L'osservatorio Sky Digis ha pubblicato un sondaggio all'interno del Tg Sky. La prima domanda posta a un campione di 1000 intervistati riguarda il piano di rilancio per l'economia approvato dal Governo. Per il 50% del campione il piano non stimolera' la crescita dell'Italia, mentre per il 38% la stimolera'. Il 12% preferisce invece non esprimersi.
Tra i provvedimenti ritenuti piu' efficaci figurano la diminuzione della burocrazia per l'apertura dell'imprese (35%), il Piano Sud per migliorare l'utilizzo dei Fondi Europei (24%), il rilancio del Piano casa per gli ampliamenti edilizi (19%), i 100 milioni in banda larga per internet (12%), mentre il 123% degli intervistrati non si pronuncia.
Il campione analizzato pensa poi che la crisi economica mondiale sia ancora in corso (36%), mentre per il 19% interessa altri Paesi e per il 26% è terminata. Per il 37% inoltre sara' la Cina a svolgere un ruolo chiave nell'economia mondiale dei prossimi anni, mentre per il 20% saranno gli Stati Uniti, per il 17% l'India, per il 14% il Brasile e per il 9% altri Paesi come la Germania e la Russia.
Per il 38% del campione il Governo italiano sta operando bene per il rilancio economico del Paese, mentre il 47% dice di no e il 15% si astiene dal commento.
Per quanto concerne infine le intenzioni di voto per i partiti, per Digis il Pdl si attesta al 28,6%, la Lega Nord all'11.4%, La Destra all'1,5% e Futuro e Liberta' al 5,8%. All'Udc viene assegnato il 6,3%, ad Alleanza per l'Italia l'1%, al Pd il 24,4%, all'Italia dei Valori il 6,0% e a Sinistra Ecologia e Liberta' il 7,7%. Il Movimento a Cinque Stelle registra il 2,0%, Rifondazione Comunista+Comunisti Italiani l'1,8%, il Partito Socialista l'1,3% e gli altri partiti il 2,2%.















questo sembra piu’ credibile di quelli de la7.
alle altre elezioni digis aveva preso piu di tutti
ANCHE BAFFINO HA MOLLATO IL COGNATO DI TULLIANI
‘Un’alleanza elettorale con Fini sarebbe innaturale. Cambiare le regole insieme va bene, ma il Pd rappresenta un blocco alternativo a Fini e Fli’. Lo dice in un’intervista al ‘Riformista’ Nicola Latorre, traccaindo confini diversi alla ‘santa alleanza’ su cui lo stato maggiore del Pd sta lavorando.
EMANUELA BAIO LASCIA IL PD E ENTRA NEL MISTO
Da “La Stampa” – La senatrice Emanuele Baio eletta nelle file del Pd, lascia Bersani per confluire nel gruppo misto. La Baio, cattolica, è stata giornalista di Avvenire e de Il Sole 24 Ore. Già nei giorni seguenti alla mozione di sfiducia, la senatrice ha annunciato un suo possibile addio. Da quel momento ha cominciato un progressivo allontanamento dal Pd fatto di tanti piccoli segni.
Ci ha pensato a lungo poi alla fine, come già altri cattolici impegnati in politica – dalla Binetti a Carra – ha deciso di lasciare il Pd. Certo non finirà alla corte di Berlusconi, ma si iscriverà fina dalle prossime ore al gruppo misto al Senato. Tra le motivazioni che l’hanno spinta al lasciare il partito di Bersani il continuo impoverimento della componente e dei valori cattolici ma anche il vedere un partito che a suo avviso si muove sempre più nell’orbita della sinistra.
il trend di digis parla chiaro. ormai la riserva indiana di Berlusconi si sta riducendo ai soli cerebrolesi che non cambiano mai idea.
veramente l’istituto di masi che fa i sondaggi per il Tg de la7 è quello che aveva azzeccato in pieno a millesimo il risultato delle ultime europee
FLI: VIESPOLI, SCELTE FINI DIVIDONO. IN CORSO RIUNIONE SENATORI
(ASCA) – Roma, 15 feb – ”Credo che Fini abbia voluto compiere una scelta che invece di contribuire a unire, ha contribuito a dividere”. La dichiarazione di Pasquale Viespoli, presidente dei senatori di Fli, ai microfoni del Tg 1, poco prima dell’avvio della riunione dei senatori di Futuro e liberta’, iniziata da qualche minuto a Palazzo Chigi non offre spunti di ottimismo.
