| USA: Nello Iowa Mike Huckabee al 39%, con un vantaggio di 22 punti su Mitt Romney |
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| 09/12/2007 | |
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9 dic. - Dal sorpasso al volo solitario: se tutta l'America fosse
come l'Iowa avrebbe quasi già il successore di George Bush.Salito come una
meteora. Ancora pochi giorni fa perfino il suo cognome era poco noto e
difficile da pronunciare, quasi uno scioglilingua: Huckabee, che suona molto
come un singhiozzo, hiccup in inglese. E adesso ecco le cifre.
Il più recente sondaggio per l'Iowa, il terreno del primo confronto elettorale fra gli aspiranti alla Casa Bianca, il 3 gennaio, dà nella gara fra i repubblicani, Mike Huckabee al 39%, con un vantaggio quasi abissale di 22 punti sul secondo, che è Mitt Romney, che fino a dieci giorni fa capeggiava la classifica. E dietro Romney il vuoto o quasi: in declino ulteriore Fred Thompson e John McCain, stagnante Bill Richardson. E dove è finito Rudy Giuliani, il superfavorito ancor oggi nei sondaggi su scala nazionale per la successione di Bush? Nell'Iowa era ancora al 15%, adesso è crollato al 9, sta per essere rimontato perfino da Ron Paul, l'improbabile libertario che è in gara però come repubblicano. L'Iowa, naturalmente, non è l'America. Però è il primo Stato a votare e il suo risultato riceverà un'attenzione ingigantita rispetto alle sue dimensioni democratiche, specie se darà indicazioni più o meno analoghe in New Hampshire che andrà alle urne cinque giorni dopo. Lo si vede anche dal movimento in corso nella gara parallela, quella fra i democratici. Anche qui c'è stato un sorpasso a sorpresa: Hillary Clinton non è più in testa, Barack Obama ha colmato a poco a poco un ritardo abissale e l'ha sorpassata, 35 a 29%. Sono in crisi i due candidati considerati più forti soprattutto per la loro esperienza, da un lato Giuliani, supersceriffo di New York, dall'altro la Clinton, che alla Casa Bianca ci ha già vissuto otto anni, sia pure come first lady. Il declino parallelo si spiega solo in parte con fattori nazionali. Il solo chiaramente identificabile è l'Irak. Da quando le cose vanno meglio se ne parla sempre meno, il che può far anche piacere a Bush, temporaneamente liberato dalla massima piaga della sua presidenza, ma non per Giuliani, che ha mirato finora a scavalcare Bush a destra, mostrandosi più «falco» di lui. Ma è danneggiata anche Hillary, per cui l'Irak, curiosamente, è un argomento che frutta. Gli elettori democratici odiano quella guerra, ma visto che c'è preferirebbero mandare alla Casa Bianca quello fra loro che dà l'impressione di trovarsi meglio al timone nelle tempeste di un mondo pericoloso. (Il Giornale) |
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