| VOTO ’08: SARANNO GLI SCONTENTI AD ASSEGNARE LA CALABRIA |
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| 08/04/2008 | |
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8 Apr. – Tanti sono le variabili, secondo quanto si legge su Repubblica.it, che decideranno a chi andranno i voti in Calabria dove è approdato oggi il pullman di Veltroni. Bisogna saper leggere tra le righe e avere buona memoria di nomi, parentele per capire a chi andrà una buona fetta del voto calabrese. Bisogna, anche, prevedere se resteranno al Pd i voti di quei collettori di consenso che per coerenza col principio "non ci saranno indagati in lista" la direzione del partito ha deciso di non candidare. E bisogna infine capire dove andranno i voti dell'ndrangheta.
La regione mette in palio dieci senatori, sei al partito vincente, quattro a quello che perde. Ancora una volta, se Udc e Sinistra riescono a superare la fatidica soglia dell'8 per cento strappano seggi ai due partiti più grandi e "disturbano" quello che Berlusconi e Veltroni definiscono voto utile. In un caso o nell'altro la Calabria può fare una differenza di due-tre senatori, la maggioranza con cui Prodi ha provato a governare per un anno e otto mesi. Nel 2006 - consultazione con affluenza record del 74% - l'Unione strappò il premio, i Ds presero il 14,45%, la Margherita il 10,3 e Di Pietro il 2,63. Il Pd allora avrebbe avuto il 27 per cento. Il Pdl, solo Fi e An, il 32 per cento. Il fatto è che quei guastafeste di Sinistra e Udc partono rispettivamente da 11,31% e dal 7,2%, ottime posizioni per strappare seggi e che diventano ancora migliori per chi riesce ad accappararsi l'eredità degli scomparsi Udeur (4,23%) e Rosa nel pugno (radicali e socialisti presero il 3,93%). Difficile dire quanto possa "pesare" oggi il partito del presidente della Regione Agazio Loiero. Qualche decina di migliaia di voti, si dice. Un'eredità che potrebbe essere decisiva per il Pd ma su cui, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non c'è certezza. Sì, è vero, il governatore Loiero la scorsa settimana stava sul palco del cinema Odeon a Reggio Calabria insieme a Veltroni e la sua presenza ha fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti i presenti, pace-fatta, tutto-risolto. Ma la sgarbata dimenticanza del loft è dura da digerire: il partito di Loiero infatti non ha candidati, fine, fuori da tutto. Non c'è il senatore Pietro Fuda. Non c'è Mario Pirillo, il potente assessore all'Agricoltura, ventimila voti, almeno. Non c'è neppure quell'Ottavio Bruni che si è anche dimesso da presidente della provincia di Vibo Valentia perché gli era stato promesso un posto da onorevole ed è invece rimasto a piedi. Le cronache locali attribuiscono a Bruni un pacchetto di 8-9 mila voti, praticamente tutta Vibo. " E' la seconda volta che fregano i vibonesi, che ci lasciano senza un rappresentante, e sia chiaro che non lo dico per me..."si sfogava Bruni durante il primo viaggio di Veltroni. Al Pd devono essere certi che quegli ottomila voti saranno destinati al Pd, al prefetto Luigi De Sena capolista al Senato e al viceministro Marco Minniti alla Camera. Solo l'analisi del voto dirà per chi hanno votato Reggio, Vibo e Cosenza, le roccaforti del governatore Loiero.