Viespoli al Tg1 parla di Fini, e fa riferimento al congresso di Milano: ”Aveva alcune scelte davanti a se’, dimettersi da presidente della Camera o determinare la costruzione di un soggetto politico che motivasse per stile e per tono la sua permanenza sullo scranno piu’ alto di Montecitorio. Invece, credo che Fini abbia voluto compiere una scelta che invece di contribuire a unire, ha contribuito a dividere”.
Le tensioni non sembrano sciogliersi. Questa mattina nella sede di Farefuturo si e’ tenuta una riunione tra Viespoli, Urso e Ronchi: probabilmente era quella l’occasione in cui ci si aspettava qualche segnale da parte del leader dei futuristi, che pero’ non sembra essere giunta. Si e’ parlato anche di un nuovo slittamento dell’incontro tra i componenti del gruppo a Palazzo Madama, che poi non c’e’ stato.
Ora i senatori sono riuniti. Si annuncia un comunicato stampa al termine dell’incontro, e nuove dichiarazioni di Viespoli alla stampa.
anima mia… la riserva “indiana” è più numerosa di quanto tu “speri”…
spocchioso sinistron.zo
http://www.nichivendola.it
http://www.sinistraeliberta.eu
spero che viespoli & C. rompano gli indugi…escano subito da FLI e aderiscano al gruppo dei responsabili alla camera ….e ne formino uno anche al senato.
http://www.finidimettiti.it
FLI: IN CORSO RIUNIONE GRUPPO SENATO CON VIESPOLI
ultimo aggiornamento: 15 febbraio, ore 15:42
Roma, 15 feb. (Adnkronos) – In corso al gruppo Fli la riunione dei senatori futuristi guidati da Pasquale Viespoli, capofila dei moderati rimasti sconcertati dalle decisioni di Gianfranco Fini sull’assetto di vertice del partito. La riunione, iniziata dopo la conferenza dei capigruppo di palazzo Madama, avviene in un clima di estrema riservatezza. Si annuncia un incontro al termine con i giornalisti, tenuti a distanza rispetto alla sede del gruppo.
http://www.finidimettiti.it
Il malcontento nato dal patto per la «santa alleanza» contro il premier
L’OMBRA DI D’A L E M A DIETRO IL CAOS DEL FLI
di Fabio Martini
ROMA
La crisi delle poltrone che sta squassando il neonato Fli ha un precedente, consumato dietro le quinte, che in gran parte spiega la querelle futurista, inspiegabile col semplice metro del personalismo. Nei giorni che hanno preceduto il congresso di Milano i cinque colonnelli più vicini a Gianfranco Fini avevano discusso – senza darne a vedere – l’ipotesi più hard nel cas0 in cui la legislatura dovesse precipitare in tempi stretti: la proposta dell’Alleanza costituente – una sorta di Cln anti-Berlusconi, da Vendola a Fini – lanciata due settimane fa da Massimo D’Alema in un’intervista. Ma poco prima di lanciare quella proposta, lo stesso D’Alema l’aveva preparata nel corso di incontri riservati con alcuni dei potenziali protagonisti.
Nel colloquio con D’Alema, i massimi «vertici» futuristi – oltre a convenire sulla proposta della «Santa Alleanza», oltre a prendere atto dell’idea di formare un grande cartello che però escluda Antonio Di Pietro – hanno anche tratto l’impressione, nulla di più, che l’ex premier non abbia escluso un suo coinvolgimento diretto, in posizioni di vertice, nella durissima battaglia elettorale che dovesse aprirsi contro un Berlusconi politicamente ferito.
Ovviamente per la scelta della «squadra» anti-Berlusconi è ancora presto e bisognerà verificare le condizioni «sul campo» poco prima della contesa elettorale.
Ma il riservato patto stipulato con D’Alema per la Santa Alleanza antiCavaliere spiega i due passaggi chiave del congresso del Fli appena concluso: la totale rimozione da parte di Gianfranco Fini e di Italo Bocchino della questione delle alleanze elettorali; la rivendicazione di Adolfo Urso, capo dei moderati, di un Fli connotato come partito di destra e «alternativo alla sinistra».
