| VINO: Ottimista sull'andamento del mercato il 90% delle aziende interpellate sul web |
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| 28/01/2008 | |
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28 gen. - Le aziende vitivinicole italiane scommettono su un incremento dei fatturati, sostenuto soprattutto da un solido e positivo trend delle esportazioni: e' il 2008 visto da 50 aziende vitivinicole del Bel Paese tra le più importanti, per storia, volume d'affari e immagine www.winenews.it,
uno dei siti più cliccati del mondo del vino, in collaborazione con
VeronaFiere, ha chiesto come vedono il nuovo anno appena iniziato
nell'imminenza di "Vinitaly" 2008 (Verona, 3-7 aprile), la più
importante fiera internazionale del settore.L'ottimismo non abbandona gli imprenditori del vino neppure sul loro "sentiment" a proposito del comparto nel suo complesso: il 50% delle aziende interpellate sente "a pelle" che il 2008 sarà un anno positivo, il 45% lo reputa in prospettiva abbastanza positivo e solo un 5% si prepara ad un 2008 negativo. A sostenere queste aspettative e' soprattutto la forza dell'export, che ha fatto raggiungere risultati importanti nel 2007 a tutte le aziende sondate e che continua a restare l'elemento trainante dei loro affari. Guardando in casa propria, infatti, le aziende non cambiano sostanzialmente le loro previsioni: il 70% si aspetta un 2008 positivo, il 20% molto positivo e il 5% abbastanza positivo, mentre una stessa percentuale vede addensarsi nubi nere sulla propria azienda. Il dato e' confortante: a sostenerlo le previsioni sul fatturato 2008, che indicano, a grandissima maggioranza (90%), una crescita che si attesterà su un incremento-percentuale dal 5% al 15%; solo per il 10% delle aziende il fatturato 2008 resterà stabile su quello 2007.
Con una maggioranza
altrettanto robusta e dalle stesse percentuali (il 90% delle cantine indica una
crescita nelle esportazioni, mentre il 10% si aspetta di ripetere gli stessi
risultati dell'anno passato), le 50 cantine tra le più importanti d'Italia
ritengono che il 2008 sara' un anno positivo per l'export del vino con
percentuali di crescita oscillanti dal 10 al 15%. Le aziende sondate contano
soprattutto sui vini che occupano la fascia di prezzo tra i 5 e i 7 euro
(franco cantina), indicati dal 50% del campione come i prodotti più venduti;
importante anche la percentuale delle aziende che vede crescere la richiesta
dei vini posizionati tra gli 8 e i 15 euro (30%), mentre il 12% delle aziende
indica in crescita la vendita dei vini che costano tra i 20 e i 30 euro; solo
il 5% delle aziende indica, invece, una crescita nella vendita dei vini tra i 2
ai 4 euro e il 3% di quelli che costano tra i 15 e i 20 euro (franco cantina).
Il campione delle 50 cantine fra le più importanti d'Italia ha anche stilato una sorta di classifica dei Paesi/mercati più importanti per l'export dei vini italiani: al primo posto dei mercati "in" ci sono gli Stati Uniti (indicati dal 40% delle aziende), al secondo la Germania e la Russia a pari-merito (20%), al terzo il Giappone (17%), al quarto la Gran Bretagna (15%), al quinto il Canada (5%) e al sesto Cina e Corea (3%); seguono poi Svizzera, Svezia, Austria, Paesi Bassi e Brasile. A questa speciale classifica, si contrappone quella dei Paesi/mercati "out" per i vini italiani: per il 32%, la Germania e' al primo posto, seguita dalla Gran Bretagna (30%), dalla Cina (15%), che non sembra ancora essere entrata a pieno regime nei meccanismi commerciali delle aziende, dalla Francia e dal Giappone (13%) e dall'Italia (10%), che resta un mercato ancora ingolfato; seguono poi India, Danimarca, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera, Irlanda, Portogallo, Grecia, Dubai, Canada, Sud Africa, Argentina e Australia. Le aziende vitivinicole, in tema di canali di vendita, hanno per lo più identificato l'horeca (hotel/ristoranti/catering) come quello migliore con il 45% delle segnalazioni, seguito da enoteche/wine bar (35%) e grande distribuzione (15%), ad ex-equo con la vendita diretta; a questa sorta di "borsino" dei canali di vendita più efficaci e' contrapposta la classifica di quelli dalle performance meno incisive: in testa, per il 30% delle aziende sondate, c'e' l'e-commerce, seguito dalla grande distribuzione (28%), dall'horeca (25%), dalla vendita diretta (10%) e da ultimo dalle enoteche/wine bar horeca (7%). (AGI) |
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