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Clandestinoweb
Ultimo aggiornamento: 04.07.2008 ore 22:19
VENEZUELA: sconfitta cocente per Chavez: 51% ha detto NO Stampa E-mail
02/12/2007
3 dic. - Lo scrutinio non è ancora finito, ma Hugo Chavez ha già capito che non c'è più nulla da fare. Il risultato del referendum sulla riforma costituzionale lui lo ha già archiviato come una sconfitta. Cocente, anche se il presidente venezuelano ha provato a dissimulare.
Con l'88% dei voti scrutinati e un'affluenza ai seggi pari al 56% degli aventi diritto, le urne hanno emesso il loro verdetto: il 51% dei cittadini venezuelani ha votato 'no'.
chavez_280x200.jpgE' stata una sconfitta "al fotofinish", ha detto Chavez, che ha preferito spostare il tiro sul 49% dei si un vero "salto politico verso la rivoluzione". Resta la sconfitta.
E se i sondaggisti mobilitati dal presidente avevano individuato un trend favorevole al capo dello Stato, le speranze di Chavez si sono spente all'annuncio del capo della commissione elettorale, Tibisay Lucena: con l'88% dei voti scrutinati "la tendenza al no è irreversibile".
Lo è diventata presto anche per Chavez, che ha subito rivolto un discorso ai connazionali. "Ora i venezuelani e le venezuelane hanno fiducia nelle istituzioni", ha detto ringraziando tutti coloro che hanno votato a favore della riforma nonostante "il bombardamento mediatico" contro la sua persona. "Non sentitevi tristi n‚ in pena", ha aggiunto il presidente, che non ha dimenticato di congratularsi con i suoi oppositori per la vittoria. Di certo c'è che la vittoria del 'no' è una sconfitta tutta di Chavez, una sentenza che rischia di provocare un terremoto politico in Venezuela. Chavez, infatti, aveva fatto incetta di voti nel 1999: il suo progetto di riforma, che riguardava direttamente 69 articoli della nuova Carta costituzionale, mirava a instaurare uno Stato socialista, gli avrebbe permesso di presentarsi senza alcun limite per nuovi mandati presidenziali e gli avrebbe consentito di censurare la stampa in caso di crisi.
Nulla di tutto questo, dunque, per un presidente che esce indebolito dal voto e con un futuro che gli ha già palesato la sua peggiore crisi diplomatica da quando ha assunto i poteri di capo dello Stato.
Chavez ha rotto con la Spagna, con la quale in passato aveva intrattenuto rapporti fruttuosi.
Dopo le polemiche seguite ai suoi giudizi sull'ex primo ministro di Madrid, Jos‚ Maria Aznar, il presidente ha addirittura minacciato di nazionalizzare le imprese spagnole in territorio venezuelano.
Sul piano regionale, la settimana di Chavez è poi iniziata con il "congelamento" dei rapporti con la vicina Colombia, dopo che il presidente colombiano Alvaro Uribe lo ha estromesso dai negoziati con i paramilitari delle Farc per la liberazione di alcuni ostaggi, tra cui Ingrid Betancourt.
Infine, direttamente collegata alla crisi con la Colombia c'è quella con gli Stati Uniti, storici alleati di Uribe, accusati da Chavez di avere tramato contro la vittoria del si e minacciati con l'arma del petrolio. Un triplice fronte, quello spagnolo-colombiano-americano, 'combattuto' da una posizione di forza: l'indiscutibile consenso popolare del 1999 gli aveva dato determinazione e coraggio di insistere.
Fino al voto di oggi, che potrebbe cambiare la situazione. Chavez, certo, non si scompone, resta sereno e, in attesa di smaltire la sconfitta, lancia il suo nuovo guanto di sfida: "Avete vinto", dice ai suoi avversari. "Tornate a casa e pensate a come gestire la vittoria. Non vorrei che fosse come quella di Pirro". (apcom)
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