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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 22:19
USA 2008: gli elettori afro americani (60%)preferiscono Obama alla Clinton Stampa E-mail
18/01/2008

19 gen. - L'articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite prevede la salvaguardia "delle liberta' fondamentali per tutti senza distinzioni di razza, di sesso, di lingua o di religione". Eppure, sembra che proprio il confronto su razza, sesso e religione sia destinato a decidere le elezioni della piu' influente potenza del pianeta.

obama53.jpgMalgrado la tregua annunciata due giorni fa, come titola oggi il Christian Science Monitor, la polemica sull'emancipazione dei neri tra Hillary Clinton e Barack Obama ha ormai "alterato il confronto". E se l'elettorato afroamericano non e' compatto a favore del senatore dell'Illinois, secondo un sondaggio del Wahington Post il 60% degli elettori afroamericani degli Stati Uniti preferisce Obama rispetto al 32 che propende per la Clinton.
Un dato certamente rilevante alla luce delle rilevazioni di un mese fa, che vedevano l'ex first lady saldamente al comando tra i blacks con il 52% contro il 39.
Alcuni analisti ritengono che in questi 30 giorni Obama si sia giovato di due elementi: la querelle razziale con la rivale e la vittoria nel caucus dell'Iowa, stato sostanzialmente bianco che avrebbe dimostrato come il giovane senatore afroamericano abbia reali possibilita' di ottenere la nomination a dispetto del pregiudizio etnico. Il fattore razziale, anche se indirettamente, potrebbe anche influire sull'orientamento dell'elettorato repubblicano del sud. Cosi' come nel 2000, il senatore dell'Arizona John McCain ha ribadito la sua contrarieta' all'esposizione della bandiera confederata nella sede governativa del South Carolina. Dichiarazioni che secondo alcuni potrebbero costargli care: nel 2000 molti avevano attribuito proprio al suo spirito "lincolniano" la sconfitta contro George W. Bush nelle primarie di questo stato, che fu tra i piu' fieri difensori dello schiavismo e tra i primi secessionisti del conflitto civile del 1861-1865.

Un discorso non dissimile si puo' fare per quanto riguarda il sesso dei candidati. Finora l'idea di una candidata donna sembrava essere stata sostanzialmente accettata da establishment ed elettorato. Negli ultimi tempi, tuttavia, hanno cominciato ad affacciarsi perplessita' piuttosto fastidiose per Hillary Clinton, in particolare sulla sua capacita' di farsi ascoltare dai militari e di interagire con i partner del mondo arabo. In ogni caso, la senatrice di New York e' convinta che proprio il suo essere donna risultera' la carta vincente: nel 2004 il 54 per cento degli elettori era costituito da donne, di cui piu' della meta' ragazze madri. Un target importante per lo staff della Clinton, che ha puntato molto in campagna elettorale su temi quali il diritto alla salute, all'istruzione e alla pensione per le single mothers, una categoria generalmente poco propensa ad andare a votare. Si tratta di una campagna mirata, ammette il Christian Science Monitor, che si chiede pero' se l'attenzione per questi temi non conduca la candidata ad alienarsi l'elettorato maschile.

Se razza e sesso potrebbero influire sensibilmente sull'elettorato, c'e' chi spera che a dare un forte contributo alla propria elezione sia invece la religione. È il caso di Mike Huckabee, che per spuntarla in South Carolina ha deciso di puntare sui cristiani conservatori. Cosi', ai microfoni della Cnn, martedi' il pastore battista ha invocato emendamenti costituzionali per "adeguare la Carta agli standard divini". Tali emendamenti sancirebbero il divieto totale per l'aborto e per i matrimoni tra omosessuali, definiti dall'ex governatore dell'Arkansas "equivalenti al matrimonio tra gli animali". La stampa americana, tuttavia, pur ammettendo che queste posizioni potrebbero favorire Huckabee nella consultazione in South Carolina, sembra convinta che risulteranno perdenti a livello nazionale. In attesa di verificare se la fede cristiana si riveli decisiva a favore di Huckabee in South Carolina, si prevede che l'essere mormone favorisca Mitt Romney nel caucus d in Nevada, uno stato fondato dai mormoni e i cui elettori si sono spesso espressi in favore di candidati seguaci della Chiesa fondata da Joseph Smith: "Mormons are your friends", recita uno slogan studiato dallo staff di Romney per la consultazione nel desertico stato occidentale. (Velino)

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