| USA 2008: dal cuore di Harlem Obama lancia la sfida ad Hillary |
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| 30/11/2007 | |
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30 nov. - Apollo Theater di Harlem uno dei simboli dell'anima afro-americana, da qui Barack Obama lancia la sua sfida ad Hillary Clinton, il senatore ha
levato un appello accorato alla comunità nera ad appoggiarlo in
una campagna presidenziale sempre più serrata.
Dal cuore di Harlem e dal
palcoscenico di uno dei simboli della cultura afro-americana,
l'Apollo Theater, Barack Obama ha lanciato la sua sfida più
diretta a Hillary Clinton.
La chiamata alle
armi è partita a pochi isolati di distanza dall'ufficio dell'ex
presidente e marito di Hillary, Bill Clinton, fino ad oggi
l'unico politico riuscito davvero ad entrare nel cuore degli
afro-americani. Un'eredità che ora potrebbe passare proprio
all'ex first lady e che Obama, di discendenza keniana e da alcuni
considerato un `outsider' della comunità nera, sta cercando di
conquistare.
Harlem, l'emblema di quel rinascimento afro-americano di cui il
senatore si sta facendo inevitabilmente nuovo simbolo, non ha
mancato di accoglierlo nel migliore dei modi, tra le note del
jazz e il potente "hallelujah" del gospel, con tutto il suo
calore e la sua tipicità.
Centinaia di persone, con biglietti che
partivano dal prezzo minimo di 50 dollari, sono arrivate ore
prima dell'inizio per essere prime ad entrare, e incuranti del
freddo pungente hanno formato una lunga coda che circondava mezzo
isolato.
Tra loro un mix etnico inaspettato, con una predominanza
di neri ma anche molti bianchi, ispanici e asiatici.
Nonostante la tanta musica e la presentazione di Chris Rock,
famoso comico noto per le battute politiche taglienti, la
tensione della sfida si respirava nell'aria fin dai primi minuti,
nel volto di un Obama meno rilassato del solito, meno sorridente
e più accigliato, che anche senza pronunciarne mai il nome non ha
esitato a lanciare affondi inconfondibili contro la Clinton. "Non
corro per la Casa Bianca perchè penso che mi sia dovuto",
piuttosto "sono qui perchè stanco di politici democratici che
parlano come un repubblicano di George W. Bush".
E poi ancora,
poco dopo: "Dire agli americani solo quello che vogliono sentirsi
dire, non funziona. Schivare domande scomode, non funziona". I
temi del suo discorso sono stati quelli caldi della campagna
elettorale democratica, dall'innalzamento del minimo salariale
alla copertura sanitaria per tutti i cittadini, dai costi elevati
delle scuole fino, immancabilmente, alla guerra in Iraq, che
Obama ha promesso di finire entro 18 mesi.
Sotto la sua presidenza, Guantanamo sarà chiusa e le torture non
saranno consentite "perchè sono sempre sbagliate".
Il
corteggiamento agli afro-americani arriva con un riferimento
diretto ai recenti casi che hanno riportato in primo piano la
causa dei diritti civili, da Jena ai vari cappi appesi come
lugubre minaccia, incluso uno proprio alle porte di Harlem, alla
Columbia University: "Come presidente perseguirò i crimini
razziali in modo credibile" ha promesso il senatore.
Non era la prima volta che Obama parlava a New York, nella città
dove la senatrice Clinton alle ultime elezioni dello scorso anno
ha ottenuto il rinnovo del mandato con oltre il 60 per cento dei
voti. A fine settembre aveva tenuto un discoro sotto l'arco di
Washington Square Park, di fronte ad un pubblico molto più
numeroso dell'Apollo. Ma quella di stanotte è stata indubbiamente
la sfida fino ad oggi più diretta tra i due avversari in testa ai
sondaggi per la nomination, proprio perchè in palio c'è
l'appoggio di un elettorato chiave per i democratici, che Hillary
considera acquisito e che Obama non intende lasciarsi sfuggire. (Apcom)
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