Oltre il viceministro Marco Minniti, capolista alla Camera, c'è poco o nulla di quello che è lo stato maggiore diessino calabrese in carica nel governo della regione. Non sono stati candidati pezzi da novanta come Nicola Adamo, deputato ed assessore da circa 12 mila voti, Franco Pacenza, una dote da oltre ottomila voti, Carlo Guccione, ex segretario regionale dei Ds e in predicato per una poltrona di prestigio a Cosenza. Insomma, i veri controllori di voti per i Ds - nel senso oggettivo e neutrale del termine - sono stati tagliati fuori. "Non ci saranno candidati coinvolti in inchieste" ha deciso la Commissione etica prima e il loft poi. E così è stato, secondo massima coerenza: le liste sono state compilate con in mano l'elenco degli indagati nei faldoni Why not della procura di Catanzaro; chi era di qua non poteva stare di là. Ora, facendo due conti e sommando le varie assenze - gli uomini di Loiero, i diessini e i politici di Cosenza - c'è da chiedersi chi voterà il Pd. Dei politici locali calabresi sopravvive, a pieno titolo, solo Doris Lo Moro, 53 anni, ex magistrato, nata politicamente con Loiero che nel 2005 le affida la sanità regionale. Ma quando la signora comincia prima a dimezzare il numero delle Asl e poi a ripulire la lista degli assistiti - per qualche motivo molto più lunga dei calabresi in vita - l'esperienza in giunta finisce. E' il novembre 2007, un anno dopo l'omicidio Fortugno, il vicepresidente del consiglio regionale ucciso dalla 'ndrangheta che quel sistema aveva cercato di contrastare. Agazio Loiero, presidente della regione Calabria. I suoi uomini non sono stati candidati dal Pd. E a proposito di sanità, spicca nella lista del Pd Pietro Cozzupoli, primario di urologia e trapianti del rene a Reggio, uno dei pochi reparti d'eccellenza nella regione. La sfida di Veltroni, in Calabria più che altrove, è esattamente questa: cambiare, rinnovare, puntare su nomi nuovi, fronteggiare con quel filo di arroganza che non guasta - la stessa che gli fa dire "la criminalità organizzata non voti per il Pd" - equilibri e metodi antichi. Per questo ha messo capolista al Senato un uomo d'ordine come il prefetto Luigi De Sena inviato a Reggio con massimi poteri dopo l'omicidio Fortugno. Per questo punta su donne come Rosa Villecco e Doris Lo Moro pur chiudendo un occhio per la presenza di Maria Grazia Laganà, la vedova di Fortugno indagata nel fascicolo sulla Asl di Locri. Se il Pd dovesse perdere la Calabria, che questo almeno accada per un motivo chiaro e tangibile. La Sinistra mette in campo l'Antimafia. Come vota l'ndrangheta? Domanda a cui nessuno è in grado di rispondere fino allo spoglio delle schede, fino a quando non sarà chiaro come e chi ha votato la locride, la zona di Gioia Tauro e il lametino, la provincia di Reggio e quella di Catanzaro. La Commissione parlamentare antimafia negli anni ha stabilito che "le famiglie sono in grado di decidere la maggioranza, di spostarla da un fronte all'altro". L'8 per cento in Calabria, al Senato, vale circa 74 mila voti. "In certi paesi la 'ndrangheta può spostare fino al venti per cento dei consensi" ha detto il pm della Dda di Reggio Nicola Gratteri. Non c'entrano le ideologie, destra o sinistra, c'entrano denaro e potere: il voto della famiglie va a chi è in grado di garantire gli affari. Fatte queste premesse è interessante notare alcune situazioni. Nella lista del Pdl per il Senato al decimo posto compare Francesco Iona cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'anonima crotonese in carcere dopo anni di latitanza. Il candidato è uomo al di sopra di ogni sospetto, coordinatore provinciale di Forza Italia a Crotone, solo che nel 2005 non riuscì a candidarsi nell'Udeur per via della ingombrante parentela. Non sarà eletto, e però quel nome, con tutto quello che eventualmente può significare, può essere un messaggio per orientare il territorio. Al numero 17 della lista del Pdl alla Camera c'è un'altra vecchia conoscenza della Commissione parlamentare antimafia: Gaetano Rao, nipote di don Peppino Pesce vecchio boss della potentissima cosca di Rosario. E al numero 19 della stessa lista un altro nome assai noto alle cronache: Pasquale Scaramuzzino, sindaco di Lamezia Terme, comune sciolto per infiltrazioni mafiose. Per mettere le cose in chiaro La Sinistra ha messo in campo come capolista al Senato il presidente della Commissione antimafia, Francesco Forgione, calabrese, campagna elettorale con minimo sei incontri al giorno, uno che conosce a memoria la mappa delle 'drine e delle famiglie e che sarà in grado di leggere gli spostamenti di un clan da un fronte all'altro.
