06 ago. – Dopo il divorzio tra Fini e
Berlusconi
cambiano gli equilibri delle intenzioni di voto in Sicilia,
secondo il "barometro politico" dell'istituto Demopolis. Un
eventuale partito del presidente della Camera otterrebbe
nell'Isola intorno all'8%, il Pdl di Berlusconi si attesterebbe
al 32%, penalizzato sia dai timori dei siciliani per la crisi
sia dalla litigiosita' interna al partito, sia ancora da un
potenziale ampio astensionismo nell'ipotesi di elezioni
anticipate.
Il Pd si posizionerebbe al 22%, l'Idv al 5,5% e la
Sinistra al 3,5, l'Udc si manterrebbe stabile al 10% e l'Mpa
di Lombardo, con un bacino elettorale in continua mutazione,
viaggia sul 15%.

"La fotografia delle intenzioni di voto -afferma il
direttore di Demopolis, Pietro Vento- evidenzia oggi un quadro
piuttosto incerto, con il centro sinistra nel suo complesso al
31%, il Pdl al 32% e un ipotetico terzo polo di centro,
composto da quelle forze che si sono astenute sulla mozione di
sfiducia al sottosegretario Caliendo (Udc, Mpa, Api e Fini), al
33%. Con un ulteriore 4% suddiviso tra altri partiti minori,
che potrebbero perfino rivelarsi decisivi nel precario gioco
delle mutevoli alleanze e nell'attribuzione in Sicilia del
premio regionale di maggioranza al Senato".
E' stata condotta anche un rilevazione sulla fiducia (cosa
diversa dal consenso elettorale) dei siciliani nei principali
leader: Fini, con il 53%, supera di due punti Berlusconi che si
ferma al 51%, seguito da Casini col 47%, mentre sono piu'
distanziati Bersani (38%) e Di Pietro (37%).