| USA: 13% nei sondaggi al COMICO Colbert - Il "Beppe Grillo" americano. |
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| 01/11/2007 | |
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1 Nov. - Un sondaggio Rasmussen ha attribuito al comico Stephen USA: 13% nei sondaggi al COMICO Colbert - Il "Beppe Grillo" americano.Colbert il 13% dei consensi in una ipotetica sfida a
tre con Clinton e Giuliani. All’inizio non l’ha preso sul serio nessuno. D’altronde si tratta di
un comico.
Ma da quando, la settimana scorsa, un sondaggio Rasmussen gli ha attribuito il 13% dei consensi in una ipotetica sfida a tre con Clinton e Giuliani, la candidatura di Stephen Colbert non è più considerata soltanto uno scherzo.
Colbert non risparmia nessuno: politici repubblicani e democratici, giornalisti e protagonisti del media system. E, ovviamente, il presidente. Il 29 aprile del 2006, prende parte come intrattenitore alla cena di gala per i corrispondenti dalla Casa Bianca. Nel suo intervento, pronunciato a pochi metri da Bush, Colbert punzecchia tanto il presidente quanto i giornalisti del White House Corp. Un’irriverenza che non entusiasma l’uditorio. Entusiasta, invece, è la risposta del pubblico americano. Nella prima puntata dopo il discorso, lo share del suo Colbert Report incrementa del 37 per cento. Non solo, sei mesi dopo la serata di gala, l’opinionista del New York Times, Frank Rich, definisce il discorso di Colbert un passaggio chiave (“defining moment”) nelle elezioni di mezzo termine per il rinnovo parziale del Congresso. La discesa in campo di Stephen Colbert è stata studiata a tavolino con una precisione da far invidia alle macchine elettorali dei supercandidati Hillary, Obama e Giuliani. Il 7 ottobre, esce nelle librerie il libro satirico di Colbert I Am America (And So Can You!). Una settimana dopo, il 14 ottobre, l’editorialista del New York Times, Maureen Dowd, cede la sua rubrica per un giorno a Colbert, che dichiara di essere disposto a candidarsi presidente per la cifra di 15 milioni di dollari. Il 15 ottobre, Colbert appare allo show di Larry King sulla CNN e gigioneggia sulla sua candidatura. Passa un altro giorno ed è al Daily Show di Jon Stewart. Qui sostiene di prendere in seria considerazione la possibilità di candidarsi alla Casa Bianca. “Ma – sottolinea tra le risate – se mi decido, farò l’annuncio in uno show ben più prestigioso di questo”. Passano solo 15 minuti e Colbert dichiara nel suo Colbert Show che il dado è tratto: si candida alla presidenza. Il comico annuncia, però, che correrà solo nel suo Stato, South Carolina. Per quale partito? Per il partito Repubblicano e per quello Democratico. Quando gli chiedono il perché di questa scelta, Colbert ha la battuta pronta: “Così, sono sicuro di perdere due volte”. Ciò che sembrava una boutade si è trasformata ben presto in una “cosa” con la quale devono confrontarsi i candidati “veri”. La dimostrazione più clamorosa viene da Internet. Appena annunciata la candidatura, un ragazzino dell’Alabama, Raj Vachlani, dà vita al gruppo “Un milione per Stephen Colbert”, ospitato sull’aggregatore web Facebook.
In una settimana il Colbert group supera il
milione di adesioni, alla media di 83 nuovi membri ogni minuto. Per
avere un termine di paragone, a Barack Obama sono serviti 8 mesi per
raccogliere 380 mila adesioni ad un gruppo simile. Colbert ci prende
gusto ed anche i suoi sostenitori. Il 28 ottobre ha preso il via il suo
tour elettorale in South Carolina. Il sindaco della città di Columbia,
Bob Coble, gli ha donato le chiavi della città e lui, di fronte a
centinaia di supporter, ha preso l’impegno a “distruggere” il
confinante Stato della Georgia qualora venga eletto. Parole accolte con
un fragoroso applauso e grida di approvazione.
Ancora più
politicamente scorretta la ricetta di Colbert sul tema chiave
dell’immigrazione. “Anche se sono stati gli immigrati a costruire
questa nazione”, ha affermato, “adesso questa nazione è ben costruita,
perciò gli immigrati vanno cacciati via. Ai confini, dobbiamo costruire
dei fossati con dei fiumi di fuoco, controllati da coccodrilli a prova
di fiamme”. Ma dove potrà arrivare Stephen Colbert? Secondo James
Poniewozik del settimanale Time, il comico è comunque una persona
responsabile e dunque non giocherà il ruolo di “guastafeste” nella
campagna presidenziale. Per questo, oltre che per ragioni pratiche,
secondo Poniewozik, Colbert limiterà i suoi sforzi alla South Carolina.
Comunque vada, ci sarà da ridere. E intanto, aspettando l’Air Force
One, la Virgin America ha annunciato che, in suo onore, chiamerà uno
dei suoi aerei Air Colbert. (loccidentale.it)
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