Le ovazioni che hanno accompagnato il discorso di Urso nel primo giorno del congresso hanno condizionato il successivo dibattito, impedendo smarcamenti a sinistra e discorsi «emergenziali». Ma poi, quando è arrivato il momento di distribuire le poltrone, è come se quella battaglia politica avesse in parte influito nella decisione di arrivare ad un plateale «tagliafuori» nei confronti di Urso.
Perché se era attesa e motivata l’ambizione di Italo Bocchino di diventare vice-Fini di «diritto» oltreché di fatto, l’evidente retrocessione di Urso (no a Coordinatore, no a presidente dei deputati, sì a portavoce), al momento non ha trovato spiegazioni da parte dell’entourage del Presidente della Camera.
E da lì che Adolfo Urso ha deciso di ripartire. Ai suoi amici l’ex viceministro ha raccontato il suo stupore per il salto che si è determinato domenica a Milano: «Nella riunione finale alla Fiera, si era raggiunto un accordo in base al quale io sarei stato indicato come capogruppo ai deputati. Siamo ripartiti, ma appena sono sceso dall’aereo ho saputo che il comunicato finale indicava un altro organigramma. Il punto è questo: cosa è successo in quel lasso di tempo?».
Dunque, il retrocesso Urso non mette in discussione la decisione di Fini di nominare Bocchino suo vice. Assieme ad Urso si è schierato il fronte dei moderati del Fli, il presidente dei senatori Pasquale Viespoli, quasi tutti i dieci senatori, l’ex ministro Andrea Ronchi.
Lapidario Luca Barbareschi, in uscita dal Fli: «Se continuano a scegliere le persone sbagliate, faranno la fine del Psi». I senatori si riuniranno oggi per decidere il da farsi, ma per tutto ieri hanno atteso segnali dall’altro fronte. Segnali di fumo.
Se Fini ha mandato in avanscoperta il suo portavoce Fabrizio Alfano, sordo ad ogni dialogo è stato Italo Bocchino, che avrebbe detto: «Minacciano di far saltare il gruppo del Senato? Che problema c’è? L’Udc è stata per anni senza gruppo a palazzo Madama…». Un muro che ieri sera induceva alcuni moderati a prendere in esame uno scenario fino a due giorni fa impensabile: lasciare il Fli.
VIESPOLI RIMETTE IL MANDATO DI CAPOGRUPPO
! ! ! ! ! nuovo colpo di scena ! ! ! ! !
! ! ! !V I E S P O L I * G E N I O! ! ! !
SENATORI RIELEGGONO VIESPOLI CAPOGRUPPO
(ASCA) – Roma, 15 feb – Dimesso e subito rieletto. E’ il presidente dei senatori Fli, Pasquale Viespoli, che, informa un secondo comunicato diffuso pochi minuti dopo la nota con cui si ufficializzavano le sue dimissioni, e’ stato riacclamato presiente dei senatori di Futuro e liberta’.
”Il Gruppo Fli del Senato si e’ riunito immediatamente a seguito delle dimissioni del capogruppo e ne ha condiviso le motivazioni – si legge -. Il gruppo ha poi proceduto ad eleggere il proprio capogruppo nella persona dello stesso senatore Pasquale Viespoli quale sintesi delle diverse posizioni emerse all’interno del gruppo e CON IL MANDATO UNANIME DI ASSICURARE IL POSIZIONAMENTO POLITICO NEL CENTRODESTRA”.
ORA LA PALLA PASSA A FINI…
FINI CHE FARA’? CACCERA’ TUTTO IL GRUPPO DA FUTURO E LIBERTA’?
BERLUSCONI RIUSCIRA’ A FARE PASSARE TUTTO IL GRUPPO CON LUI?
IL GRUPPO SI DIVIDERA’?
LA COLLOCAZIONE TERZOPOL(L)ISTA DI FUTURO E LIBERTA’ RITORNA NUOVAMENTE IN DISCUSSIONE?
COMUNQUE VADA VIESPOLI CON QUESTA MOSSA SI DIMOSTRA UNA MENTE RAFFINATA.
F I G A, CHE SCOSSONE!!!
MAI VISTO UN PARTITO CHE SI SPACCA AL SUO CONGRESSO FONDATIVO!!!