Berlusconi e Fini hanno deciso di mettere come capolista al
Senato un magistrato come Nitto Palma seguito da un noto penalista come
Giuseppe Valentino, già sottosegretario alla Giustizia. Peccato che nella
stessa lista al numero 10 ci sia, appunto, Francesco Iona, cucino del boss del
crotonese.
Il Pdl al Senato non ha candidato neppure una donna.
Per la Camera troviamo Angela
Napoli (An), parlamentare della Commissione antimafia e una delle analiste più
attente della commistione tra politica e mafia, costretta a condividere la
stessa lista con Gaetano Rao e Pasquale Scaramuzzino, con Giovanni Dima (un
processo per truffa e peculato relativo allo smaltimento dei rifiuti),
Giancarlo Pittelli e Giuseppe Galati (cancellati all'inizio di aprile dalla
lista degli indagati di Why not). Galati, "signore" di Lamezia Terme,
Udc fino all'altro giorno e passato con tutti i suoi voti nel Pdl, precede in
lista Ida D'Ippolito (n.11) deputata di Forza Italia e destinataria di un
attentato proprio perché troppo severa nei suoi interventi contro le 'drine del
lamentino. In poche ore sono passati dall'Udc al Pdl anche Giovanni Nucera e il
consigliere regionale Dioniso Gallo. Il primo ha fatto in tempo a trovare posto
in lista. Il secondo s'è deciso troppo tardi.
Secondo i sondaggi il Pd sarebbe in vantaggio in Calabria. Di un soffio, qualche migliaio di voti, settemila, lo 0,6 per cento. Oggi Veltroni cercherà di congelarlo e di conquistare la regione. Ripetendo: "La mafia non voti il Pd. Grazie". scritto da Pancrazio, aprile 09, 2008 Assurdo: un lungo articolo sulla Calabria in cui non si cita neppure il Partito Socialista, il quale ha proprio in quella regione la sua roccaforte. Ricordo solo che alle ultime regionali lo SDI prese il 6.8% e il Nuovo PSI il 5.4%. Di sicuro il PS sarà una forza di "disturbo" per i partiti grandi tanto quanto l'UDC. scritto da antonio., aprile 09, 2008 sognate sognate cari veltroniani, sperate che nn torni la sinistra di prodi al governo perchè altro che argentina!!!si vede ke non vi sono bastate tutte le tasse ke ha messo prodi i disastri che ci sta lasciando no propabilmente vi piace pagare di e lavorare meno!!! scritto da francesco82, aprile 08, 2008 Altri tre giorni così e il Pd riprenderà tutti i voti di quelli scontenti del prof. Prodi che nel 2006 lo avevano votato e volevano astenersi. E tutto ciò senza che Veltroni abbia mosso un dito! E' bastato l'eroe di Del'Utri cioè Mangano (ergastolo per mafia e addetto alle scuderie di casa Berlusconi e questi sono fatti e non parole, nessuno, ma proprio nessuno può smentire), le fucilate di Bossi e Lombardo e il giuramento di Pontida con comparse in abiti medioevali che votano a sinistra. Bravi Pdl-Lega Nord. E intanto Storace a Roma e nel Lazio toglie altri voti al poltronaiolo Fini. Come perdere le elezioni a 5 giorni dal voto! Auguri scritto da Domenico85rc, aprile 08, 2008 Che bello articolo fazioso!! |
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