“La disaffezione dilaga, i partiti deludono, dei leader poi non ne parliamo. ‘C’è nell’opinione pubblica la forte sensazione di un Paese incagliato.
Ma quanto più si chiede qualcosa alla politica, vista la crisi economica e il senso di insicurezza nel futuro, tanto più la politica è bloccata’. In questo paradosso – scrive LA STAMPA – individuato dai sondaggisti di Swg, un’importante società demoscopica di Trieste, c’è la crisi inarrestabile dei maggiori partiti come Pdl e Pd, ma anche lo spazio virtuale di un Terzo Polo ovvero l’attesa di una soluzione nuova, che si chiami Gianfranco Fini oppure Luca Montezemolo.
‘Attualmente, se stiamo alle intenzioni di voto, un Terzo Polo con Udc, Fli, Api e Mpa è al 14,5 per cento e potrebbe arrivare al 19 per cento’. Stando a questo sondaggio, centrodestra e centrosinistra sarebbero testa a testa: 39,5 per cento contro 38,5 per cento. Ma il dato più clamoroso sarebbe l’affiancamento tra il Pd e il Pdl, entrambi al 24,5 per cento, con una Lega cresciuta al 12,5 per cento. Se poi scendesse in campo Montezemolo, una cui lista vale almeno il 9 per cento dei voti, il Terzo Polo salirebbe immediatamente al 21 per cento.
Sorprese dall’ultimo sondaggio Swg, effettuato il 12 novembre interpellando un campione di mille italiani. Senza Montezemolo, il Terzo Polo avrebbe per traino Gianfranco Fini (all’8 per cento), poi Casini (5 per cento), quindi Raffaele Lombardo (1 per cento) e Francesco Rutelli (0,5 per cento).
Con dentro anche l’imprenditore, ci sarebbe un consistente rimescolamento di forze: l’ipotetica Lista Montezemolo sarebbe al 9 per cento, ‘rubando’ un 2 per cento ai compagni di avventura, un altro 2 per cento ai partiti maggiori e il resto, circa il 5 per cento, all’area del non-voto. Ed è quest’ultima, l’area della disaffezione e dello smarrimento, che cresce sempre più: al momento, il 49 per cento degli elettori dichiara di non avere alcuna fiducia né nella maggioranza né nell’opposizione.
‘A conferma di questa sfiducia di fondo nella politica – spiega il direttore di Swg Maurizio Pessato – c’è un 63 per cento degli italiani che ritiene l’Italia perdente nella sfida con l’innovazione; il 71 per cento pensa che la situazione economica non possa migliorare nel prossimo futuro; il 61 per cento si sente insicuro; il 68 per cento teme la mobilità sul lavoro’.
Né gli italiani credono più nel cosiddetto ‘uomo forte’: nel 1997 il 52 per cento dell’elettorato confidava in un leader carismatico, oggi appena il 26 per cento. ‘Ma il fenomeno è più vasto e tra l’altro neppure tutto italiano. Alla seconda legislatura che s’interrompe anticipatamente, è però chiaro perché l’opinione pubblica cerchi soluzioni altrove. Ovviamente nessuno può dire quale sarà il punto di caduta, questo è un semplice sondaggio d’opinione, ma possiamo dire che si ricercano con forza modi per uscire da quelle che appaiono sabbie mobili. Si affaccia quindi l’opportunità di una nuova forza che riarticoli l’arena elettorale e riapra il fare politica.
Si osserva che il potenziale è interessante e che l’accoglienza favorevole di nuovi protagonisti è elevata’. In questo trend va inquadrata l’ascesa di Nichi Vendola (6,5 per cento) e la crescita del Movimento Cinque Stelle che si rifà a Beppe Grillo (4,5 per cento)â€.















