Mitt Romney vince anche le primarie repubblicane in New Hampshire. Una vittoria netta, sicuramente, con il 36% delle preferenze degli elettori, ma non cosi' tanto come ci si aspettava: l'ex governatore del Massachusettess a inizio mese era dato al 45% in questo Stato a prevalenza laica. Gli altri due candidati che provano a rimanere incollati a Romney si accontentano di quel che rimane. Ron Paul arriva al 25%, Jon Hutsman al 18%, Newt Gingrich e Rick Santorum, gli ultracattolici di questa campagna, si attestano a quota 10%.

"Vi presento l'uomo che sara' il prossimo presidente degli Stati Uniti". Cosi' la moglie di Romney annuncia suo marito alla folla riunitasi per ascoltare il discorso del vincitore. Ma il trionfo non c'e' stato: sebbene Romney sia il primo repubblicano a vincere sia in Iowa che in New Hampshire (almeno da quando le primarie iniziano con questi due stati) questa avrebbe dovuto essere l'occasione per il candidato di dare il colpo di grazia ai suoi rivali staccandoli di netto. Gli analisti del voto interpretano questo risultato come un segnale negativo per Romney: brutte notizie arrivano soprattutto dal fronte degli indipendenti, elettori non iscritti nelle liste repubblicane che pero' in questo stato possono partecipare al voto e che saranno decisivi nelle presidenziali di novembre. Le loro preferenze sono andate in egual misura a Romney e Paul (29%), seguiti da Hutsman con il 25%.

L'ex governatore non se ne cura e inizia gia' a fare campagna contro Obama, stando almeno ai temi che tratta nel suo discorso finale: "Questo è un presidente che vuole trasformare l'America in uno Stato assistenzialista di tipo europeo. Io restaurero' i valori di questa nazione. Lui ha fiducia nello Stato, io nel popolo americano". Ma Obama intanto si gode la sua posizione e i risultati della sua politica (ieri la disoccupazione e' scesa ulteriormente ) e risale nei sondaggi contro Romney, staccandolo di 48 a 43.
Prossima tappa sara' il South Carolina, profondo Sud degli Stati Uniti, terra ultracattolica e notoriamente nazionalista.