|
13 Mag. - Hillary Clinton si prepara a seppellire il rivale Barack Obama sotto una slavina di voti in West Virginia mentre i suoi collaboratori studiano vie di uscita onorevoli dopo 15 mesi 'on the road' e 20 milioni di dollari di debiti.
Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale democratica per la nomination presidenziale.
Oggi si votera' nello stato degli Appalachi,
terra di boscaioli e di miniere, e i sondaggi della vigilia danno la
senatrice in enorme vantaggio: ben 36 punti sul rivale Barack Obama,
con il 60% delle preferenze contro il 24%.
Hillary e' la favorita anche in Kentucky dove si votera' il 20 maggio
con il 58 per cento contro il 31. Sono cifre che dovrebbero mettere
Obama in guardia sulle difficolta' del cammino che ha davanti, ma che
nascondono anche una triste verita' per la senatrice. La matematica dei delegati necessari a strappare la nomination gioca
contro di lei: 'Ci vorrebbe qualcosa di veramente grosso per farla
vincere', ha ammesso il presidente della sua campagna elettorale Terry
McAuliffe che in gennaio aveva pronosticato una gara 'in 27 stati' che
si sarebbe conclusa al massimo 'entro il 5 febbraio'.
Ed e' cosi' che mentre Obama lancia domani la battaglia nazionale con
una tappa in Missouri (uno dei grandi stati incerti del voto di
novembre) per porre le basi dello scontro contro John McCain, Hillary
raccoglie elementi per decidere come e quando abbandonare la corsa.
La gamma di opzioni a sua disposizione e' a vasto raggio, ha osservato
il giornale The Politico, partendo da una via di uscita rapida e
graziosa (per la quale potrebbe pero' essere gia' troppo tardi) per
arrivare all'equivalente di una battaglia per Alamo alla Convention
democratica di fine agosto a Denver. In mezzo c'e' una trattativa a tutto campo: 'Il posto di
vice-presidente non le interessa', ha detto il portavoce Howard Wolfson
smentendo voci corse in proposito e alimentate dalla stessa Hillary con
il martellamento dei giorni scorsi sullo scarso ascendente di Obama tra
i lavoratori di razza bianca.
La senatrice potrebbe indurre il rivale a offrirle qualcosa per
convincerla a smettere: un posto nel ticket - oggi ha sposato la causa
il senatore dello stato di New York Charles Schumer - un ruolo da
ministro, l'appoggio a un'eventuale corsa per il posto di governatore
di New York o di leader del Senato.
C'e' poi tutto l'aspetto finanziario: Hillary potrebbe anche chiedere a
Obama di darle una mano nel ripianare i debiti della sua campagna:
oltre venti milioni di dollari confermati da Wolfson, di cui la meta'
da restituire a se stessa e al marito Bill e un quarto al consulente
licenziato e spesso litigioso Mark Penn.
Continua intanto lo stillicidio dei super-delegati verso il campo di
Obama (ieri il deputato del Maine Tom Allen e Dolly Strazar delle
Hawaii), mentre a New York un grande elettore della Clinton, il
deputato di Harlem Charlie Rangel che aveva tenuto a battesimo nel 2000
la candidatura dell'ex First Lady al senato, ha sconfessato le parole
della sua 'pupilla' sulla razza.
Quanto a Obama, i suoi collaboratori hanno ribadito per tutto il fine
settimana che la battaglia delle primarie non e' finita, ma i segnali
del cambio di marcia sono stati evidenti dappertutto nei discorsi,
privi ormai di qualsiasi riferimento a Hillary e pieni di attacchi a
McCain e al partito repubblicano. (di Alessandra Baldini)
|