| ZIMBABWE: GLI STATI UNITI NON RICONOSCERANNO IL VOTO |
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| 25/06/2008 | |
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25 giu. - Gli Stati Uniti non riconosceranno il risultato del
ballottaggio presidenziale previsto per dopodomani in Zimbabwe. E'
quanto ha dichiarato il vicesegretario di Stato con delega per l'Africa
Jeandayi Frazer in un'intervista rilasciata alla Bbc
"Non potremo riconoscere tali risultati se mai il voto davvero avvenisse: il popolo è stato perseguitato, picchiato ed ucciso nel tentativo di difendere il proprio diritto di votare liberamente, in queste condizioni è impensabile accettare quanto eventualmente uscirà dalle urne".
Onu, Ue e la stragrande maggioranza delle cancellerie occidentali, così come numerose tra quelle africane, chiedono con forza che il ballottaggio presidenziale sia quantomeno rinviato, dopo che il leader dell'opposizione e candidato favorito, Morgan Tsvangirai, è stato costretto a ritirarsi domenica scorsa per le violenze scatenate contro i suoi seguaci, ed è ora rifugiato presso l'ambasciata olandese ad Harare, da dove ha chiesto anche l'intervento di una forza militare di pacificazione nel Paese.
Ma per il regime dello Zimbabwe il voto comunque avrà luogo.
Il leader dell'opposizione dello Zimbabbe Morgan Tsvangirai ha rivolto un appello ai capi di governo del mondo intero perché inviino una forza militare nel suo paese "per proteggere il popolo".
Lo scrive il quotidiano britannico Guardian "Chiediamo all'Onu di andare oltre la risoluzione ora adottata, che condanna la violenza nello Zimbabwe", scrive Tsvangirai in un articolo.
Il leader dell'opposizione, che spiega perché ha rinunciato a competere con Robert Mugabe nel ballottaggio, chiede "una forza per proteggere il popolo".
"Non vogliamo un conflitto armato - afferma - ma il popolo ha bisogno che le parole di indignazione dei leader mondiali siano supportate dalla rettitudine morale di una forza militare".
Queste truppe dovrebbero avere il ruolo di peacekeeper, dovrebbero "separare il popolo dall'oppressore".
Il presidente Robert Mugabe ha dichiarato di essere pronto a fare negoziati con l'opposizione dopo la tornata elettorale di venerdì prossimo.
Lo riferisce un fonte di stampa controllata dal governo.
Il premier laburista australiano Kevin Rudd e il ministro degli Esteri Stephen Smith sono lanciati in una campagna di pressione sui leader dei paesi africani e del Commonwealth, chiedendo un approccio internazionale più severo e coordinato per risolvere la crisi in Zimbabwe. Rudd e Smith stanno telefonando alle loro controparti, particolarmente in Sudafrica, Zambia e Tanzania, perché prendano posizioni più dure verso il regime del presidente Robert Mugabe.
L'ufficio di Rudd ha confermato oggi che il premier intende discutere con il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon il contributo dell'Australia nel premere sul regime di Mugabe, perché ripristini la democrazia e metta fine alla violenza. Rudd chiede anche che sia nominato un rappresentante speciale dell'Onu per coordinare gli sforzi internazionali. Il governo di Canberra ha intanto allungato la lista degli alti funzionari del regime a cui rifiuterà l'ingresso in Australia.
Sin dal 2002, Canberra ha imposto una serie di sanzioni contro Zimbabwe, fra cui restrizioni finanziarie e sui visti, sospensione dei contatti ministeriali e l'embargo alle vendite di armi. Il ministro Smith inoltre premerà per un approccio più severo e coordinato verso il regime di Mugabe, durante la riunione dei ministri degli Esteri del G8 in Giappone questa settimana.
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