L’opinione pubblica italiana appare divisa sull’opportunità dell’intervento militare in Libia. E' quanto risulta da un sondaggio effettuato dall'Istituto Demopolis per il programma Otto e Mezzo.
Se per il 45% Gheddafi andava fermato senza esitazioni per salvaguardare la popolazione civile, quasi un italiano su due ritiene invece che sarebbe stato preferibile utilizzare efficaci strumenti diplomatici e di embargo economico prima di intervenire.

La maggioranza assoluta dei cittadini sembra convinta che motivazioni primarie della guerra siano gli interessi economici, petrolio e gas in particolare, ma anche l’esigenza di una presenza politica strategica nella sponda Sud del Mediterraneo. Il 25% cita l’urgenza di porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani, mentre appena il 3% la volontà di instaurare una vera democrazia in Libia.

La percentuale di quanti condividono l’opzione militare si riduce al 39% in relazione alla scelta di una partecipazione diretta dell’Italia alla missione. L’opinione pubblica – secondo la ricerca di Demopolis diretta da Pietro Vento – appare divisa trasversalmente, prescindendo dall’orientamento ideologico e dalla collocazione politica.
Si rilevano, tra gli intervistati, molti dubbi sia tra i favorevoli sia tra i contrari, incrementati dalla estrema confusione della politica estera del nostro Paese. Gli italiani del resto non amano la guerra, per cultura e timore, ma pure nella convinzione che anche stavolta l’intervento militare, come in Iraq ed in Afghanistan, non risolverà il problema.
I due terzi degli intervistati appaiono convinti che, comunque vada, le conseguenze del conflitto per il nostro Paese saranno negative. Diffusi sono i timori in relazione ad un conflitto a poca distanza dalle nostre coste, che inevitabilmente, rispetto al passato, ci coinvolge di più per ragioni storiche e geopolitiche: fra i rischi immaginati, quasi i due terzi degli italiani, intervistati dall’Istituto Demopolis, evidenziano l’inevitabile incremento dei flussi migratori.
Il 53% evidenzia la perdita degli investimenti economici con riflessi sulla crisi energetica, il 44% il costo e la probabile lunga durata di una guerra a poca distanza dall’Italia. Il 31%, soprattutto al Sud, teme infine eventuali ritorsioni delle forze libiche.