I N C R E D I B I L E ! ! !
x Frankie
Guarda che Viespoli era stato comunque confermato come capogruppo al senato semmai il problema riguardava chi rappresentava il gruppo alla camera.
pete,
NON E’ UNA QUESTIONE DI POSTI BENSI’ DI LINEA POLITICA. ERGO NON SI RICOMPONE ANZI SOKKATZI ACIDI
VIESPOLI, NO A UFFICIO DI PRESIDENZA DI FUTURO E LIBERTA’
(ANSA) – ROMA, 15 FEB – “Non farò parte dell’ufficio di presidenza di Fli”. Così Pasquale Viespoli, appena riconfermato dai senatori di Fli, capogruppo al Senato. In dissenso con la linea di Fli, Viespoli si era dimesso. “In questo momento il mio unico dovere – ha spiegato – è quello di rappresentare e tenere insieme le diverse posizioni tra i dieci senatori del gruppo, tra i quali c’è anche chi non si è mai iscritto a Fli”, ha detto Viespoli sottolineando di non aver parlato con Fini “né oggi né ieri”.
FLI/ STRAPPO SENATORI, PdL TENTA “SONDAGGIO”.
Ira di Fini “Sono irresponsabili”.
Roma, 15 feb. (TMNews) – I contatti ci sono stati. Con importanti esponenti del Pdl. ‘Sondaggi’ che, per ora, non hanno portato a risultati concreti. Altero Matteoli – riferiscono fonti di Fli – ha contattato nelle ultime ore Adolfo Urso per verificare quanto lo strappo con Gianfranco Fini sia profondo. E Andrea Augello, gran manovratore nelle settimane precedenti al 14 dicembre, ha avuto modo di sondare Pasquale Viespoli e altri senatori finiani. Ma per ora l’obiettivo dei ‘dissidenti’ futuristi sembra quello di dar vita a una corrente. Almeno, questa era l’idea espressa nella riunione che Urso, Viespoli e Ronchi hanno avuto stamane nella sede di FareFuturo.
A sera, però, arriva una nuova doccia fredda. Gianfranco Fini boccia senza appello le richieste dei moderati. Nessun cambio di rotta sull’organigramma, si tratta di “rilievi infondati”.
Il Presidente della Camera per ora mantiene un atteggiamento gelido con i dissidenti, misto a una rabbia che monta ora dopo ora. “Sono degli irresponsabili che non si rendono conto di quello che sta accadendo”, avrebbe detto parlando con i suoi uomini più fidati.
La mossa di Viespoli, d’altra parte, appare a sua volta come uno schiaffo al leader di Fli. Le dimissioni da capogruppo al Senato e la scelta di farsi immediatamente confermare la fiducia dai suoi senatori rappresenta un messaggio chiaro a Fini: ora sono alla guida di un gruppo che mira a mantenere una sua linea politica autonoma, ancorata al centrodestra. Insomma, nessuna ‘deriva sinistra’, nessuna ‘santa alleanza’, nessuna collaborazione con il Pd che invece altri nel partito non escludono come arma estrema anti Cavaliere.
Per ora, comunque, niente scissione. Anche se, riferiscono, la possibilità di lasciare il gruppo di Fli al Senato sarebbe stata paventata da almeno due parlamentari futuristi, Menardi e Pontone. E certo, le dure parole pronunciate da Fini non aiutano a evitare decisioni traumatiche. Urso, intanto, stasera riunisce i suoi uomini più fidati a cena.
EVVAI CI MANCA SOLO URSO… AVVISO AI NATANTI ATTENZIONE NAVE FLI IN AFFONDAMENTO
http://www.sondaggibidimedia.com/2011/02/sondaggio-ipsos-per-ballaro-del-15.html
Il nuovo sondaggio per Ballarò
GRANDE FLI E VIVA FINI!!! DRITTI VERSO IL 15%!!!
FORZA FUTURO E LIBERTÃ !!
BERLUSCONES SIETE UNA MASSA DI PAGLIACCI TELELOBOTOMIZZATI!!
* * * * g a m e o v e r * * * *
! ! ! ! U L T I M I S S I M E ! ! ! !
E’ SALTATO IL GRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’ : MENARDI HA LASCIATO UFFICIALMENTE
Il crac di Futuro e LibertÃ
DOPO LA ROTTURA DI MENARDI ANCHE LA CONTINI VICINA ALL’ADDIO A FINI
Roma, 16 feb (Il Velino) – Il voto di fiducia sul decreto Milleproroghe offre una rappresentazione plastica della disgregazione in corso nel gruppo di Futuro e libertà al Senato. La pattuglia futurista si è infatti spaccata al momento del voto. Tra i sei che si sono smarcati dal no (assieme al capogruppo Pasquale Viespoli, contro la fiducia, hanno votato Mario Baldassarri, Maurizio Saia e Giuseppe Valditara) c’è Giuseppe Menardi, che ha dato l’addio al gruppo. Facendo venire meno il numero minimo necessario – dieci senatori – per dare ai finiani rappresentanza autonoma al Senato. “Il gruppo Fli al Senato formalmente è ancora in vita, ma non so ancora per quanto”, aveva avvertito nel pomeriggio Menardi, avvisando che sarebbe stata “questione di giorni, forse di oreâ€. Poi, in serata, la conferma: Menardi lascia il gruppi fdi Fli per tornare nell’area della maggioranza.
