Dai primi sondaggi sul voto in Turchia, appuntamento chiave per i futuri assetti del Paese che si terra' il 12 giugno, emerge una sostanziale tenuta del partito di governo, l'Akp islamico-moderato, mentre il Chp, la maggior formazione d'opposizione, laica e repubblicana, conquista il partito dell'astensione e balza di dieci punti percentuali.
Oggi il quotidiano Milliyet pubblica un sondaggio condotto dalla società A&G in cui l'Akp, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, è intorno al 45% dei consensi, leggermente in calo rispetto al voto del 2007, dove aveva conseguito il 46,6% dei voti. Naturalmente la campagna elettorale è ancora tutta da giocare per il partito del premier Recep Tayyip Erdogan, che punta a una maggioranza di due terzi del parlamento che gli consentirebbe di riformare la costituzione senza ricorrere al referendum popolare.
Ma la vera sorpresa di questi giorni è il Chp, il Partito repubblicano del Popolo, di orientamento laico e repubblicano, che secondo il sondaggio al momento otterrebbe il 30% dei consensi, un balzo del 10% rispetto il 20% del 2007, quando la formazione politica secolarista per eccellenza toccò il suo minimo storico.
Il Chp andrebbe ad attingere i propri voti ai numerosi elettori che non avevano votato nel 2007 o che avevano diretto le loro preferenze e partiti minori o candidati indipendenti.
I quotidiani turchi concordano sul fatto che questo cambio di rotta è stato in larga parte determinato dal cambio alla leadership del partito, gestito per 20 anni da Deniz Baykal, e preso in mano l'anno scorso da Kemal Kilicdaroglu. Proprio Kilicdaroglu in questi mesi ha promosso delle grandi aperture nel partito su argomenti che una volta erano tabù, come i diritti della minoranza curda e la liberalizzazione del velo islamico nelle università. Infine importante conferma per l'Mhp, il Partito Nazionalista, che dovrebbe conseguire una percentuale di consensi intorno al 10-15%, sufficiente a entrare in Parlamento dove la soglia di sbarramento è rappresentata dal 10%.