11 giu. – Dopo quattro anni di governo tripartito, a guida Socialdemocratica (Smer) e in salsa 'nazional-populisticai, i cittadini della Slovacchia sono chiamati domani alle urne per il rinnovo del Parlamento unicamerale e per eleggere i 150 membri che lo compongono. Al voto 4,3 milioni di cittadini, che dovranno scegliere fra 18 partiti, dei quali non più di otto sembrano avere chance di superare la soglia di sbarramento del 5%. Proprio lo Smer del premier Robert Fico appare favorito per conquista della maggioranza relativa, coi sondaggi che gli attribuiscono fino al 35,5% dei voti. Gli ultimi rilevamenti, in realtà , segnalano un ridimensionamento del consenso per il premier uscente (attorno al 29% , e proprio ieri è scoppiato uno scandalo che lo chiama in causa in prima persona: un quotidiano ha messo on line sul suo sito una registrazione in cui "una voce che sembra quella di Fico" parla di accordi per finanziamenti illegali al suo partito.
Il capo del governo ha convocato di gran fretta una conferenza stampa, denunciando "sporcizia, sporcizia, sporcizia" pre-elettorale e annunciando una querela contro l'editore del giornale 'Sme'.
Certo l'incognita dell'ultima ora non favorirà il premier uscente, che ha comunque un potenziale problema di 'numeri di alleanza'. Saranno quindi le elezioni di domani a dire se la Slovacchia potrà continuare a essere guidato dall`attuale maggioranza, composta anche dai nazionalisti (Sns) di Jan Slota e dal Partito del Popolo/Movimento per la Slovacchia democratica (Hzds) dell'ex premier Vladimir Meciar.
Secondo i sondaggi, che danno attorno al 6% dei consensi a Sns e il 5% a Hzds – non è certo che queste due formazioni riescano a eleggere propri membri in Parlamento. E se non dovessero riuscirci, per Fico diventerebbe molto difficile trovare alleati coi quali governare.
Delle altre forze politiche, l'Unione dei cristiani democratici (Sdku) – principale forza dell`opposizione, guidata ora da Iveta Radicova (che ha preso il posto alla guida del partito di Mikulas Dzurinda) – è molto staccata rispetto allo Smer e secondo i sondaggi non andrà oltre il 14% dei voti.
L`opposizione poterebbe però beneficiare anche dell`avanzata di altre formazioni, fra le quali è atteso l`exploit del nuovo partito di destra Libertà e Solidarietà , la Sas, che i sondaggi danno al 13,3%.
Il centrodestra slovacco confida chiaramente in una grande alleanza anti Fico, con la prospettiva che si ripeta quanto accaduto in Repubblica ceca, l`ex paese confederato, dove i Socialdemocratici della Cssd, nonostante la maggioranza relativa delle elezioni di fine maggio, sono destinati con ogni probabilità a rimanere fuori dal governo.
Nonostante la natura controversa o comunque "nazional-populistica" del governo Fico, la Slovacchia durante questo esecutivo è riuscita a entrare senza particolari traumi nell'Eurozona (il primo gennaio del 2009). E` stata inoltre in grado di fronteggiare le turbolenze della crisi e di sfoggiare nel primo trimestre del 2010 una buona ripresa economica (+4,5% la crescita del Pil rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Sono però anche in tanti gli osservatori che attribuiscono al governo Fico la responsabilità di un indebitamento eccessivo, per non parlare del sospetto, avanzato dagli analisti, che la situazione della finanza pubblica slovacca sia nella realtà molto peggiore di quella descritta dall`attuale governo.
La Slovacchia è inoltre un paese che continua a essere assillato dalla elevata disoccupazione (14% di media nazionale, fra i più elevati in Europa), e dalla piaga della corruzione. Sul piano sociale rimane irrisolto la situazione della minoranza Rom, che in questo paese costituiscono circa il 10% della popolazione, molti dei quali si trovano in condizione di assoluta indigenza, vivendo in villaggi da Medioevo, senza luce, gas e acqua corrente, in comunità dove il tasso di dissocupazione raggiunge anche livelli del 100%.
Più che da questi temi la campagna elettorale, considerata "fiacca" dagli esperti, è stata rianimata nelle ultime settimane da argomenti di politica estera, fra cui in primo luogo le polemiche con l`Ungheria concernenti lo status della consistente minoranza magiara che risiede in Slovacchia (500 mila cittadini su cinque milioni di abitanti).
L`avvento in Ungheria del nuovo governo conservatore di Viktor Orban ha reso la questione ancora più incandescente, in primo luogo quando Budapest ha varato una nuova legge che attribuisce la doppia cittadinanza agli ungheresi che vivono nei paesi limitrofi. Vera e propria benzina sul fuoco che ha suscitato non solo gli strali anti Budapest dei nazionalisti di Jan Slota (Sns) ma anche del premier Fico, animato dalla possibilità di intercettare i voti degli elettori nazionalisti.
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