Non se ne va ma ostenta il proprio dissenso un’altra assente al momento del voto, Barbara Contini (che ha disertato la conta assieme anche a Maria Ida Germontani, Egidio Digilio e Candido De Angelis, malato, mentre Francesco Pontone ha optato per l’astensione, che vale comunque come voto contrario). Il centrodestra enfatizza le polemiche interne a Fli, i “falchi†finiani minimizzano: per Carmelo Briguglio, una “minoranza berlusconiana†nel partiti ci può stare. Ma la sensazione è che la frattura in Fli non sia riducibile a una dialettica tra maggioranza e opposizione interne. E il disfacimento del gruppo al Senato – a meno che nuovi arrivi non colmino il vuoto aperto da Menardi – ne è il segno più evidente.
Particolarmente acuto il malcontento espresso dalla Contini. “Da Gianfranco Fini mi sarei aspettata almeno una telefonata. In sei mesi non mi ha mai chiamato. E’ una questione di rapporti umani”. È profondamente delusa dal leader del suo partito la senatrice Fli. Contini non ha partecipato al voto ma al VELINO precisa: “Ho avuto un incidente stradale, sono anche scivolata e non sono arrivata in tempo al Senato per votare. Ma se fossi stata presente avrei detto ‘no’ alla fiducia del governo sul Milleproroghe in linea con il mio capogruppo Viespoli”. Perché questo risentimento nei confronti di Fini? “Noi senatori abbiamo rischiato tutto per permettere la nascita del gruppo a Palazzo Madama – risponde Contini – e il ‘riconoscimento’ è stato quello di non averci mai chiamato, siamo stati tagliati fuori all’assemblea costituente di Milano e neppure è arrivata una smentita o una presa di posizione contro chi dice che non siamo indispensabili”. Chiaro il riferimento a due dichiarazioni apparse sulla stampa a firma Italo Bocchino e Fabio Granata dove viene messa in dubbio l’indispensabilità di un gruppo Fli al Senato. “Se non c’era bisogno di noi potevano dircelo chiaramente – prosegue Contini -. E’ una questione di rispetto. I senatori sono persone che hanno tra i 50 e gli 80 anni, non meritiamo di essere trattati così. Io, poi, ho fatto anche la decima senatrice, quella che ha permesso la costituzione del gruppo a Palazzo Madama…”.
Contini torna a criticare il presidente della Camera Fini e le modalità con cui sono state prese le decisioni relative all’organigramma dei Fli al termine dell’assemblea costituente. “Se Fini voleva mettere delle determinate persone all’interno del partito ce lo doveva dire prima – osserva la senatrice -. Invece all’assemblea prima ha fatto un discorso alto, da statista e poi ha trasformato l’assise in un congresso e il partito si è spaccato. Tutto era stato deciso prima, siamo stati presi in giro”. L’errore di Fini, aggiunge Contini, “è stato quello di trasformare l’assemblea costituente in un congresso, dove sono esplosi problemi interni che sono uno strascico di beghe risalenti all’epoca di Alleanza nazionale e non hanno nulla a che vedere con Fli e con la strategia di un partito che puntava ad andare lontano”. Contini chiarisce che “delle nomine interne a Fli non importava nulla, non volevamo poltrone, ma solo chiarezza”. La senatrice è anche delusa dalla strategia politica che sta perseguendo Fli. “Doveva rimanere fisso sulla linea del centrodestra e non so perché si sia messo a inseguire Vendola e company. Se avessi saputo quale sarebbe stato il nostro destino, avrei fatto prima a passare direttamente con il centrosinistra”, ironizza Contini. E adesso che succederà al gruppo Fli del Senato che rischia di sciogliersi? “Non lo so. Menardi è praticamente fuori, vedremo nelle prossime ore”, risponde Contini che sul suo prossimo futuro annuncia: “Se scompare il gruppo futurista escludo un mio rientro nel Pdl. In vita mia non sono mai tornata indietro. E se si va a votare non penso di ricandidarmi. Sono delusa dalla politica italiana che è piccola piccola perché i burocrati delle istituzioni hanno preso il posto dei politici. E gli italiani non meritano tutto questo”.
http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2011/02_febbraio/16/riparte_caccia_grossa_verdini-santanche_varano_operazione_330,28362928.html
! ! ! B E R L U S C O N I * A L L ‘ A S S A L T O ! ! !
