| VINI: BOLLICINE O SPUMANTE? 53% DI ESPERTI SCEGLIE LA TRADIZIONE |
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| 09/08/2008 | |
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09 ago. - Gli esperti non hanno dubbi: altro che
'bollicine', il classico vino frizzante, cugino italiano del
francese champagne, deve continuare a chiamarsi 'spumante'.
L'importante e' che sia prodotto con regole rigorose.
Sono i
risultati del sondaggio promosso dal sito www.winenews.it e dal
forum degli spumanti d'Italia(www.forumspumantiditalia.it).
L'indagine ha avuto per protagonisti 120 tra giornalisti e
opinion leader del wine&food italiano, con l'obiettivo di
tracciare la loro percezione del caratteristico vino, che,
grazie all'anidride carbonica prodotta per fermentazione (e non
aggiunta dall'esterno) produce spuma all'apertura della
bottiglia.
Per il 53 % degli intervistati, l'impatto comunicativo del
termine 'spumante' e' piu' efficace di quello di 'bollicine',
che potrebbe essere piu' glamour, ma allo stesso tempo piu'
generalizzante e banale.
Parere quasi unanime sulla necessita'
di regole piu' rigorose per gli spumanti: il 94% ritiene che il
comparto spumantistico dovrebbe avere piu' vincoli,
qualitativi, territoriali, regionali e di metodo produttivo, di
quelli attuali. Il giudizio del campione analizzato e' ancora
piu' duro quando si considerano gli effetti del marketing dello
spumante d'Italia: poca o nulla distinzione dei prodotti a
marchio da quelli di massa e scelta strategica tutta orientata
sulla piacevolezza del vino con le bollicine, piuttosto che
sulla sua intrinseca valorialita'.
Proprio per questo il 58%
degli intervistati si augura che tutti gli spumanti diventino
vini a denominazione d'origine. Il 76% degli intervistati
ritiene, comunque, che, al di la' delle metodologie di
produzione, esistono spumanti che risultano migliori in
assoluto, ad esempio quelli di cantine situate principalmente
in Franciacorta, nel distretto di Conegliano e Valdobbiadene,
in Trentino e nell'Asti.
Non sono mancate poi segnalazioni sulla grande varieta'
che, anche in fatto di spumanti, distingue la produzione
italiana: dal campano Asprinio d'Aversa, al piemontese Erbaluce
di Caluso, fino al siciliano Nerello Mascalase. Gli opinion
leader hanno indicato, in una sorta di classifica dei migliori,
anche le cantine capaci di interpretare al meglio questa forza
competitiva: al primo posto, c'e' il 'triumvirato' degli
spumanti Ferrari-Bellavista-Ca' del Bosco, quindi Bisol e, a
seguire, gli spumanti Antinori, Berlucchi, Fontanafredda,
Gancia, Martini, Rotari-Mezzacorona.
Nonostante questo il 70% degli intervistati concorda con il
fatto che gli spumanti italiani ancora non sono riusciti a
diventare uno status symbol. La concorrenza del glamour dello
champagne e' ancora molto solida e, malgrado ci siano cantine
eccellenti, nessuno spumante italiano e' ancora riuscito a
prendere il posto del 'cugino' francese nel cuore dei
consumatori di tutto il mondo. (Agi)
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