26 apr. – Tra il 1999 e il 2008 l’European Patent Office (EPO) ha pubblicato 1.116.906 domande di brevetto, il 92,5% delle quali attribuibili ai Paesi del G12. Le 36.324 domande depositate dall’Italia rappresentano il 3,3% di quelle pubblicate dall’EPO e consentono al nostro Paese di occupare l’ottavo posto della classifica internazionale. Crescendo ad un tasso medio di variazione annuo del 4,6%, l’Italia mette però a segno una performance migliore di altri “colleghi†europei (Gran Bretagna +2,9%, Germania +3,8%, Francia +4%).
Ottava per numero di brevetti europei depositati; quarta per marchi comunitari; seconda per domande di design. È questa dunque la posizione dell’Italia tra le 12 nazioni più industrializzate del mondo, quale emerge dall’analisi dell’Osservatorio sui brevetti, marchi e sulle domande di design, realizzato da Unioncamere.
Dimostrando la propria inclinazione più sul lato della tutela dell’impresa e della creatività che su quello della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica, il nostro Paese sembra concentrare in alcune interessanti nicchie di mercato la propria capacità innovativa: quella del biomedicale innanzitutto, ma anche quelle legate ai processi di packaging. E si fregia della presenza di imprese nel cui DNA è inserito un alto tasso di innovazione. Come la Stmicroelectronics Srl, che in 10 anni ha depositato 1.539 domande di brevetto europeo.
L’analisi di Unioncamere e Dintec è stata anticipata oggi al convegno “Piccole e medie imprese, innovazione e politica industriale: la collaborazione con le Camere di commercio, organizzato dal Ministero dello Sviluppo economico nell’ambito della Giornata mondiale per la proprietà intellettuale.
“Il sistema camerale – evidenzia Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere – è convinto che la tutela della proprietà industriale possa dare un contributo importante alla competitività delle imprese, sia a quelle dei segmenti tecnologici più elevati sia a quelle del Made in Italy, per le quali la qualità dei prodotti rappresenta un valore meglio difendibile attraverso il marchio e il design. Questa attenzione al tema della proprietà industriale, che le Camere hanno da molto tempo, è stata anche recentemente riconosciuta al sistema camerale dalla riforma varata nel febbraio scorsoâ€.
Il contributo maggiore alla produzione di brevetti in Italia viene dalle imprese, con una quota di domande pubblicate nel periodo 1999-2008 che raggiunge l’86,6%. La quota rimanente si suddivide tra Inventori persone fisiche (9,8%), Centri di ricerca e Università (2,2%) e richiedenti non italiani (1,4%). L’81,6% delle domande pubblicate dall’EPO tra il 1999 ed il 2008 proviene dalle regioni del Nord: il 49,7% dal Nord-Ovest, con un apporto predominante della Lombardia, il 31,9% dal Nord-Est, grazie al contributo soprattutto di Emilia Romagna e Veneto. La quota rimanente si del al Centro per il 13,2% e solo per il 3,9% al Mezzogiorno.
Queste due macroaree, tuttavia, fanno registrare la più consistente variazione percentuale media annua (superiore al 5%). Questo incremento più cospicuo ha consentito di per le domande pubblicate da EPO. Milano guida la classifica provinciale considerando le domande di brevetto presentate negli anni presi in esame dalle imprese, seguita da Torino (8,7%) e Bologna (7,2%).