RIPARTE LA CACCIA GROSSA, VERDINI E SANTANCHE’ VARANO L’ “O P E R A Z I O N E 330″
Si guarda a delusi Fli, come Rosso. Pressing su Ronchi e Urso
Roma, 16 feb. (TMNews) – Un pressing estenuante, orchestrato dai massimi dirigenti del Pdl. Una manovra mai interrotta, ma che si è intensificata negli ulti giorni, soprattutto di fronte alla spaccatura di Fli. Un’operazione, soprattutto, destinata a durare fino a quando la maggioranza non raggiungerà quota 330, asticella indicata dalla Lega e cifra necessaria per tentare di riequilibrare la composizione delle commissioni parlamentari e dell’ufficio di Presidenza che potrebbe intervenire nell’iter del conflitto di attribuzioni. Da via dell’Umiltà è scattata dunque la ‘caccia’ ai parlamentari dell’opposizione e in Transatlantico sembra di essere tornati al pre 14 dicembre. Artefici dell’operazione, ancora una volta, gli emissari dei Responsabili. Ma la novità è che, raccontano diverse fonti, a telefonare sono di nuovo anche Denis Verdini e Daniela Santanché.
Nel mirino ci sono innanzitutto gli scontenti di Fli. Luca Barbareschi – riferiscono fonti berlusconiane – avrebbe già comunicato di essere pronto a votare nuovamente con la maggioranza. Successivamente dovrebbe dimettersi per fare largo a un deputato ‘berlusconiano’ eletto nelle liste del Pdl. Forte il pressing anche sui due Liberldemocratici Daniela Melchiorre e Italo Tanoni. E gli ex colonnelli di An ‘pressano’ anche Adolfo Urso e Andrea Ronchi. Nella ‘rosa’ rientrano anche Latteri e Gaglione (entrambi assenti nella votazione sulla richiesta della Giunta).
Un altro deputato futurista in bilico è Roberto Rosso. Intercettato a sera a Montecitorio, spiega ai cronisti: “Ho lasciato il Pdl per un problema con il vertice regionale piemontese, non per un problema con Berlusconi. Finche nulla si muove su quel fronte, non c’è nulla da dire. Se invece qualcosa cambiasse, osserverei con attenzione la situazione”. L’effetto dell”operazione 330′ è tutta da verificare. Certo un deputato dell’opposizione confessa tutta la sua preoccupazione quando racconta dietro anonimato: “Il pressing è fortissimo. E’ più forte perfino di quello di dicembre”.
! ! ! O P E R A Z I O N E 3 3 0 ! ! !
GUZZANTI IN GRUPPO ‘RESPONSABILI’ – “E’ con grande soddisfazione personale e politica che accogliamo l’onorevole Guzzanti come indipendente liberale nel nostro gruppo, sicuri che porterà uno straordinario contributo culturale e politico alla nostra attività parlamentare”. Così Luciano Sardelli, capogruppo di ‘Iniziativa Responsabile’, annuncia l’adesione di Paolo Guzzanti al gruppo.
Peccato, ma deve essere difficile resistere al richiamo della massa berlusconiana nei palazzi del potere. Sicuramente stare con loro è più semplice, poche scelte da fare, tanto le fanno gli altri. Chi sta in FLI e con FLI deve avere un grande temperamento e stima di se stesso. Viva FLI!
E’ bene che certi personaggi ambigui e dubbiosi saltino fuori adesso e lascino subito la nave. Sarebbe molto grave che restassero a bordo e infiltrassero le liste del partito alle prossime elezioni, quando che siano. Questi “episodi” semmai dimostrano che la linea di FLI è realmente alternativa e incompatibile con il berlusconismo, aperto o coperto. Semmai mi preoccupa molto di più l’ipotesi di una alleanza elettorale con il PD. Non per ragioni ideologiche ma schiettamente politiche.
forza Silviooooooo