| Perù in rivolta: Garcia al 35% nei sondaggi |
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| 31/07/2007 | |
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Manifestazioni e proteste hanno scosso il
paese. Alla base del clima di violenta opposizione al presidente Garcia, una
società sempre più povera che rischia di essere ancora più penalizzata
dall'applicazione del Tlc con gli USA.
All'origine di questa mobilitazione, le politiche neoliberiste adottate da anni e rafforzate oltre che da Garcia, anche dal precedente esecutivo guidato dal superpopulista Alejandro Toledo. Esperienze governative che hanno condotto il paese andino ad un livello intollerabile di disperazione economica e sociale. Tra le molte mancanza del governo si annovera anche quella di non aver tenuto fede a nessuna delle promesse elettorali, tra cui le più propagandate erano state la diminuzione della povertà e la revisione del contenuto del TLC (il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti), che offre grandi vantaggi agli investitori esteri. Secondo l'INEI (Instituto Nacional de Estadistica e Informatica) nel 2006 la povertà riguardava 13,7 milioni di persone, pari al 50,4% dei 27,2 milioni di peruviani, mentre la CEPAL (Comisión Economica para America Latina y el Caribe) ed il Programma Mondiale di Alimentazione (PMA) denunciano come siano soprattutto i più piccoli a pagare il prezzo di questo flagello, con il 25% dei bambini vittime della povertà e della miseria. Le manifestazioni sono state guidate dalle più importanti organizzazione dei lavoratori peruviani, con alla testa il sindacato dei lavoratori dell' educazione (SUTEP), la CGTP (Confederazione Nazionale dei Lavoratori Peruviami), il FNTMMSP (Federazione dei lavoratori minerari, metallurgici e siderurgici); a cui si sono aggiunte le Federazioni Studentesche e tutta la rosa delle principali associazioni e federazioni del paese. Un coordinamento che ha voluto reclamare giustizia sociale, redistribuzione della ricchezza, cambio di politica economica, e che si è dimostrato particolarmente critico verso il Trattato di Libero Commercio firmato dal governo con gli USA ma non ancora in vigore. Alan Garcia, che nei sondaggi è sceso al 35%, di fronte all'imponenza del fenomeno, si è "scusato", contraddicendo però il suo iniziale atteggiamento verso i manifestanti, che all'inizio definì come "radicali di sinistra, suicidi e pazzi". Per stare al passo, il primo ministro Castillo ha affermato che si trattava di "piccole e localizzate proteste" ed ordinava una repressione massiva che ha causato morti e feriti tra i manifestanti. Il rifiuto del TLC pone in particolare difficoltà il governo, il quale ha puntato tutta la sua credibilità su questo trattato. Il Congresso USA, che con la sua maggioranza democratica si dimostra più sensibile alle tematiche di ingiustizia sociale nei paesi dell'America Latina, non lo ha ancora ratificato, obbligando Garcia a fare la spola con Washington dove ha avuto due riunioni con Bush ed ha sollecitato i congressisti all' approvazione. Persino i soliti indici macroeconomici, a cui il governo si è sempre aggrappato, si dimostrano inutili a placare la situazione. In effetti il PIL sta crescendo ad un ritmo del 7%, una delle medie migliori della subregione, ma la contraddizione con la situazione reale ha luogo grazie ai guadagni straordinari che permettono i prezzi internazionali dei prodotti che il Perú esporta, e che sono sottratti al paese dai benefici che ricevono le multinazionali con l'esenzione dalle imposte, quando non rimangono nelle tasche degli imprenditori nazionali protetti dal congelamento dei salari, che determina una conseguente grande disparità nella distribuzione delle entrate. Il problema centrale è che non esiste una politica sociale a favore della popolazione, tanto che addirittura anche all'interno della Forze Armate i salari sono ridotti all'osso. Si argomenta che non ci sono fondi per aumentare le retribuzioni, mentre si accumulano capitali per pagare il debito estero a venire. E con l' entrata in vigore del TLC, prevista per ottobre, le organizzazioni sindacali temono che la situazione possa peggiorare e protestano per l' eventualità che gran parte delle imprese pubbliche, oltre alle private, ma anche le terre, le miniere, i boschi, le fonti fluviali, la flora e la fauna, possano passare alla categoria di vendita libera ed essere acquistate così dal miglior offerente. Nelle campagne chi ora sopravvive non potrà in futuro mai competere con i prodotti sussidiati USA che entreranno liberamente nel paese, spingendo i contadini ad ingigantire la già intollerabile urbanizzazione delle principali città nella speranza di ottenere almeno qualche briciola. Sempre secondo il TLC è proibita la creazione di federazioni operaie nell'ambito delle loro attività economiche, cosicché con maggior forza il plusvalore sarà esportato legalmente verso le metropoli nordamericane e sottratto al Perù. Queste sono le principali cause che hanno portato alla situazione attuale e di cui il popolo peruviano sembra aver preso piena coscienza. Bisognerà vedere se il governo continuerà a scusarsi oppure procederà in senso diverso, tenendo conto che in America Latina soffiano forti venti di rinnovamento ed il governo peruviano è uno dei cavalli di battaglia del vecchio regime. (Fonte: Aprile online)
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