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Ultimo aggiornamento: 21.11.2008 ore 08:30
Marocco: il Pjd spera in 60 seggi Stampa E-mail
29/08/2007
Il 24 agosto si è chiuso il termine per la presentazione delle candidature per le elezioni politiche del 7 settembre, forse le più importanti della storia del Marocco dal 1956.

 

Alla mezzanotte di venerdì 24 agosto si è chiuso il termine per la presentazione delle candidature per le elezioni politiche forse più importanti della storia del Marocco dal 1956, anno della sua indipendenza.

Inizia la campagna elettorale per il voto del prossimo 7 settembre. Nei sondaggi sembra favorito il Partito della Giustizia e lo Sviluppo (Pjd), di ispirazione islamica. Per il giovane re Mohamed IV sarà un test decisivo.

Mohamed VI - ultimo discendente di una dinastia che rivendica le proprie origini direttamente al profeta Maometto - è salito al trono nel 1999 e da allora il processo di modernizzazione e di occidentalizzazione già iniziato negli ultimi anni di regno del padre Hassan II si è approfondito.

È stato riformato il diritto civile religioso dando parità alle donne. È stata varata una nuova legge sui partiti politici, una nuova legge elettorale, una campagna è stata avviata per la moralizzazione della classe politica.

Alcuni personaggi molto potenti come Driss Basri - l'ex primo ministro protagonista della feroce repressione contro i sahrawi - sono stati allontanati dalla corte e dalle stanze del potere.

Il padre dell'attuale re aveva dato una svolta netta verso una monarchia costituzionale dove, pur con alcune grosse limitazioni in materia religiosa, sulla gestione dell'immigrazione e nel mantenimento di una feroce occupazione militare del Sahara occidentale, la stampa gode di una reale libertà democratica.

Il Marocco è terzo dopo Israele e Turchia nella classifica dei paesi dell'altra sponda del Mediterraneo con maggior flusso di investimenti di capitali esteri e si è sviluppato, puntando sul turismo e anche sull'industria estrattiva dei fosfati e in quella manufatturiera.

Lo sviluppo e il diffondersi di costumi occidentali è andato però di pari passo con il diffondersi di movimenti i fondamentalisti come al Adl wal Ihsan (giustizia e carità), che agiscono ai margini della legalità. E, peggior sintomo, negli ultimi anni si sono succeduti attentati anti-occidentali a Casablanca, a Rabat. E l'ultimo in ordine di tempo solo alla vigilia di questo ferragosto a Meknes, dove per un soffio un gruppo di turisti italiani è rimasto illeso. In questo quadro il Marocco come e più della Turchia teme un voto condizionato dai reazionari islamici.

Nell'attuale composizione della Camera, i due principali partiti, e partner nella coalizione che appoggia il governo di Driss Jettou, sono l'Unione Socialista delle Forze Popolari (Usfp, 50 seggi) l'Istiqlal (nazionalista, 49 seggi) seguiti dal Pjd (42), in un'assemblea segnata da una forte frammentazione: 21 partiti dispongono di almeno un seggio, 36 sigle si presentano alle elezioni.

Nelle precedenti elezioni del settembre del 2002, le prime del regno del re Mohamed VI, il Pjd è passato da 14 a 42 seggi. Si è molto parlato di un accordo sotto banco con il Trono per evitare una «ondata integralista islamica» considerata da molti ancora prematura nel 2002. Ora però sembra arrivata l'ora del Pjd e del suo leader, Saad Eddine El Othmani, che guida il partito da tre anni e punta a ottenere «fra 60 e 70» deputati nelle prossime elezioni, trasformando il suo partito nella principale forza politica del paese.

Othmani ha già precisato di voler contare su partner di governo che aiutino ad affrontare le sfide economiche e sociali o le questioni internazionali, come il terrorismo o l'immigrazione illegale. Se le previsioni del leader del Pjd si avverassero, resterebbe dunque da stabilire quali coalizioni post elettorali si potrebbero formare, e con chi. Nel frattempo, El Othmani ripete che il suo non è un partito islamico, bensì di ispirazione islamica («come le democrazie cristiane europee») e che le sue priorità non sono le leggi che permettono la vendita dell'alcol o il velo delle donne, ma piuttosto la lotta contro l'ingiustizia sociale, a partire dal suo sintomo più flagrante ed evidente: la corruzione, particolarmente nella giustizia e nella sanità pubblica. (Fonte: L'Unità)

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