianchi che non hanno completato l'università appoggiano me".

Per Clarence Page del Chicago Tribune le tattiche della senatrice Clinton contro Obama, basate su questioni razziali, sono disdicevoli, anche perchè "in un primo momento si metteva in dubbio che Obama fosse abbastanza nero per conquistare il voto afro americano, e ora lo si accusa di essere troppo elitario per conquistare il voto dei bianchi a basso livello di scolarizzazione".

Per Dick Polman del Philadelphia Inquirer, la divisione nell'elettorato democratico è evidente, e sarà necessario mettersi all'opera per unirlo. Obama ha l'appoggio dei più giovani, dei benestanti, dei colletti bianchi, degli abitanti dei centri urbani, degli intellettuali, e dei neri su cui la Clinton poteva contare all'inizio della campagna elettorale. L'ex first lady può contare sugli anziani, il ceto medio, i colletti blu, gli abitanti delle zone rurali, e le donne, su cui Obama non ha mai potuto contare.

David S. Broder, del Washington Post, pone l'accento sulla necessità che la campagna democratica finisca al più presto proprio per dare ad Obama il tempo necessario per impegnarsi nel guadagnare consensi fra gli ispanici e i bianchi con bassi livelli scolastici, quelli che fino ad ora hanno sostenuto in maggioranza la senatrice Clinton, e per unire il partito per conquistare la Casa Bianca.

Il voto di martedì in West Virginia darà, secondo i sondaggi, ancora un minimo di respiro alla campagna elettorale della senatrice Clinton, e le permetterà di ribadire che ha il sostegno di quei democratici che si identificano nella parte più conservatrice del partito. Tuttavia, sarà forse proprio la vittoria della Clinton in West Virginia, insignificante numericamente, ma colorata politicamente, che potrà convincere altri superdelegati che è venuto il momento di dare finalmente una svolta al partito democratico nella direzione indicata da Obama, e dichiarare apertamente il loro sostegno per il senatore dell'Illinois. (Agenzia radicale)

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