13 mag. – di Biagio Marzo – Il fattore T ha tirato come un treno, per non far uscire dai binari della stabilità e della governabilità i paesi Ue, colpiti dal tornado E, con effetti sorprendenti sul governo e sul Presidente del consiglio soprattutto.
T sta a Tremonti come E sta a Economia. Una equazione che ha funzionato per evitare l’effetto domino.
Cosicché, il caso Grecia è stato blindato, per ora.
Secondo il sondaggio Crespi Ricerche, svolto tra il 7 e l’11 maggio, Silvio Berlusconi ha un gradimento del 55%,rispetto alle interviste del 5 maggio  che lo davano al 52%.

La differenza tra la prima e la seconda rilevazione è di tre punti.
Se il gradimento degli italiani cresce nei confronti del Governo e il Presidente del consiglio, quello del leader del principale partito di opposizione, Pier Luigi Bersani, scende dal 25% al 22% , con una differenza di tre punti in meno.
Altrettanto cala il consenso attorno allo schieramento di opposizione: dal 30% al 28% con 2 punti in meno.
Tutto sommato, è il numero 3, considerato nella proprietà matematica numero perfetto, benché non abbia nulla di perfetto, gioca a favore del governo e del suo premier e a sfavore dell’opposizione e del leader del Pd.

Questa è la novità in senso assoluto nella primavera nera, 2010.
Il comportamento della delegazione del governo italiano, a Bruxelles, è stato apprezzato dagli elettori, per il modo risoluto con cui ha imposto le sue scelte di fronte all’agire incerto di alcuni partner europei. L’hanno avuta vinta e gli italiani hanno premiato Berlusconi e il suo governo, mentre hanno punito il segretario Pd e lo schieramento di opposizione, che hanno preferito criticare l’azione di Berlusconi e di Tremonti, anziché dare loro, in un momento di grave crisi, un chiaro e forte endorsement.

Si badi bene che gli elogi del Presidente Napolitano, fatti al governo, “per come ha saputo fare la sua parte in Europa, sono serviti per far risalire la china al Governo e al suo Presidente.
Di fronte al rischio che anche l’Italia finisse nel caos finanziario greco, il Presidente Berlusconi e il Ministro Tremonti si sono battuti come leoni per fronteggiare la crisi sistemica che si è abbattuta sull’Eurozona.
Aiutando finanziariamente la Grecia, per non farla avvitare in una spirale pericolosa che avrebbe potuto innescare una reazione a catena: dal Portogallo passando dalla Spagna per arrivare all’Irlanda, il Premier e il Ministro hanno aiutato il loro Paese in particolare e l’Ue in generale.
Ironia della vita, per la prima volta, la crisi ha giocato a favore, e non contro, eppure, la maggioranza viveva nel timore che ci fosse un accerchiamento mediatico-giudiziario per colpire, definitivamente, Berlusconi e la sua squadra di governo e di partito. I segnali non mancavano per non stare allarmati.

Tant’è che i dirigenti del Pdl furono presi dal panico, preoccupati di trovarsi in una situazione simil romanzo “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. I casi erano tanti tali che si prevedeva una escalation, avendo colpito uno dopo l’altro: Bertolaso, Verdini, Bondi e Scajola, last, but not least.

Alla luce dei fatti di cronaca, non è che il pericolo è sparito, anzi, ma al momento delle interviste, gli italiani hanno voluto privilegiare la perfomance di Berlusconi e Tremonti.

Il che dimostra che agli italiani interessa di più la situazione economica che i fatti giudiziari, l’opposto di quello che accadde ai tempi di Tangentopoli che ci fu il consenso popolare a prescindere sull’operato del “partito dei Pm”.

Qual è il giudizio degli elettori sui singoli partiti di maggioranza e di opposizione? Nell’arco di tempo: dal 5 all’11 maggio, non ci sono grandi sconvolgimenti, o, meglio, ci sono oscillazioni di decimali di crescita e di calo.
Prendiamo, per esempio, i due partiti principali: il Pdl passa dal 33,4% al 34%, il Pd, invece, sta fermo al palo: al 25,8%. Nella medesima condizione sta SeL(3%) di Nichi Vendola, i Verdi di Bonelli(1%), Mpa di Lombardo(1,1%) e La Destra di Storace(1,8%).
Chi perde consenso (si fa per dire) sono: la Lega Nord: dal 14,6% al 14,5%, l’Udc: dal 6,5% al 6,3% e Rifondazione comunista – Comunisti italiani: dal 2,5% al 2,2%. Chi guadagna: la Lista Pannella – Bonino: dall’1,3% all’1,5% e l’Idv di Di Pietro: dal 7,8% all’8%.

Dunque, gli occhi degli elettori sono puntati sul governo e sul Presidente del consiglio, per come lavorarono e gestiscono la crisi economica, mentre sui partiti c’è, da parte loro, una sorta di distacco, per non dire d’indifferenza.

Insomma, non hanno appeal e gli italiani sanno che i giochi si fanno nel governo. Tutto il potere al governo. Leninisticamente parlando, tutto il potere ai soviet.
Biagio Marzo